ZHUANG ZI. (Ciuang ze).
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ACQUE D'AUTUNNO.
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1922. R. Carrabba Stampa, Lanciano.
1995. Fara Edizioni, Santarcangelo di Romagna.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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L'AUTORE.
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Il re Wei di Ch avendo sentito di lui, invi dei messaggeri con doni invitandolo a Ch affinch ricoprisse l'incarico di Primo ministro. Zhuang zi rise e rispose loro: "... Andatevene non mi corrompete... Preferisco la gioia della mia libera volont".
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Zhuang Zi  stato un filosofo e mistico cinese. Successivamente considerato tra i fondatori del Daoismo, per metonimia si indica con il suo nome anche il testo filosofico a lui attribuito. 
Il suo nome era Zhuang Zhou, il termine collegato alla prima parte del suo nome, zi,  significa "maestro". Quindi il nome con cui  conosciuto: Zhuang zi, maestro Zhuang. Forse nacque nel 369 a.C. e mor nel 286 a.C. 
Fu un maestro dalle vastissime conoscenze e un dotto letterato con doti non comuni, critico della scuola confuciana e di quella fondata da Mozi, non fu apprezzato dai suoi contemporanei, si neg qualsiasi carriera mondana e visse nell'oscurit seguendo solo la sua mente-cuore. 
Per trasmettere i suoi concetti, Zhuang Zi, utilizzava spesso degli aneddoti simili a storielle, affinch il messaggio fosse recepito meglio dall'ascoltatore. Egli pensava infatti che se avesse parlato direttamente delle sue intenzioni, gli studenti non le avrebbero mai accettate perch generalmente nessuno vuole sentirsi dare dei consigli su come vivere la propria vita. 
In generale, la filosofia di Zhuang zi  basata sul concetto della limitatezza della vita in confronto all'infinitezza della conoscenza. Usare il limitato per raggiungere l'illimitato, egli affermava, era impossibile.
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Comunione di nobili spiriti,
Il vero da gran tempo fu trovato,
L'antico vero abbraccia tu.
GTHE.
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PREFAZIONE. A CURA DI MARIO NOVARO.
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"Parole come acqua ch'ogni d empie il bicchiere, temperata e intonata alla Luce del Cielo, sono quelle che sgorgano naturalmente e servono per tutta la vita". Cos dice Ciuang ze delle parole sue proprie. Spontaneit, grazia semplice, profondit fluida, limpidezza in cui l'occhio penetra senza giungere in fondo.
Per delle parole come tali volentieri farebbe a meno: "trovassi un uomo che dimentica le parole per parlare con lui!". A chi si avvicina a Ciuang ze con i pregiudizi dei sistemi e delle tradizioni, e la presunzione del sapere, facilmente pu capitare come al filosofo Kung Sun Lung (in "La rana della fonte"), quando disse al principe Mau, amico di Ciuang ze: "le parole di Ciuang ze mi hanno sconcertato e sorpreso enormemente. Non so se egli non  capace di esprimere correttamente il suo pensiero, o se la mia intelligenza non pu seguirlo". - "Ciuang ze" risponde il principe, "ora pianta i suoi piedi nell'inferno, e ora si leva alle pi alte cime del cielo. Non conosce n sud n nord; si lancia liberamente in ogni direzione, e si perde in profondit insondabili. Parte dall'abisso pi oscuro e ritorna alla pi chiara intelligibilit".
Il pensiero suo  tutto una fioritura ed esemplificazione del pensiero di Lao ze suo gran maestro. Lao ze lo chiuse nel famoso Tao Te King che nonostante la oscurit propria e quella venutagli dai danni del tempo  bene lucido e intellegibile; sono poco pi di cinquemila parole, un'ottantina di brevi capitoli in versi; in essi nessuna parabola, nessun aneddoto: son puro pensiero, profondo come il cielo, pervaso da un contenuto ardore sperimentato e schiarito in una lunga vita oscura: una Via di vita di chi poggia nel mondo della realt con occhi chiari aperti e la passa sino alle profondit dove l'uomo che vi giunge  felice.
Cardine di questo mondo spirituale  il Tao, che originariamente significa Via (e dice a proposito Ciuang ze che Tao  una metafora), e viene a dire - per intenderci - Logo, il Logo di Eraclito, l'Uno, Dio, l'Uno di Parmenide, l'Uno o Dio di Bruno, il Dio di Gthe; e la dottrina di Dio.
Il Tao che pu essere calcato non  il Tao che dura e non muta. Il terreno che non si calca  quello che fa buono il terreno su che poggiamo: l'apparentemente inutile  il vero utile e buono. Il Tao  invisibile e immenso, sostegno e ragione di ogni cosa; a penetrare il suo mistero bisogna spogliarsi di ogni desiderio, altrimenti non se ne tocca che l'orlo. Pensiero che  la grande esperienza di Gthe - "chi ama rettamente Dio non deve richiedere che Dio lo riami" - nel contatto col suo primo con Spinoza, il maggiore avvenimento nella sua vita spirituale. Amare senza attendere ricambio:  principio fondamentale in Lao ze.
Tao  il mistero, e dove il mistero  pi profondo  la porta di ci che  pi sottile e meraviglioso. Le forme (idee platoniche) vengono dal Tao; ma chi pu dire la natura del Tao? Sfugge ai sensi, sfugge al pensiero; e in esso le forme durano. Com' ora fu una volta. Le cose per lui da lui nel loro brillante ammanto (la gthiana "viva veste di Dio") procedono in eterno. Tao veste ogni cosa e non presume di esserne il signore. Pu essere indicato nella pi vili cose (come in "Dov' il Tao" di Ciuang ze, che rammenta cos vivamente il Bruno dello Spaccio e della Cena), pu essere indicato nelle cose pi alte. In lui riposo, in lui pace. La musica fa fermare il passante; ma sebbene il Tao sembri insipido e inodoro, il suo uso  inesauribile. - Chi mi dice che  cos? Questo, cio questo Tao stesso che  in me (come nelle Upanisad l'Atman che  in Brama). La legge del Tao  essere ci che . Nel suo regolare corso e svolgimento non opera con particolare proposito, e non c' nulla ch'egli non faccia (nulla fa e fa tutto).
Lo sviluppo avviene attraverso i contrari; l'unit si esplica nell'armonia dei contrari:  il pensiero di Eraclito e di Bruno. Non c' mira n amore particolare. E il savio che ne segue la legge non si propone fini personali;  perci che pure i fini suoi particolari sono realizzati.
Il Tao vuole la semplice vita: la pi prossima al Cielo; la vita meccanizzata e della cultura non  la vera vita; la macchina meccanizza il cuore. Nella natura, nell'uomo, nel governo, l'azione del Tao  silenziosa e potente: conoscerla porta a grande capacit e tolleranza: d un carattere regale, divino - in questa divinit o conformit al Tao  la immortalit.
Nei tempi antichi il popolo non sapeva, non si accorgeva, di essere governato. Nell'et successiva conobbe i principi, li am li lod; nella successiva li odi. Nei tempi antichi l'opera dei reggitori di popoli era coronata di successo, e il popolo diceva "siamo noi stessi che ci siamo fatti quali siamo": - credeva averne egli il merito. L'opera dei reggitori non era ostentata; come quella del Tao, era invisibile: agivano senza agire, con semplice spontaneit, senza presumere, senza parere: il savio compie i suoi fini senza adoperarvisi. Quando il Tao, la spontanea semplice vita, cess di essere seguito, apparvero amore e giustizia (non spontanei, sorgenti dalla grazia, ma riflessi, voluti, sforzati, insinceri, ipocriti). Se sapessimo rinunciare alla nostra scienza e sapienza sarebbe molto meglio. Il Tao si trova nell'intimo di ognuno: basta cercarlo; (ma "gli uomini cercano ci che non sanno e non quello che sanno" scrive Ciuang ze). Se sapessimo rinunciare a amore e giustizia crescerebbe la giustizia e l'amore. Se sapessimo rinunziare alle costrizioni e al guadagno non ci sarebbero ladri n delinquenti. Le molte leggi fanno il disordine.
L'uomo sia come l'acqua che benefica ogni cosa occupando il posto pi infimo che gli uomini sfuggono: soffice vince il duro. Che i fiumi e il mare ricevono il tributo di tutte l'acque della valle viene dal loro essere pi bassi di questa:  cos che sono re di tutte l'acque. Il savio si fa umile e nasconde la sua persona: cos trovasi innanzi agli altri, n se n'accorgono e non ne sentono il peso. Fa il bene e senza rimerito si ritira nella oscurit. Gli uomini preferiscono essere il primo, egli solo elegge di essere l'ultimo; gli uomini amano ricchezze, egli povert. Non accumula e ha sovrabbondanza, pi d agli altri e pi possiede;  solitario e una moltitudine lo segue. Umilt, nonresistenza: - "agire senza lottare"  l'ultimo verso del Tao Te King.
Il savio  senza pretese, senza presunzione; parrebbe uno stupido, un folle; operando senza fine personale  come se non agisse: segue con grazia spontanea il Tao:  un fanciullo, ha tutta l'ingenuit del fanciullo. Il savio dice: "non far nulla, e il popolo sar da s trasformato". Chi conosce il Tao non ne parla; chi ne parla non lo conosce. Segue il corso naturale delle cose; sa che l'albero che le braccia non riescono ad abbracciare  cresciuto da piccolo seme, che l'alta torre s' elevata dal suolo, che il viaggio di mille miglia comincia con un passo. Impara ci che gli altri non imparano, e si rivolge a ci che la moltitudine ha lasciato addietro.
Le mie parole, dice Lao ze, sono facili da apprendere, facili da mettere in pratica; ma non c' nessuno nel mondo capace di apprenderle, capace di metterle in pratica. Sono i pochi quelli che mi conoscono. I pi mi deridono. Se il Tao non fosse deriso non sarebbe il Tao.  cos che il savio porta rozzi panni, e ha nel cuore il sigillo di giada, il suo tesoro.
Conoscere e credere di non conoscere  la cima; non conoscere e credere di conoscere  il male. Chi pone la sua ragione nel Tao ha vita eterna: si contenta della sua sorte ed  inattaccabile (dalle cose e dagli eventi): non c' in lui luogo mortale (dove la morte possa entrare).
Verso i buoni sono buono; verso i malvagi sono buono; cos tutti si avviano al bene. Verso chi  sincero sono sincero; verso chi non  sincero io sono sincero; cos tutti si avviano alla sincerit. Il savio  indifferente a tutto, ama senza amore (senza amore particolare interessato, sforzato), e tratta tutto come suoi figli.
 il pensiero, l'insegnamento di Lao ze che Ciuang ze svolge ampiamente con aforismi allegorie immagini, vestendolo di poesia con ricchezza di fantasia e sentimento. Non che la poesia manchi nel Tao Te King: ma  poesia contenuta, come di polla cupa sorgente; la vena di Ciuang ze oltre questo buiore lucido e fondo spumeggia in rivoli e spruzzi iridati. La sua pronta fantasia crea figure strane significative, dove la grazia, l'ironia il sarcasmo danno risalto al pensiero, e ne rendono tangibili i moti pi astrusi e profondi. Con leggerezza mai sorpassata egli tocca le pi alte cime del pensiero filosofico e religioso.
Il Tao che  l'Uno, il Tao soggetto che  il Tao oggetto, l'Io che  il Non-io (l'Atman che  il Brama)  mostrato e fatto raggiungere con trapassi di estrema finezza che solo un ignaro potrebbe scambiare per vuote parole. Non  Ciuang ze che cerchi le vuote parole; e se egli sopprime i passaggi o fa a meno di un lungo apparato e sviluppo,  questo un suo precipuo carattere e merito che ha appreso dal suo maestro; non usa termini tecnici, non delinea un chiuso sistema. Di questo c' anche una particolare ragione ch'egli non cela ma mette bene in vista. Senza indugiarsi in numerosi trapassi che diano la illusione di un senza balzi ragionato e spiegato sviluppo, egli di botto, pur nell'uno, vede il vario irriducibile, e vi pianta il suo piede e il suo occhio. Infine, perch  cos?  cos perch  cos. Il mistero  sempre qui accanto, qui prossimo; e non vale occultarlo sotto speciose serie di sviluppi. Non ha un rigido sistema, e libero scandaglia le profondit, e apre meraviglie di dubbi e speranze (concorde con Eraclito: - aspetta l'uomo dopo morte ci ch'egli non immagina n spera); n l'ossatura dell'esistenza pu essere tocca dal suo pensiero. La pi perspicua profondit meditata ma fatta spontanea evidenza.
Senza pompa sacerdotale n riti n formule, senza polvere di scuole e di scritture; ch anzi propriamente la dottrina  intrasmissibile - come in "Feci o parole degli antichi savi" -; deve nascere nel cuore come per grazia; senza meccanismo di ripetuti Om! O stucchevoli tiritere indiane. Cos alla buona, con parole come acqua, leggero come un uccello o come un fanciullo - o come l'Etere Originario in "Ritorno alla radice", che saltella a diporto battendosi le natiche, nell'Uno si sprofonda; ma sa che ne vede quanto nulla, e solo con la fede e la grazie vi trova riposo e letizia. Sicuro com' che gli indizi del vero trovano nell'Uno il loro sperato compimento.
L'Uno, la identit del soggetto e dell'oggetto, del pensiero e dell'essere al di l della comune esperienza,  la medesima che trovarono Eraclito e Parmenide; trovarono i poetifilosofi delle Upanisad; conobbe Bruno (e per Bruno Gthe; le pi importanti poesie del ciclo "Dio e mondo" derivano nelle parole, nelle idee, nel sentimento da Bruno; a Bruno Gthe venne nella giovinezza, torn nella virilit e ritorn nella vecchiaia);  in fondo alla analisi kantiana. Ma quale stile impacciato nei Bramani, quanto peso di scuola e di rito! Tuttavia certe espressioni sono affatto identiche, in un modo che sorprende: dice la Upanisad Ica: "in tutto  dentro; di tutto  fuori: dov' la pena per chi cos vede l'Uno?"; e la Kena: "Solo chi lo conosce non lo conosce", che paiono le proprie parole di Lao ze. E altrove: "Questo Atman (=Brama)  silenzio".
Anche la malcompresa teoria del Farnulla di Lao ze ha riscontro nelle Upanisad: nel Canto Divino dice Krisna a Argiuna: "L'attivit  necessaria, ma senza interesse e con indifferenza quanto al frutto (senza desiderio, senza proporsi il frutto) dell'azione"; e anche: "Che  azione, che  inazione? Chi nell'azione vede l'inazione e nell'inazione l'azione  saggio fra gli uomini" (perch agisce senza attaccamento).  l'identico intendimento di Lao ze col suo farnulla.
Farnulla ha un senso metaforico come il Tao,  azione nella grazia; nella semplicit del fanciullo; spontanea e senza scopo esteriore, ossia senza proposito personale; del tutto libera, non imposta dall'esterno: come quella della natura e del cielo. L'uomo secondo il farnulla ha per dei compiti, e li raggiunge operando senza deliberato proposito, senza egoistici motivi. Il farnulla  esemplificato da Lao ze nell'azione dell'acqua contro le rocce, nell'azione del cielo e della terra che pure fanno tutto, azione che opera senza farsi vedere, paragonabile all'insegnamento senza parole. Il pi morbido vince il duro, egli dice: conosco in questo l'opportunit del farnulla.
Non c' per piena medesimezza fra il Tao e il pensiero vedanta - tanto meno fra il Tao e quello buddistico -, oltre la detta unit dell'io con Brama. Nel pensiero indiano la illusione del mondo  radicalmente illusione dalla quale l'uomo intende sfuggire con un finale assorbimento nell'Uno; il Tao non  una condanna della esistenza; nel Tao l'esistenza mondana  un anello in quell'Uno che la lega all'anello della morte, e l'uomo accetta la vita come  pronto ad accettare la morte non sapendo quale sia il meglio, n quali altri anelli possano seguire.
La risonanza potente e netta che hanno le parole di Eraclito riecheggia in quelle di Lao ze, suo contemporaneo un po' anziano, e in Ciuang ze: la medesima semplicit e universalit grandiosa: anche per i due taoisti vale il detto di Eraclito: "oscura tenebra vi regna; ma se uno iniziato ti introduce, vi si fa chiaro come di pieno giorno".
 strano come il pensiero greco abbia altri precisi riscontri, pur senza diretto o mediato contatto, col pensiero cinese. Nei sofisti cinesi ritroviamo i sofismi greci; i tropi profondi degli eleati sono ripetuti con le medesime identiche parole: per es. "la freccia volante  ferma".
La mania del sapere di parata, la ressa dietro i sofisti  la stessa che in Grecia. Li ritrae con evidenza Ciuang ze in "La guardia agli interessi dei gran ladri". Cos i sofisti andavano in folla a trovare il nuovo venuto Protagora, quale lo vediamo in Platone con sguito di un'accolta di gente ch'egli nuovo Orfeo da ogni paese si strascina dietro. Gonfio come Protagora era pure l'amico di Ciuang ze Hui ze; diceva: "chi m'uguaglia?". Nella ostinazione delle dispute era una zanzara, un tafano. I suoi libri avrebbero riempiti cinque carri. Per sottile appunto come gli eleati senza avere la seriet di quelli; ne ripeteva i famosi tropi e particolarmente quelli di Zenone circa il moto e lo spazio, come  detto nell'ultimo, trentatreesimo capitolo, probabilmente spurio, di Ciuang ze, (l'ultimo dei capitoli esistenti, perch pare che in origine fossero 52).
Il pensiero umano si ripete, si ripete e ricongiunge nelle cose pi fonde e nelle frivole. Ma le pi profonde rari sono a toccarle. Onde maggiore meraviglia ci sorprende se a millenni di distanza le ignorate parole di Ciuang ze vengono ridette identiche da Gthe. "Ricerca lo scrutabile, e venera l'imperscrutabile"  la pi alta sapienza gthiana.  quello che dice Ciuang ze: "La conoscenza che si ferma ai confini dell'inconoscibile  la pi alta" (in "Ai confini dell'inconoscibile"). "Chi si ferma dove la conoscenza non arriva, quegli giunge alla perfezione" ("Alla scuola di Lao ze"). "Il savio tiene chiuse le labbra e pacato venera" ("Vita e sogno"). Ciuang ze con uno dei tratti che lo avvicinano alla parola cristiana e compie il ricordato pensiero di Gthe, aggiunge (in "Fino alla liberazione"): "Con ci che non  dubbio vogliamo sciogliere il dubbio fino alla liberazione da ogni dubbio". Nutre la sua conoscenza con fede verso ci che non conosce; e sa che ci che fa la nostra vita un bene fa pure un bene la nostra morte ("Il grande Padre e Maestro"). Le quali ultime parole trovano pure riscontro in Gthe dove disse: "La natura  buona; mi ha posto al mondo: mi condurr anche oltre".
Ciuang ze dichiara che dei suoi pensieri nove su dieci sono metafore ossia allegorie, parabole: - e infatti il suo dire  tutto un succedersi di aneddoti simbolici, dove personaggi storici entrano in gran libert insieme ad altre creature mitiche-leggendarie, e altre del tutto fantastiche da lui create. Gli stessi personaggi storici egli tratta secondo il bisogno a suo modo ed arbitrio, senza guardarsi da contraddizioni da uno ad altro aneddoto, usando quella padronale libert che Gthe venerava in Shakespeare. I primi leggendari-storici re Yao e Scin di cui narr Confucio (con Yao - 2300 a.C. - comincia il libro delle Origini) ora sono i savi perfetti; ora sono i primi iniziatori della corruzione che viene dalla cultura abbandonando la spontanea semplicit primitiva per regolare e disciplinare il consorzio umano con esterne coercizioni.
 una metafora il Tao, una metafora il farnulla; metafore sono le doti dei perfetti. Chi interpreta alla lettera  fuori strada: metafore e allegorie agevolano la intelligenza; ma quando il pensiero  inteso la metafora ha servito al suo scopo, e s'ha da abbandonare per il puro pensiero simboleggiato. I discepoli per hanno la mente ristretta, e spesso non vedono oltre le parole:  cos che allora Ciuang ze si ride egli stesso della allegoria sua (ma ride pure della corta mente dei discepoli) e la abbandona passando al senso proprio non figurato (come in "L'oca che non sa schiamazzare").
Qualcuno degli aneddoti  preso da altri, con lievi ritocchi. Parecchi (Al mattino tre, Il barcaiolo, Il vecchio della cascata, Ammaestramento del gallo lottatore) paiono tolti da Lia ze, scrittore vissuto forse intermedio fra Lao ze e Ciuang ze; se pure Lia ze ne  l'autore, poich  dubbio, se i passi che si trovano anche nel suo libro siano suoi ovvero presi da Ciuang ze o da altri, e intercalativi posteriormente. Parole di vecchia tradizione ricorrono in tutti e due gli scrittori, e per es. echi e parole dell'Yin Fu King, raccolta di aforismi, pensieri dell'antica sapienza arditi e sorprendenti.
Uno dei personaggi leggendari che compare pi spesso  l'Imperatore della terra gialla (Huang Ti, del 2700 a.C.; a Huang Ti  riferito da Lia ze un capitolo, il sesto, del Tao Te king).  introdotto da Ciuang ze quale ricercatore del Tao; ma anche, come Yao e Scin, rimproverato per aver interrotto lo stato della perfetta unit e semplicit. Un Beethoven potrebbe mettere in note la musica che Ciuang ze gli fa sonare e spiegare con tanta ispirata potenza.
Altro personaggio che sebbene secondario compare frequente  il filosofo sofista Hui ze, sottile dialettico, suo amico intimo col quale gli  caro discorrere; e morto lo rimpiange; perch, sebbene ostinato nei sofismi, ha intelligenza fine e forte. Ciuang ze per non si imbarca in dispute e taglia il dibattito: "Voi," gli dice, troncando il discorso perch l'altro non vuol capire, "riducete a cosa esterna il vostro spirito, e balbettate le vostre sottigliezze" (Il Pane del Cielo). Platone e Socrate disputano e prendono del sofista; Ciuang ze lo domina e lascia del tutto da parte restando immune. - Con Hui ze passeggia sul ponte dell'Hao e gode osservando i pesci che guizzano fuori dell'acqua e giocano. (La contentezza dei pesci). Ma quando Hui ze, diventato capo dei ministri dei re di Wei pare gloriarsi o temere per gelosia l'amico, egli con cruda ironia lo schernisce facendosi fenice che sdegnosa vola nell'alto e beve alle pi pure sorgenti, lasciando un non invidiato putrido sorcio in bocca alla civetta Hui ze, che alla vista della fenice grida sbigottita per timore glielo voglia rubare. (La civetta e la fenice).
Ma le due figure pi frequenti e importanti sono Lao ze e Confucio. Lao ze spiega il Tao e per lo pi insegna pure a Confucio: egli appare quale lo conosciamo dal Tao Te King; un appunto gli muove Ciuang ze: che abbia ispirato troppo amore ai suoi discepoli, come si vede nel compianto che ne fanno alla sua morte (La morte di Lao ze): "Per attaccarli cos a s bisogna ch'egli abbia detto parole che non doveva dire e pianto lagrime che non doveva piangere".
Confucio  la persona storica che conosciamo dai suoi libri e Dialoghi, ma deformata o adattata secondo l'occorrenza. Ora serve per sfogo della critica di Ciuang ze che la condisce di ironia e sarcasmo; e ora  un convertito di Lao ze che insegna devotamente il Tao. In un passo Ciuang ze, a colloquio con Hui ze, dice che Confucio nel sessantesimo anno mut; quello che aveva prima tenuto per giusto tenne alla fine per falso. "Confucio con fermo proposito attendeva ad acquistare scienza" osserva Hui ze. E Ciuang ze replica: "Confucio ripudi questo proposito, ma non ne fece mai parola".
Ciuang ze non tace e non ha riguardo:  senza piet per l'uomo che la storia posteriore ha consacrato a tipo ideale caratteristico del cinese. Ma la sua critica acerba  giustificata. Il Confucio che egli sgrida  il Confucio autentico che vediamo particolarmente nei confuciani Dialoghi, nella Grande Dottrina e nell'Invariabile Mezzo.
Il gran merito di Confucio  stato di aver raccolte le tradizioni e la poesia cinesi; e creato con ci monumenti che hanno unificato bens, ma anche fissato lo spirito della Cina. Egli lo dice: "Trasmetto e non creo nulla di nuovo: con fiducia e affetto mi attacco agli antichi". Stare nell'Invariabile Mezzo  principio e fine del suo insegnamento. Ha avuto un ideale terra terra di onest, e di rispetto alle tradizioni, rispetto agli antichi riti cerimonie e consuetudini. Ha predicato giustizia e amore, ma con pacato buonsenso e ragionamento. Il popolo cinese via via lo ha pi e pi riconosciuto e venerato quale suo plasmatore; e il formalismo e il rito, l'ossequio alle tradizioni ha legato il suo spirito togliendogli i grandi orizzonti, la grande libert la originalit e individualit: la vita pi intima che i pi nobili spiriti isolatamente ricercarono in Lao ze e Ciuang ze; senza che questi creassero un movimento che avesse vita pi lunga di qualche secolo. Infatti il puro taoismo fu presto corrotto e degrad in religione volgare magica di salute, e alchimia mirante al prolungamento della vita e alla produzione artificiale dell'oro. Rifior col rifiorire splendido della cultura e poesia cinese nell'epoca gloriosa dei Tang (600-900 d.C.). Il pi grande poeta dei cinesi, Li Tai Po, i cui canti dopo oltre mill'anni sono sulla bocca di tutti, e altri con lui (Fu I, Ciang Cien, Se Kung Tu) tornarono a Lao ze e Ciuang ze.
Lao ze e Ciuang ze ebbero e hanno templi, e furono santificati; nel 742 gli scritti di Ciuang ze proclamati libro canonico; ma lo spirito di Lao ze rimase estraneo in Cina, per quanto profondamente e universalmente venerato.
 cosa anche oggi ammessa nella tradizione che Confucio ebbe un colloquio con Lao ze: che ne cadde in ammirazione profonda, ma che tanto erano alte le parole del Maestro che egli non pot comprenderle. Che il colloquio tra i due uomini pi rappresentativi della cultura cinese abbia avuto luogo - nell'anno 517 prima di Cristo -,  attestato dallo storico Se Ma Tsien (morto nell'86 d.C.); ma probabilmente  una leggenda, sebbene il fatto sia possibilissimo: Lao ze avrebbe avuto 87 anni e Confucio 34. Comunque i colloqui dei due grandi uomini in Ciuang ze rispondono alla tradizione, e allo spirito della realt. E in Se Ma Tsien Confucio  trattato da Lao ze con la stessa severit con cui lo tratta in Ciuang ze, e quasi con le identiche parole. "Gli uomini di cui tu parli" dice Lao ze a Confucio secondo lo storico, "sono con le loro ossa da moltissimi anni morti e marciti". Confucio riferisce poi ai suoi discepoli dicendo: "Ho visto Lao ze:  pari al drago che sale al Cielo, e non lo comprendo".
Che il Confucio di Ciuang ze risponde a quello vero lo vediamo nei Dialoghi e dagli altri libri canonici. Fin da fanciullo ebbe la passione dei riti e la passione storico-antiquaria. Tutto  cerimonia e rito. Egli ha le norme per un contegno verso il principe, un contegno verso i superiori, un contegno verso gli inferiori. Misura tutto: "i gradi di affezione verso i parenti, e i gradi di reverenza verso i savi sono determinati dalle leggi delle relazioni". Forme, cerimonie, urbanit, irretiscono il mondo spirituale di Confucio. Nei Dialoghi gli viene chiesto: "Cosa aggiungono le cerimonie alla virt? non sono inutili?" - Risponde: "Togliete l'ornamento esteriore, e il savio non si distinguer dall'uomo del volgo". - Dice: "La virt dell'uomo perfetto si eleva sopra la terra e giunge al cielo. Nella sua immensit abbraccia le trecento leggi della morale e le tremila regole della urbanit. Quando sorger un uomo veramente perfetto egli compier tutte queste cose". "La piet filiale consiste nel seguire le prescrizioni".
Sono, nei Dialoghi, riferiti a lui tanti detti insignificanti e banali, tante piccole sciocchezze circa il suo vestire e il suo comportarsi davanti al principe, a tavola, a letto, in occasione di digiuno di lutto di mangiare bere sedere. Non sedeva se la stuoia non era collocata secondo le prescritte regole. Non mangiava se la vivanda non era in regola tagliata. La camicia da notte doveva avere una volta e mezza la lunghezza del suo corpo. In vettura non mostrava a dito; vi saliva ritto della persona, tirandosi su con l'aiuto del cordone che vi era fisso a questo scopo. Introducendo gli ospiti al principe di Lu faceva rapidi passi tenendo le mani giunte e le braccia un poco tese come le ali di un uccello, mentre la tonaca dinanzi e dietro restava composta. Vedeva in lutto un uomo, anche un amico intimo, per cerimonia prendeva un'aria di compassione. "Osservare il meglio possibile tutte le prescrizioni del lutto - uno dei quattro meriti principali ch'egli con sforzo compie".  ben giusto che in Ciuang ze ("Chi pu salire in cielo") Confucio confessi di essere stato uno stupido a mandare un suo scolaro per le cerimonie del funerale di un savio della risma di Lao ze, di "uomini che non osservano le regole, che cantano nella presenza del cadavere senza dimostrazione di cordoglio". Gli fa dire Ciuang ze: "Camminano al di l delle regole. Io cammino dentro le regole. Come potrebbero curarsi delle cerimonie del mondo per far piacere agli occhi e agli orecchi della gente?". - "Ma perch vi attenete alle regole?" - " una condanna del Cielo", risponde Confucio. Viene in mente un passo di Lia ze: "Chiss perch il Cielo odia una persona?".
A proposito dei quattro meriti suoi principali ch'egli "compie con sforzo" come  detto nel passo dei Dialoghi sopra citato,  proprio qui che vede Ciuang ze la condanna del cielo: la mancanza della grazia. (In "Confucio visita Lao ze") "Amare tutti! non  stravagante? Con queste parole voi dimostrate la vostra inferiorit. Considerare il disinteresse come dovere questo appunto dimostra che si  interessati". - "Chi con sforzo intende giungere alla perfezione si affatica per ci che nessuno sforzo pu conseguire ("Alla scuola di Lao ze"). - "Amore professato nulla compie ("Ai confini dell'inconoscibile"). Il perfetto non sa di esserlo". Il Tao vuole autonomia, grazia, ma non imperativi. La "perla smarrita" (il Tao perduto)  ritrovato solo da Senzamta (da chi s'abbandona alla grazia).
E all'opposto, ancora nei Dialoghi: - "Ze Ciang interrog Confucio circa gli uomini buoni per natura e senza studio. Rispose: "non camminano sulle orme dei savi e non penetreranno nel santuario della saviezza".
Pure, fra il mare della trivialit e delle regole, qualche raro detto luminoso, quasi straniero nel resto, si trova in Confucio, e lo farebbe consorte in quel Tao che Ciuang ze gli fa a suo talento imparare e insegnare. "La vera perfezione",  scritto nell'Invariabile Mezzo, "non si mostra e risplende; non muove e trasforma, non opera e compie". "La vera perfezione  la Via del Cielo,  la legge naturale che il Cielo ha messo nel cuore dell'uomo. Chi  naturalmente perfetto segue la via senza sforzo, senza pensiero". E ancora: "La virt del savio ama stare nascosta, e il suo splendore cresce di giorno in giorno. Il savio veglia su di s, e tutto l'impero  in pace. La virt  leggera come una piuma. L'azione del Cielo non si vede n odora". E pure nel senso perfettamente taoistico, tanto che paiono parole di Lao ze,  scritto nei Dialoghi: "Il Maestro disse: - Io non vorrei pi parlare -. Maestro, disse ze Kung, se voi non parlate, quali insegnamenti trasmetteranno i vostri discepoli ai posteri? - Disse il Maestro: - Forse che il Cielo parla? Le quattro stagioni seguono il loro corso, e tutti gli esseri ricevono la loro esistenza". Trovano del resto spiegazione nella tradizione pi antica. Sia il taoismo che il confucianesimo hanno una origine assai pi remota dei loro primi maestri. Lao ze e Confucio rappresentano una pi vecchia tradizione cinese, alla quale anche Lao ze spesso si richiama. Si direbbe che se ne sono divisi i rami confusi: il rivo di Lao ze resta puro e pare tutto suo e fuso in forte unitiva originalit; quello di Confucio conserva il carattere di tradizione e porta frammisto qualche elemento taoistico. Cos nello Sci King o Libro delle Odi, se ne vedono commiste le tracce; e per es. nel capitolo ultimo e conchiusivo dell'Invariabile Mezzo tutti gli elementi taoistici sono riferiti e derivati appunto dallo Sci King.
Di Confucio si hanno notizie precise e molte. La vita di Lao ze  circondata di mistero e ombra. Quella di Ciuang ze ha poca luce di pi. Come forse Lao ze, egli ebbe qualche tempo un modesto impiego in un archivio; ma il pi degli anni lo pass libero in povert ("povert, non miseria!" in "Ciuang ze e il re di We"), ricavando modesto guadagno dai suoi discepoli. Lo vediamo con sarcasmo beffarsi di contenti leccapiedi (lecca qualcosa di peggio) che vantano sfoggi di carrozze e ricchezze dovuti a favori di principi. Passeggia, pesca, contempla, pago nei suoi logori panni e nelle scarpe slabbrate che legaccioli tengono insieme.  un amico reale, il principe di Mau, che lo comprende (La rana della fonte), ma egli non ne ricerca profitto. Ai messi del re We, (Ciuang ze e la tartaruga) che lo trovano a pescare, venuti a offrirgli la carica di ministro, risponde che ama meglio come la tartaruga dimenare liberamente la sua coda nel fango. Anche lo storico Se Ma Tsien ricorda l'offerta del re We di Ci e i ricchi doni che l'accompagnarono. Alla morte della moglie siede accanto al cadavere e canta. Per la morte sua ("La morte di Ciuang ze") cielo e terra saranno la bara; sole e luna i suoi tondi simboli di giada; le stelle e costellazioni le sue perle e i suoi gioielli; e tutto il creato assister. Non  un funerale completo? Restare sopra, esser messo sottoterra  indifferente: sopra lo mangeranno corvi e nibbi, sotto i grillitalpa e le formiche. Sia come si vuole; non intende egli di mostrare parzialit.
Ciuang ze, come porta l'indole della lingua cinese,  estremamente conciso (pur meno d'assai di Lao ze): bisogna stare attenti nella lettura a cogliere i trapassi, la opposizione di membri, tutto quanto del pensiero  - per naturale amore di libert e poesia - taciuto. Lo scheletro e le molle nel discorso restano nascosti: chi legge deve lavorare e ricreare - se no non intende. La libert e arditezza  qui senza confronto maggiore che presso i greci. E male rendono l'originale le zeppe che i traduttori aggiungono, sempre paurosi di non rendere il pensiero abbastanza liscio e facile, sicuro; mentre ne sciupano uno dei pregi singolari. Questo vale del resto anche per tutta la meravigliosa lirica cinese, la cui popolarit salva la fama dello spirito di quel popolo immenso. E cos sono un orrore certe versioni dalla consorella lirica giapponese, dove ben pi sono le zeppe che il puro originale. Per un esempio, in "Alla scuola di Lao ze" Nang Yung Ci parte e arriva al paese di Lao ze con provvisioni prese con s per il viaggio: lo guarda severo Lao ze e dice: "Perch tanti attendenti?" Gli attendenti sono le provvisioni; non capisce Nan Yung Ci che si volge indietro come per dire: - dove sono? -; ma deve capire il lettore senza che espressamente sia detto. Cos in "Il gran Padre e Maestro", dove  detto - Alla morte li seppellivano - si deve intendere: con semplicit, senza cerimonie di funerali.
Come nella poesia cinese, accade in Ciuang ze che la parola si ferma e il senso procede oltre. E talvolta il silenzio che segue  pi significativo - non senza merito dell'Autore, perch  un silenzio fatto eloquente dalla suggestione dall'autore svegliata. Ciuang ze ha osservato ("Mistero") l'uccellino chiudere il becco e cessare il canto, mentre un eco interminabile ne resta fuori, e dentro di lui un profondo che non trova nota che lo esprima.
Col Tao Te King l'opera di Ciuang ze  il maggior contributo della Cina alla vita spirituale dell'umanit. Non c' pensiero cos originale e ardito in tutta la storia della Cina. Questo filosofopoeta  antico e  moderno quanto un moderno; dopo oltre venti secoli  il filosofo di oggi come di ieri, e un grandissimo poeta sempre vivo. Al suo contatto i pi nobili spiriti fanno eco in noi alle sue parole: ora Shakespeare ("Ciuang ze e il teschio"), ora Platone e Plotino o Bruno, Rousseau, Tolstoi e il suo pi divino maestro (i passi che ricordano il vangelo sia nel Tao Te King sia in Ciuang ze sono molti), o Ruskin (La gru e il tao) o altri. La sua mente  aperta come lo spazio ("Nella luce del Tao"), onde nel mondo nostro d'oggi dagli abissi di sistemi di atomi, dai miliardi di stelle, dai milioni o miliardi di vie lattee e sistemi stellari, egli si ritroverebbe pi che Aristotele nei suoi inscatolati cieli. E del pari  aperto il suo cuore: "Voler riconoscere il giusto e non l'ingiusto, l'ordine e non il disordine" dice nella "Luce del Tao", "mostra difetto di cognizione". E nella persona di Po Ku ("Delinquenti") vuole andare ad abbracciare i cadaveri dei giustiziati: chiamerebbe il Cielo piangendo la loro sorte: "o figli, o figli, il mondo  pieno di miserie, e voi per primi avete avuto a soffrirne".
MARIO NOVARO
Oneglia, 28 Aprile 1921.
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NOTA.
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Degli scritti di Ciuang ze esistono queste versioni: F.H. BALFOUR, Shanghai 1881, The Divine Classic of Nan-hua being the Works of Chuang Tsze Taoist Philosopher. - H.A. GILES, London 1889, Chuang Tz, Mystic, Moralist and Social Reformer. - J. LEGGE, Oxford 1891, The Texts of Taoism (nella collezione The Sacred Books of the East) 2 voll. - C. DE HARLEZ, Paris 1891, Textes Taoistes. - M. BUBER, Leipzig 1921, 4.a ediz., Reden u. Gleichnisse des Tschuang-tse, Deutsche Auswahl. - R. WILHELM, Jena 1920, 2.a ediz. Dschuang Dsi, Das Wahre Buch vom sdlichen Bltenland. -
Ignaro del cinese, mi  parso opportuno riparare alla mancanza di una originale versione italiana curando questa scelta che ho condotto sulle versioni di Legge, Giles e Wilhelm raffrontandole minutamente. Anzi quanto al Giles che, esaurito, non mi  stato possibile trovare, me ne sono valso solo dentro i limiti della parziale traduzione che dall'inglese ne ha fatta il Buber con Reden u. Gleichnisse. Le tre versioni concordano quasi sempre del tutto:  questa anche una prova della loro bont e fedelt all'originale. Il Giles mostra pi fine intuito, pi viva penetrazione del pensiero di Ciuang ze, e lo rende con maggior sentimento; ma qualche volta  vago, e qualche rara volta ha frainteso. L'opera del Legge di traduttore dei sacri libri cinesi  stimata dal Giles medesimo un monumento che fa onore alla filologia inglese; e il Grube lo nomina accanto allo Julien come uno dei due maggiori sinologi del secolo scorso. La versione del Legge ha il vantaggio di essere la pi scrupolosa e attaccata alla lettera dell'originale. Egli ha per una comprensione limitata del pensiero di Ciuang ze, e cpita non troppo di rado che non lo comprenda e traduca quindi meccanicamente, anche se il senso del pensiero non  reso. La mente del Legge era troppo ristrettamente anglicana. Ma la sua fedelt scrupolosa fa s che egli metta fra parentesi quasi tutte quelle aggiunte o zeppe che egli appone al testo per renderlo a suo giudizio pi perspicuo: cosicch fortunatamente riesce pi agevole, con la soppressione di esse, indovinare il vero senso dell'originale. - La versione del Wilhelm, anch'essa molto pregevole, s' giovata grandemente di quelle del Giles e del Legge. E il Wilhelm ha inoltre avuto la fortuna (che Legge rimpiange non aver incontrata) di poter consultare un cinese ottimo intenditore di Ciuang ze. Ma egli modernizza un po' troppo l'originale con fraseologia tecnico-filosofica: e sopprime qualche particolare prettamente cinese per adattare meglio il testo all'uso europeo, mentre gli toglie il suo schietto sapore, sostituendo il generico al particolare. Qualche rarissima volta ha tradotto ad arbitrio; qualche altra non ha inteso il testo, avendo perduto di mira il senso del passo. Cos credo errata la sua interpretazione circa una lode a Confucio che mi pare, conforme al Legge, non esistere n potere esistere nel libro XXVII, 2. Il Wilhelm ha tralasciato i libri XXVIII-XXXI, che secondo la meschina, indegna iscrizione di Su Sci (l'indimenticabile poeta della gita alla Parete Rossa l'autunno del 1081) nel tempio di Ciuang ze, nell'anno 1078, dovrebbero essere spurii. Non paiono in tutto tali. E piuttosto mi sembra certamente spurio il libro XXXIII, sebbene molto interessante come documento. Pertanto per la versione di "Il vecchio pescatore", del libro XXXI, ho avuto dinanzi soltanto il testo quale  nel Legge. Ma ho del resto quasi completamente evitato i passi sulla cui genuinit esistono dubbi. - La versione del De Harlez  una raccolta di passi scelti e ordinati per rendere il pensiero filosofico di Ciuang ze, fatta senza amore, senza gusto, senza comprensione.
Il libro di Ciuang ze, dopo la sua consacrazione nel 742, fu detto per ordine imperiale Nan Hoa King, cio il Libro canonico del Paese fiorito del Sud. Ho dato a questa scelta il nome di "Acque d'autunno" che  quello di uno dei pi famosi capitoli, il XVII (da "La vista del gran mare" a "La contentezza dei pesci" in questo volume). Autore di "Acque d'autunno" fu pure un nome dato a Ciuang ze. Ho scritto Ciuang ze (con zeta forte) secondo la nostra pronunzia.
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L'uccello Pong e la Quaglia.
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Nel nudo e sterile settentrione  un uccello che si chiama Pong; il suo dorso pare il monte Tai, le sue ali nuvole che pendano dal cielo. In un turbine sale a gran ruote per cento mila miglia fin dove terminano aria e nuvole, e sul suo dorso  solo il blu-nero del cielo. Allora volge il suo volo al sud verso l'oceano.
Dalla sponda di un padule una quaglia rise di lui e disse: "O dove vuoi andare? Io frullo su e fatto appena qualche metro torno gi fra i cespugli nella macchia: e questa  la perfezione del volo. Ma quella creatura dove vuole andare?"
 Grandi parole del matto di Ci
Kien Vu chiam Lien Sci e disse: "Ho udito Tsie Y dire parole grandi ma senza riscontro. Proferite che erano, erano perdute. Ne ebbi spavento; erano come la via lattea senza principio n fine. Erano sciolte, lontane da ogni condizione umana".
"Quali parole?" chiese Lien Sci.
"Diceva che lontano sui monti di Ku Sci abitano degli spiriti felici. Hanno il corpo liscio come ghiaccio, bianco come neve; sono fini e delicati come vergini; non vivono di grano, mangiano il vento e bevono la rugiada, montano sulle nuvole e sul vento; cavalcano i draghi volanti e vagabondano felici di l dal mondo. Che il loro spirito  cos concentrato che possono salvare le creature dal contagio e dalle malattie, e portare a sicura maturit i raccolti. Mi sembrano parole da matto e io non ci credo".
Disse Lien Sci: " cos. A un cieco non si fa vedere un bel quadro n a un sordo si fa sentire la musica. Ma non vi sono solo i ciechi e i sordi del corpo, vi sono i ciechi e i sordi dell'intelletto, e le tue parole ti mostrano tale.
L'influenza d'un uomo come quello pervade tutto il creato. Se una miserabile generazione lo chiamasse per uscire dal suo disordine, come vorrebbe egli affaticarsi a condurre l'ordine in un regno?
Un uomo come quello non pu esser tocco dal mondo. Le pi grandi piene alte come il cielo non lo potrebbero annegare n lo brucerebbero i pi gran calori quando fondessero i metalli e le pietre, e la terra e i monti ardessero. Dalla sua polvere e cenere si potrebbero ancora formare Yao e Scin (i pi grandi re). Come vorrebbe egli occuparsi delle cose del mondo?"

 Visita ai quattro perfetti.
Yao regnava su tutti i popoli della terra e ottimo era il suo governo. And a fare visita ai quattro Perfetti sui lontano monti di Ku Sci e quando torn di col, al sud del fiume Fen, il regno pi non apparve all'occhio suo sprofondato nell'oblio.

 L'albero inutile.
Hui ze disse a Ciuang ze: "Io ho un albero grande. Lo chiamano Ailanto. Il suo tronco  cos nodoso e storto che il falegname non vi pu battere il filo; cos nodosi e involti i suoi rami che non v' modo di adoperarvi squadra o compasso.  sulla strada ma nessun legnaiolo lo guarda. Cos le tue parole, signor mio, sono grandi e inutili e nessuno le raccoglie".
Rispose Ciuang ze: "Hai mai visto una martora che curva spia e aspetta la preda? Di qua di l, su gi per i rami salta finch cpita in una trappola o crepa in un laccio. C' poi anche il bufalo.  grosso come una nuvola che pende in cielo.  grosso davvero, ma non  buono a chiappare i topi.
Ora tu hai un albero grande e ti lagni che non  buono a nulla, - perch non lo pianti in una landa deserta, in un vasto campo nudo? Potresti in ozio girovagarvi attorno o sotto i suoi rami dormire beato. N scure n ascia gli accorcerebbe l'esistenza, e nessuno potrebbe nuocergli. Che c' da affliggersi se qualcosa non  buona a nulla?".

 La zampogna del cielo.
Maestro Ki di Nan-cuo sedeva, curvo sul suo tavolino. Guard il cielo, respir profondamente e parve assente, come avesse perduto il mondo.
Yen Ciang ze Y, che attendeva a lui e gli stava dinanzi, disse: "Che  questo? Si pu cos ridurre il corpo come legno secco e il cuore come cenere spenta? Maestro, oggi siete un altro da quello ch'io sono uso vedervi curvo sul tavolino."
Disse maestro Ki: "La tua domanda  a proposito. Ho oggi sepolto me stesso. Puoi capire? Tu hai forse udito la zampogna dell'uomo, ma non hai udito quella della Terra; tu hai forse udito la zampogna della Terra, ma non hai udito quella del Cielo."
"Spiega, ti prego" disse ze Y.
Maestro Ki seguit: "Il respiro della gran Terra si chiama Vento. Ora tace; ma quando spira tutti i fori risuonano - non udisti mai questo suo fremito? Per gli erti pendii boscosi le cavit e i buchi dei grandi alberi sono come narici, bocche, orecchi; sono coppe, mortai, pozze, canali. Soffia il vento e odi ondeggiare di acque, sibilo di freccia, rigido comando, respiro, grido, aspre parole, lamento, triste voce che fischia. Le prime note sono squillanti, seguono toni pi cupi, in accordo. Dolci venti hanno lievi risposte, forti venti robuste. Quando la furia della tempesta  passata ogni foro tace; - non vedesti mai questo curvarsi e tremare di rami e di foglie?"
Ze Y disse: "Zampogna della Terra sono dunque i suoi mille e mille fori, zampogna dell'Uomo il bamb; dimmi, ti prego, com' la zampogna del Cielo?"
Maestro Ki disse: "Il vento soffia per mille fori e quando cessa sono zitti. Vento e fori si destano da s: - non ci sarebbe un altro che fa che si destano e posano?"

 Viluppi nel buio.
Nel sonno l'anima  agitata da sogni; nella veglia affetti in contrasto occupano il cuore: incertezze, opacit, doppiezza, timori, ansiet senza fine. Come freccia che lascia l'arco l'animo giudica del giusto e dell'ingiusto, o si ostina in qualcosa come per un patto giurato, risoluto a sopraffare. Irresistibile come il perire dell'autunno e dell'inverno  il decadere dello spirito, o come lo scorrere dell'acqua che non torna indietro. Alla fine un arresto della mente come irretita da corde, o quale un vecchio canale rasciutto, e la morte  vicina, n v' ritorno di luce e vigore.
Piacere e disgusto, tristezza e contentezza, prudenza e rimorso, incostanza e fermezza, ardore e svogliatezza, come suoni da canne vuote o come funghi dall'umidit sorgono giorno e notte e si avvicendano, e noi non sappiamo di dove vengono. Ferma! Ferma! Non possiamo sperare di trovare a un tratto quello da cui dipendono? Senza di esso non c' l'Io; senza l'Io non c' nulla che possa comprenderli. Ci  dunque ben vicino per quanto non possiamo conoscere il suo modo di azione. Parrebbe debba esserci un vero Signore quantunque non possiamo vederne alcun segno. Che egli possa agire cos io lo credo ma non vediamo la sua forma. Egli ha affetti ma non ha forma.
Dal momento che noi abbiamo ricevuto una determinata forma corporale essa permane con le sue funzioni fino al suo termine. Nel continuo attrito con le cose segue il suo corso fino al suo termine come un cavallo al galoppo che nessuno pu fermare; - non  triste? Affaticarsi di continuo quanto  lunga la vita senza vederne alcun frutto, stancarsi e logorarsi n conoscere una mta - non siamo da compiangere? Parlano di immortalit; ma cosa giova? Quando il corpo  disciolto lo stesso sar dell'anima; - non siamo altamente da compiangere?  la vita umana davvero cos inviluppata nel buio? O solo io sono nel buio? E v' altri che non sono nel buio?
 Il perno del Tao
Il Tao viene offuscato se si considera la esistenza soltanto a spicchi; le parole sono offuscate dalla retorica. Cos abbiamo i contrasti fra le scuole dei filosofi (Letterati e Mohisti), che gli uni affermano ci che gli altri negano, e viceversa. Meglio di questo vicendevole affermare e negare  seguire la luce propria della mente.
Ogni cosa pu venir considerata sia dal punto di vista dell'Io che dal Non-io. Se io guardo le cose dal punto di vista del non-Io non le posso vedere; le conosco solo in quanto me le rappresento. Cos dicono che il Non-io viene dall'Io e l'Io dipende dal Non-io; e questa  la teoria della reciproca dipendenza dell'Io e Non-io. Sia pure. Ne viene che ci che ora  vita poi  morte; ci che  ora possibile  poi impossibile; ci che possibile ora poi impossibile. La affermazione e la negazione, la negazione e la affermazione sono via via giustificate. Perci il savio non segue questo metodo, ma vede le cose nella propria luce del Cielo (del Tao, dell'eterno) e quindi forma il suo giudizio. L'Io  lo stesso che il Non-io, e il Non-io lo stesso che l'Io. Dei due opposti punti di vista ognuno ha la sua ragione e il suo torto. C' ora in verit questa opposizione? C' fino a che non hanno trovato il loro punto di equilibrio in quello che  detto il perno del Tao. Qui  il centro del cerchio donde si pu senza fine rispondere ai diversi punti di vista: senza fine alla affermazione, senza fine alla negazione.  perci che io ho detto: "Non c' miglior via che la propria luce della mente".
 Al mattino tre
Un sentiero si fa col passarvi; una cosa  chiamata col suo nome per la applicazione di questo nome. Perch  cos?  cos perch  cos. Perch non  cos? Non  cos perch non  cos. Le cose hanno di necessit la loro natura e le loro possibilit. Nessuna ne  priva. Cos essendo, un gambo di grano e un pilastro, un lebbroso e (una bellezza quale) Si Sci, grandezza e volgarit, accordo e disaccordo nella luce del Tao tutti possono venire a unit.
Quando uno affatica la sua mente e ostinato non vede l'accordo, si ha quello ch' detto "Al mattino tre". Cosa significa questo "Al mattino tre?" Un guardiano di scimmie nel dare loro le ghiande disse: "Al mattino ve ne dar tre (misure) e alla sera quattro". Tutte le scimmie andarono in collera. Ed egli disse: "Bene. Dunque al mattino quattro e alla sera tre". Tutte le scimmie furono contente. In sostanza era lo stesso, ma l'una proposizione le aveva adirate e l'altra fatte liete. Perci il savio lascia valere il s e il no e riposa nell'accordo che opera il Cielo: tutti e due possono valere.
 Ai confini dell'inconoscibile
Fuori dei confini del mondo va il pensiero del savio ma non discute; dentro quei confini scorre il suo pensiero ma non giudica. Nella "Primavera e Autunno" (Annali di Confucio) che abbraccia la storia dei primi re, il savio giudica, ma non prova. Nel diviso c' l'indivisibile. Nelle dimostrazioni l'indimostrabile. E cio? Il savio ha la sua interna convinzione, gli uomini comunemente cercano gli uni agli altri di dimostrare la loro. Perci si dice: "Dove  la prova manca la intuizione".
Il gran Tao non vuole spiegazione. La gran prova non vuol parole. Grande amore non  amorevole. Gran disinteresse non  palese. Gran coraggio non  temerario.
Il Tao spiegato non  il Tao. Le parole che voglion dimostrare non raggiungono lo scopo. Amore professato nulla compie. Disinteresse che si vanta puro non  genuino. Coraggio che si fa temerario  senza effetto.
La conoscenza che si ferma ai confini dell'inconoscibile  la piu alta. Chi conosce la prova che non vuol parole, la Via che non pu essere calpestata?
Chi la pu conoscere possiede ci ch' detto il Tesoro del cielo. Vi si aggiunge e non  colmo; vi si attinge e non si vuota; n si sa donde sia provvisto. Ci  detto "La luce nascosta".
Perci negli antichi tempi Yao chiese chiese Scin e disse: "Vorrei schiacciare i principi di Zung, Kwei e Siao. Seduto sul mio trono non posso fare che m'escano di mente." - "Quei tre principi" replic Scin "vivono quasi fosse tra pruni e sterpi: come non puoi fare che t'escano di mente? Negli antichi tempi dieci soli sorgevano insieme, e ogni cosa era illuminata - quanto maggiormente la virt dovrebbe essere da pi dei soli!".
 Sulle nuvole
Nia Kuo chiese a Wang I: "Sai tu in che cosa tutte le creature sono d'accordo?"
Wang I rispose: "Come potrei saperlo? Se un uomo dorme in un luogo umido, gli viene la lombaggine e mezzo il suo corpo deperisce; ma accade cos a un'anguilla? Se dimora su un albero trema dalla paura e dall'ansia; ma accade cos ad una scimmia? Di queste creature quale conosce il giusto luogo dove abitare? L'uomo si nutre di carne, i cervi di erba, il millepiedi  ghiotto di bachi, alle civette e ai corvi piacciono i topi. Quale di queste creature ha il giusto palato? Il babbuino si appaia con la scimmia; il capriolo con la cervia; l'anguilla sta con gli altri pesci. (Belle donne quali) Mao Tsiang e Li Ki dilettano gli occhi degli uomini; ma i pesci quando le vedono si tuffano; gli uccelli quando le vedono volano via, e scappano via i caprioli quando le vedono. Quale di queste creature conosce la giusta bellezza? Quanto a me i principi dell'amore e della giustizia, le vie della affermazione e della negazione sono inestricabilmente confusi; - come potrei io distinguerli?"
Nia Kuo disse: "Poi che tu non conosci ci che giova e ci che nuoce, anche al Perfetto manca questa conoscenza?"
Wang I rispose: "Il Perfetto  un essere spirituale. Se l'oceano bollisse, non sentirebbe calore; se (i gran fiumi) Ho e Han gelassero, non sentirebbe freddo; se il tuono spaccasse i monti e il vento scuotesse l'oceano, non ne avrebbe spavento. Essendo tale, egli monta sulle nuvole dell'aria, cavalca sul sole e la luna, e va girovagando di l del mondo. N morte n vita hanno potere su lui: quanto meno potrebbe toccarlo il pensiero di ci che giova o nuoce!"
 Vita e sogno
Ku Tsiao ze disse a Ciang Wu ze: "Ho udito il Maestro che diceva: - il savio non si occupa delle cose del mondo. Non cerca l'utile n sfugge il danno; non chiede; non si cura di mettersi su via battuta; parla senza parlare; parlando non parla; vaga lontano da polvere e fango. - Queste, diceva il Maestro, sono come flusso di parole senza sponde; - per me sono la descrizione della Via del Mistero. Voi, cosa ne pensate?"
Ciang Wu ze rispose: "Sono parole che avrebbero confuso lo stesso Imperatore della Terra gialla; come potrebbe intenderle Confucio? Ma tu sei troppo spiccio. Tu vedi l'uovo e gi cerchi il piccione; e tu odimi alla meglio.
Chi si pone allato al sole e alla luna e si reca in braccio tutto lo spazio e tutto il tempo? Il savio tiene chiuse le labbra, lascia gli oscuri grovigli, e pacato venera. Il comune degli uomini si affaccenda e s'affanna. Il savio pare stupido e ignorante. Raduna a unit i millenni. Le miriadi di cose seguono il loro corso ed egli le vede nell'uno.
Come posso sapere che l'amore della vita non  una illusione? Che l'aborrimento della morte non  come quando un bambino ha smarrita la via e non sa ch'egli va diritto a casa? Li Ki era figlia della guardia di confine di Ai. Quando il principe di Tsia la prese ella pianse fin che il suo grembo fu inzuppato di lacrime. Ma quando giunse al palazzo del re e visse con lui nelle ricchezze, ebbe rimorso del suo pianto. Come posso sapere se i morti non hanno rimorso del loro passato attaccamento alla vita?
Chi sogna bere si sveglia al mattino in pianto e lutto; chi sogna pianto e lutto parte il mattino alla caccia. Nel sogno non sa di sognare. Cerca nel sogno di interpretare il sogno. Si sveglia e s'accorge che era un sogno. E cos viene la grande Sveglia e sappiamo allora di questo gran sogno. Gli scemi intanto si credono svegli e credono sapere se sono ora principi o servi. Confucio e tu, tutti e due sognate. Io dico che voi sognate, io pure sogno. Paiono parole strane; ma una di queste mattine una di queste sere incontreremo un savio che le sapr spiegare: una di queste mattine una di queste sere: quando diecimila generazioni saranno passate."
 Appello all'infinito
Poniamo che io discuta con te; se tu la vinci su me e non io su te, hai tu davvero ragione? e io davvero torto? O se io la vinco su te e non tu su me, ho io davvero ragione e tu davvero torto? o abbiamo tutti e due ragione o tutti e due torto? Ha l'uno di noi ragione e l'altro torto? O abbiamo tutti e due ragione o tutti e due torto? Io e tu non possiamo saperlo. In questa incertezza chi dobbiamo chiamare giudice? Se prendiamo uno che  d'accordo con te, star con te, come potr giudicare? Se prendiamo uno che  d'accordo con me, come potr giudicare? E se prendiamo uno che con tutti e due noi  d'accordo o da tutti e due dissente, come potr giudicare?
Poi che n tu n io n altri pu giudicare, non dovremmo dipendere da altro? Una dipendenza che non  dipendenza.
Dimentica il tempo! Dimentica i dissidi! Ricorri all'infinito e qui prendi dimora!
 La penombra e l'ombra
La Penombra chiam l'Ombra e disse: "Dianzi tu camminavi e ora ti sei fermata; dianzi sedevi e ora ti sei alzata: - mi dici il perch?" Rispose l'Ombra: "Per i miei movimenti, io dipendo da altri e questi pure dipende da altri. Io dipendo - dalle scale d'una chiocciola o dall'ali d'una cicala? Come potrei io sapere perch fo questo perch non fo quello?"
 Sogno di farfalla
Io, Ciuang ze, sognai una volta che ero una farfalla, una farfalla che volava qua e l felice, e nulla sapevo di Ciuang ze. A un tratto mi svegliai, e fui di nuovo io, il vero Ciuang ze. Ma non so se era Ciuang ze che sognava di essere una farfalla o se sono ora una farfalla che sogna d'essere Ciuang ze. Ci deve ben essere una differenza tra Ciuang ze e una farfalla. La mutazione delle cose l'annulla.
 Il buon cuoco e il suo coltello
Il cuoco del principe Wen Hui stava trinciando un bue. Ogni atto della mano, ogni mossa della spalla o del piede, ogni spinta del ginocchio - tutto era in perfetto accordo, e si udiva fendersi la pelle e scivolare il coltello tra le carni. Moti e suoni come nel ballo del "Bosco delle more" e nelle armoniose note del "King Sci".
"Ah! Meraviglioso!" disse il principe. "Questa  abilit!" Il cuoco pos il coltello e volgendosi al principe rispose: "Il tuo servo segue il Tao. Questo  pi che abilit. Quando io cominciai a trinciare buoi, io vedevo il bue. Dopo tre anni non vedevo pi il bue intiero. E ora mi affido del tutto al mio spirito e non pi all'occhio. Ho lasciato l'uso dei sensi e opero solo secondo i moti dello spirito. Seguendo le linee naturali il mio coltello scivola nelle grandi fenditure, penetra nelle grandi cavit. Seguo le pi minute giunture nonch le grandi articolazioni.
Un buon cuoco muta coltello una volta l'anno - perch taglia. Un cuoco comune muta coltello una volta il mese - perch picchia. Questo coltello io l'uso da diciannove anni e ha tagliato parecchie migliaia di buoi; pure il suo filo  come se venisse ora dalla cote. Le giunture hanno interstizi, il filo del coltello non ha grossezza. Come senza grossezza si muove agile negli interstizi! La lama ha buon giuoco.  cos ch'io ho questo coltello da diciannove anni e il suo filo  come se venisse ora dalla cote. Pure quando vengo a una giuntura difficile, procedo cauto e attento senza staccare l'occhio, con mano leggera. A un tratto staccato cade al suolo il pezzo come una zolla. Allora ritto col mio coltello in mano guardo in giro contento e poi lo netto e ripongo.
"Ben detto!" esclam il principe. "Ho udite le parole del cuoco e ho imparato la via della vita".
 La morte di Lao ze
Quando Lao ze fu morto, Kiu Sci and per le condoglianze. Sospir tre volte e torn.
Un discepolo disse: "Non eravate un amico del Maestro?"
"Lo ero" rispose.
"E basta dunque esprimere cos il vostro dolore?"
"Basta" disse Kiu Sci. "Dapprincipio credetti ch'egli fosse l'Uomo degli uomini, e ora non  cos. Quando dianzi entrai per le condoglianze, piangevano i vecchi come per un figlio, e piangevano i giovani come se avessero perduta la madre. Per attaccarli cos a s, bisogna ch'egli abbia dette parole che non doveva dire, e pianto lacrime che non doveva piangere. Questo  uno staccarsi dai principii del Cielo per cui crescono le emozioni umane e si dimentica la nostra natura: ci che gli antichi chiamavano "il castigo per l'abbandono della natura celestiale".
Il Maestro venne quando fu il suo tempo di nascere; il Maestro se ne and quando fu il suo tempo di morire. Rassegnazione a ci che a suo tempo viene, a suo tempo termina, non d luogo a gioie n a lutto. Gli antichi dicevano della morte ch'era uno scioglimento della corda alla quale Dio ha legato la vita.
Ci che noi vediamo sono le fascine consumate. Il fuoco  trasmesso. Noi non sappiamo che abbia a finire.
 Il digiuno del cuore
Yen Hui disse: "Non so pi andare oltre; oso chiedere una via a voi".
Confucio rispose: "Digiuna! - Mi spiego. Quando tu abbia la via, ti sembrer leggera? Le vie facili non sono del Cielo".
Yen Hui disse: "La mia famiglia  povera. Da mesi non ho bevuto vino n mangiato carne. Non  digiuno questo?"
E Confucio: " il digiuno di rito, non  il digiuno del cuore".
"M' lecito chiedere cos' il digiuno del cuore?"
"Tua mira sia l'unit" rispose Confucio. "Tu non odi con le orecchie, odi con l'intelletto; tu non odi con l'intelletto, odi con l'anima. Lascia l'udire alle orecchie, lascia il controllo all'intelletto. Ma l'anima  sciolta, e intiera aspetta le cose.  il Tao che abita in questa libert; questa libert  il digiuno del cuore".
Disse Yen Hui: "Che io non sono capace di seguire questa via dipende dal mio essere questo Yen Hui. Se la potessi seguire Yen Hui sarebbe abolito.  questo che intendete per libert?"
Il Maestro replic: "Perfettamente. Te lo spiego. Allora tu puoi entrare nella prigione (degli uomini) a tuo agio senza venire a troppo stretto contatto. Se ti danno ascolto, canta la tua canzone; se non ascoltano taci. Non per la porta, non con la medicina (per forza) entri nell'uomo. Tu sei un camerata, come se non potesse essere altrimenti. A questo modo non sarai lontano dalla mira. Cancellare le orme  facile; non toccare terra camminando  difficile. Quale messo degli uomini, si pu ricorrere all'inganno; non si pu ricorrere all'inganno quale messo del Cielo.
Tu hai udito che si vola con l'ali; tu non hai ancora udito che si vola senz'ali. Tu hai udito del sapere dei sapienti; tu non hai udito del sapere degli ignoranti. Vedi cotesta finestra: per essa la stanza vuota  tutta rischiarata. Felicit e benedizione dimorano nell'anima (cos simboleggiata), ma non sono in essa confinate. Mentre tranquilla dimora, galoppa lontano. Usa l'interiore occhio, l'interiore orecchio, e non la cognizione esteriore.
Allora l'invisibile viene a far dimora con noi, e quanto pi gli uomini! A questo modo si pu mutare il mondo".
 L'albero sacro
Il falegname Sci nel suo viaggio a Tsi venne a Ki Yuan, e vide col una querce sacra il cui fusto era cos grosso che un toro vi si sarebbe nascosto dietro. Misurava in giro cento palmi. Si levava sul colle ottanta palmi prima di stendere i suoi rami, in una decina dei quali si sarebbe potuto scavare una barca. Come a un mercato traeva in folla la gente a vederla. Il falegname non vi bad e seguit la sua via senza fermarsi.
Il suo garzone l'ammir lungamente, e corse poi a raggiungere il maestro, e disse: "Dacch ho preso l'ascia al vostro servizio non ho mai visto legno bello come quello. Perch voi, maestro, non vi siete fermato a guardarlo?"
"Zitto, non ne parlare" rispose maestro Sci, " un albero buono a nulla. Cavane una barca, andr a fondo; una bara marcir; un utensile andr in pezzi; una porta trasuder; un pilastro intarler.  un albero buono a nulla ed  perci che  giunto a questa sua lunga et."
Giunto a casa, l'albero sacro apparve in sogno a maestro Sci e disse: "Con quali alberi vorresti tu paragonarmi? Con gli alberi che voi coltivate? Il biancospino, il pero, l'arancio o altri alberi che portano frutti, appena sono i frutti maturi vengono saccheggiati e miseramente sconciati. Rami spezzati, rami stroncati. Il loro valore ne mette in pericolo la vita; non vengono al termine naturale dell'esistenza, ma periscono a met cammino, cagione a s di siffatti maltrattamenti. Cos  di tutte le cose. Da gran tempo ho mirato a diventare inutile. Mortale! Alla fine ci sono cos bene riuscito che m' oggi di grande utilit. Ma s'io fossi stato utile, avrei raggiunto questa mia grandezza? E del resto tu ed io, noi siamo creature -  lecito a una creatura giudicare dell'altra? Tu, uomo da nulla, cosa puoi sapere di alberi da nulla?"
Sveglio che fu, maestro Sci stava pensando al suo sogno. Disse il garzone: "Se voleva essere inutile come venne a servire da albero sacro?"
"Zitto" rispose il falegname "non dire una parola di pi. Crebbe col perch altrimenti quelli che non lo conoscevano l'avrebbero maltrattato. Se non fosse albero sacro sarebbe stato in pericolo di venir abbattuto. Inoltre ci a cui serve  diverso dalla utilit di tutti gli altri alberi, ed  assurdo considerarlo secondo la comune opinione".
 La canzone del matto di Ci
Quando Confucio and a Ci, Tsie Y, il matto di Ci, ven a passare dinanzi alla sua porta, e disse:
O Fenice, o Fenice,
Di peggio in peggio.
Il futuro non verr.
Il passato non ritorna!
Il mondo  in ordine
Il savio opera,
Prevale il disordine
Salvi la vita.
Oggi gli basti
Schivare il castigo.
Pi leggera d'una piuma
La felicit, e niuno la regge;
Pi pesante della terra
La infelicit, e niuno la schiva.
Mai pi mai pi
Avvicina gli uomini.
Sei in pericolo, sei in pericolo
A ogni passo!
O spine, spine,
Libero il passo,
Ora indietro, ora a giro,
Che il mio piede
Non sia ferito.
L'albero del cinnamomo  buono da mangiare e viene abbattuto, l'albero della lacca  utile e viene inciso. Ognuno sa quanto giova essere utili, e niuno sa quanto giova l'essere inutile.
 Confucio e il mutilato
Nello stato di Lu viveva un uomo di nome Wang Tai che era senza un piede. I discepoli che lo seguivano erano numerosi quanto quelli di Confucio.
Ciang Ki domand di lui a Confucio e disse: "Wang Tai  mutilato, eppure i suoi scolari sono cos numerosi che met Lu segue lui e met voi, Maestro. Egli non insegna, non parla. Eppure vanno a lui vuoti e tornano pieni. Che sorta di uomo  egli?"
Confucio rispose: "Quel maestro  un savio. Egli ha acquistato la conoscenza che  senza difetto, e non  partecipe del cangiamento delle cose. Egli domina il cangiamento delle cose perch si tiene alla loro fonte originaria".
"Cosa intendete dire?" chiese Ciang Ki.
Confucio rispose: "Egli non ricorre alla conoscenza che gli porgono le orecchie e gli occhi, ma la sua mente spazia nell'armonia. Vede l'unit delle cose e ne supera le diversit. Considera la perdita del suo piede come fosse la perdita di altrettanto fango".
"Egli si occupa intieramente di s" disse Ciang Ki; "fa uso della sua conoscenza a perfezionare il suo spirito. Ma come va che la gente fa tanto conto di lui?"
Confucio disse: "L'uomo non cerca il suo specchio nell'acqua che corre, ma nell'acqua tranquilla. La grazia della terra ha toccato pini e cipressi: inverno ed estate ugualmente verdi. La grazia del Cielo ha toccato Yao e Scin: fortunati che con la perfezione della loro vita educarono la vita degli altri.
Per consimile grazia il sentimento della paura pu essere cos annullato che uno da solo pu farsi incontro a un esercito. Se il desiderio di gloria pu essere stimolo a tale azione, quanto pi sar da attendersi da chi domina il mondo e abbraccia ogni cosa! Egli  ospite nel suo corpo, e ci che occhi e orecchi gli offrono, gli  simbolo. La sua conoscenza  unit e il suo spirito immortale. Attende l'ora stabilita per la sua ascensione. Gli uomini corrono dietro a lui che non si cura di chiamarli a s".
 Confucio punito dal cielo
Nello stato di Lu viveva un uomo al quale erano state tagliate le dita dei piedi e veniva detto il Pi-senza-diti di Sci Scin. Venne, camminando sui calcagni, per vedere Confucio.
Confucio disse: "Per la tua imprudenza nel passato tu sei incorso in questa disgrazia - cosa ti giova venire ora da me?"
"Per la mia ignoranza e trascuratezza ho perduto i piedi" replic Pi-senza-diti. "Ma vengo perch posseggo ancora qualcosa di pi prezioso dei piedi e che io cerco di preservare integro. Non c' niuno che il Cielo non copra, che la Terra non regga; e io credevo che voi foste come Cielo e Terra. Come potevo sapere che voi mi avreste ricevuto cos?"
"Sono solo una povera creatura" disse Confucio. "Entra e lascia che io ti insegni ci che so".
Ma Pi-senza-diti se n'and.
"Prendetelo a esempio" disse Confucio ai suoi discepoli, "questo delinquente, che per sua colpa ha perduto i piedi, vuole imparare per fare penitenza. Quanto pi dovete voi sforzarvi di imparare, che avete un passato senza macchia!"
Pi-senza-diti parl a Lao ze e disse: "Confucio non  ancora Perfetto. Perch tanti scolari attorno? Cerca la fama di uomo straordinario, e non sa che agli occhi del Perfetto  solo ceppi e vincoli".
"Perch non gli hai messo innanzi la continuit della vita e della morte, l'unit del possibile e dell'impossibile, liberandolo cos dai suoi ceppi?"
Pi-senza-diti rispose: "Sono un castigo che gli viene dal Cielo;  impossibile liberarnelo".
 Il sigillo della perfetta virt
Il principe Ai di Lu disse a Confucio: "Nello stato di We c' un uomo deforme, detto Aitai To. Quelli che vivono con lui gli vogliono bene e non se ne possono staccare. Le ragazze che lo vedono dicono ai genitori: "dieci volte pi che moglie d'altri vorrei essere sua concubina".
Non si mette in vista,  in accordo interiore con gli altri. Non  un principe da poter salvare gli uomini dalla morte; non ha beni da saziare l'avidit degli uomini.  di una spaventosa bruttezza. Consente agli altri e non insegna. Il suo sapere  limitato alla sua cerchia di vita. Eppure uomini e donne si raccolgono intorno a lui.
Deve essere diverso dagli altri. Lo feci chiamare e lo vidi. Certo egli era di una spaventosa bruttezza. Non avevamo ancora passato qualche mese insieme, che io mi sentii attirato a lui. Un anno non era passato, che egli aveva la mia fiducia. Trovandosi lo stato senza presidente, gli offersi la direzione del governo. Accett di mala voglia, e esitando, come se preferisse rifiutare. Io stavo vergognoso, ma infine affidai a lui la guida del governo. Per dopo breve tempo mi lasci e and via. Ne fui triste come per una morte, e come se non mi fosse rimasto nessuno con cui rallegrarmi. Che sorta di uomo  egli?"
Confucio rispose: "Una volta, quando fui mandato in missione a Ci, mi capit di vedere una covata di porcellini che poppavano alla loro madre morta. Ma poco dopo la guardarono, e tutti la lasciarono e fuggirono via. Poich la loro madre non li guardava pi e non era pi come loro. Ci ch'essi avevano amato era la madre e non il corpo ch'essa animava. Questo Aitai To non dice una parola e trova fede; non fa nulla ed  amato; principi gli offrono il governo dello stato e questo solo temono, ch'egli rifiuti. Davvero, i suoi doni sono completi, e la sua virt  senza forma esteriore".
Il principe Ai disse: "Cosa vuol dire: i suoi doni sono completi?"
"Vita e morte" rispose Confucio "conservazione e rovina, successo e insuccesso, povert e ricchezza, dignit e indegnit, lode e biasimo, fame e sete, calore e freddo, si avvicendano negli accadimenti, come porta il destino. Giorno e notte si succedono e nessuno pu darne ragione. Perci non vale lasciar che queste cose turbino la interna armonia; e non  lecito che entrino nella dimora dell'anima. Questa interna armonia e letizia conservare per tutta la vita; cos giorno e notte senza interruzione mostrare al mondo questa (spirituale) primavera, essere pronto per ogni tempo ed esperienza - questi sono i segni che i doni sono completi".
"E cosa vuol dire: la sua virt  senza forma esteriore?"
"Niente  cos livellato" rispose Confucio "come l'acqua tranquilla. Si pu prendere a esempio.  calma in s e non trabocca. L'interna virt fa questo accordo. Se non piglia forma esteriore, non possono le cose sottrarsi alla sua armoniosa influenza".
 Il pane del cielo
Il savio possiede quello in che l'anima sua si diletta. Nella scienza vede come rampolli d'un vecchio pedale; ha per colla la parola data; per cerimonia la virt e merce le buone opere. Il savio non forma piani: a che gli serve la scienza? Non conosce rottura n separazione: a che gli serve la colla? Non conosce perdita: a che gli servono le cerimonie? Non ha bisogno di beni: a che gli serve la merce? Cos si nutre del Cielo: questo  il suo pane del Cielo. Poich riceve il nutrimento dal Cielo, che bisogno ha egli degli uomini? Ha la forma dell'uomo ed  un uomo. Senza le passioni dell'uomo, gli apprezzamenti degli uomini non hanno potere su lui. Quanto piccola cosa  ci che lo lega agli uomini, quanto grande la sua relazione col Cielo!
Hui ze chiese a Ciuang ze: "Pu davvero un uomo essere senza passioni?"
"Pu," rispose Ciuang ze.
"Come potete chiamarlo un uomo se  senza passioni?"
"Il Tao" disse Ciuang ze "gli d la sua forma corporale; perch non lo diremo un uomo?"
E Hui ze: "Se lo dite un uomo deve avere passioni".
Ciuang ze replic: "Voi non intendete ci ch'io intendo per passioni. Quando io dico che  senza passioni, intendo che non nuoce al suo essere interiore con le sue affezioni o avversioni. In tutte le cose segue la natura e non cerca crescimento di vita".
"Se non cerca crescimento di vita, come pu durare?"
E Ciuang ze: "Il Tao gli d la sua forma corporale ed egli con le sue affezioni e avversioni non nuoce al suo essere interiore. Ma voi, signor Hui, riducete a cosa esterna il vostro spirito e affaticate le vostre forze. Il Cielo vi ha dato la forma d'uomo, e voi balbettate le vostre sottigliezze".
 Il grande Padre e maestro
Chi nell'uomo conosce il Divino, chi nell'uomo conosce l'Umano, ha raggiunto la mta. Chi conosce il Divino sa che  nato con lui; chi conosce l'Umano nutre la sua conoscenza (con fede) verso ci che non conosce. Compiere la vita assegnata, non venir meno a mezzo cammino,  la pienezza della conoscenza.
C' un guaio. Conoscenza (con fede) attende conferma, la quale  incerta. Come posso sapere se quello ch'io chiamo il Divino non  l'Umano? se quello ch'io dico l'Umano non  il Divino? Deve esserci il vero uomo e ci sar cos la vera conoscenza.
Quale  il vero uomo?
I veri uomini del tempo antico non temevano la solitudine del loro pensiero; non compievano azioni da eroi; non architettavano piani. Nell'insuccesso non avevano ragione di pentimento, nel successo di compiacimento. Senza vertigine potevano salire le pi alte vette; immergersi nelle acqua senza bagnarsi; entrar nel fuoco senza bruciare. Cos la loro conoscenza li aveva inalzati al Tao.
I veri uomini del tempo antico dormivano senza sogni, si svegliavano senza ansia. Il loro vitto era semplice. Avevano un respiro profondo. Il respiro del vero uomo viene dai piedi, dell'uomo comune dalla gola: a fatica e convulso mette fuori le sue parole come se vomitasse.
I veri uomini del tempo antico non conoscevano l'amore della vita, non l'odio della morte. L'entrata non destava gioia, l'uscita non destava resistenza. Tranquilli andavano, tranquilli venivano. Non dimenticavano il loro principio, non cercavano dove dovevano approdare. Lieti accettavano la loro sorte, pacati aspettavano di venir richiamati. Cos non contrastavano al Tao n cercavano sostituire l'umano al Divino. Tali erano quelli che sono detti i veri uomini.
Cosiffatti, avevano lo spirito libero, calmo il contegno, e la fronte serena. La loro freddezza era quella dell'autunno; il calore quello della primavera. La vicenda dei sentimenti era in essi come il susseguirsi delle stagioni. Con ogni cosa in armonia, nessuno ne conosceva i limiti.
Cos il savio potrebbe distruggere un impero e non perdere il cuore dei popoli; senza affezione rende felici diecimila generazioni. Chi ha gioia dagli uomini non  perfetto. Chi ha affezione non ha amore. Chi ha riguardo al tempo non  savio. Chi non riceve ugualmente bene e male non  nobile. Chi non  sopra la fama non  esempio. Chi non si d senza condizione non pu regnare.
I veri uomini del tempo antico praticavano giustizia verso gli altri senza legarsi (con affetti); erano umili senza lusinga; di spiccata individualit senza ostinazione, superiori senza pompa; sereni, parevano lieti. Attiravano gli uomini e con mitezza ne rinvigorivano lo spirito. Si adattavano ai tempi, ma la loro altera indifferenza era incoercibile. Parevano voler risparmiare le parole; con lo sguardo a terra dimenticavano dire.
Consideravano lo spirito mezzo d'unione, e ascendevano alle vette con quanti avevano piedi; mentre gli uomini credevano realmente di giungervi grazie alle proprie forze.
Ci che amavano era l'Uno; ci che non amavano era pure l'Uno. Si sentivano uniti nell'Uno; si sentivano discordi nell'Uno. In quello in cui si sentivano Uno, erano cooperatori del Divino; in quello in cui non si sentivano Uno erano cooperatori dell'Umano. I due elementi si bilanciavano in loro. Tali erano quelli che sono detti i veri uomini.
Morte e vita, come la eterna vicenda di notte e giorno, sono ordinate dal Cielo. Che gli uomini nulla vi possano - tale  la natura delle cose. Gli uomini vedono nel Cielo il loro padre, e lo amano; - quanto maggiormente dovrebbero amare quello che sta oltre il Cielo! Gli uomini vedono nel principe uno superiore a loro e sono pronti a incontrare la morte per lui; - quanto maggiormente dovrebbero farlo per Chi  il loro vero Signore!
Il gran Tutto corporalmente ci porta; in lui la nostra vita e fatica; la vecchiaia vi cerca ristoro; la morte vi trova riposo; - ci che fa la nostra vita un bene fa pure un bene la nostra morte. Se  nostro Maestro il Cielo che fa buona la morte precoce e la vecchiaia, che fa buono il principio e la fine; - quanto maggiormente dovrebbe esserlo Quello dal quale tutte le cose dipendono, e dal quale s'origina ogni mutazione!
Questo  il Tao:  buono e fedele, ma non si manifesta in azioni e non ha forma esteriore; pu essere comunicato, ma non abbracciato; pu venir compreso, ma non veduto; sua radice e ragione ha in S stesso. Prima che fosse cielo e terra durava dall'eternit. Da Lui venne la misteriosa esistenza degli spiriti, da Lui la misteriosa esistenza di Dio. Gener il Cielo; gener la terra.  oltre ogni spazio e non  alto;  sotto ogni spazio e non  profondo; era prima del cielo e della terra e non  antico.
 Tirocinio
Nan Po ze Kui disse a Nu Yu: "Voi siete vecchio, ma il vostro aspetto  quello di un bambino. Com' ci?"
Rispose Nu Yu: "Ho conosciuto il Tao".
E Nan Po ze Kui: "Posso apprendere il Tao?"
"No, come sarebbe possibile? Non siete l'uomo da ci. C'era Pu Liang I che aveva le doti di un savio, ma non il Tao. Io desideravo insegnargli perch potesse diventare un savio. Mi vi accinsi ma quasi trattenendomi. Dopo tre giorni aveva dimenticato il mondo. Questo compiuto, seguitai con lui alla stessa maniera, e in sette giorni aveva superato l'opposizione di soggetto e oggetto. Questo compiuto, seguitai con lui alla stessa maniera, e dopo nove giorni aveva per cosa esteriore la vita. Questo compiuto, il suo spirito era chiaro come il mattino; ed egli poteva vedere l'Essere, il suo Io faccia a faccia. Veduto, divenne senza passato n presente. Libero dal tempo, penetr dove vita e morte sono la cosa medesima: - la morte della vita non  morte, la nascita della vita non  nascita. C' un essere che accompagna, riceve, distrugge tutte le cose, tutte le compie. "Concordia nella Discordia"  il suo nome, e significa che per la discordia viene alla perfezione".
 Il nulla la testa, la vita il tronco, la coda la morte
Maestro Si, maestro Y, maestro Li e maestro Lai, questi quattro uomini parlavano insieme: "Chi sa fare che il nulla sia la testa, la vita il tronco, la coda la morte? Chi sa come morte e nascita, vita e morte formano un essere? Con costui vogliamo essere amici".
Si guardarono i quattro uomini e risero; e poi che in cuor loro erano d'accordo, furono amici.
Non molto di poi maestro Y ammal e maestro Si fu a vederlo. "Grande  il Creatore!" disse il malato, "che mi ha cos sformato!". Era curvo come un gancio; il mento gli toccava l'ombelico; aveva le spalle pi alte del cocuzzolo; un'ulcera sul cocuzzolo che mirava al cielo. Tutta la sua costituzione distrutta. Ma il suo cuore non era turbato.
Si trascin alla fonte, vi si guard dentro e disse: "Ah come il Creatore mi ha sformato!"
Maestro Si disse: "Ti rincresce?"
E maestro Y: "No, perch dovrebbe rincrescermi? Se Egli mi scompone, e del mio braccio sinistro fa un gallo, grider le ore della notte. Se del mio braccio destro fa una balestra, caccer le anatre. Se Egli muta il mio tronco in una ruota e la mia anima in un cavallo, non avr bisogno di altro compagno. Dell'ottenere c' il suo tempo; alla perdita ci si rassegna. Chi si adatta ai tempi, n gioia n dolore hanno potere su di lui. Sta per essere sciolta, direbbero gli antichi, la corda alla quale  legata la mia vita. Ma uno non pu sciogliersi da s; i suoi vincoli lo tengono. La creatura cede al Cielo. Cos  sempre stato. Come dovrebbe rincrescermi?"
Non molto di poi ammal maestro Lai, e giaceva moribondo, ansando, mentre moglie e figli intorno piangevano. Maestro Li and a vederlo. Disse loro: "Andate! Non disturbate il suo passaggio!"
Poi si appoggi alla porta e disse: "Grande  il Creatore! Che vorr ora fare di te? Dove ti mander? Ti metter nel fegato di un sorcio o nella zampa di un insetto?"
"Un figlio" rispose maestro Lai "va semplicemente dovunque i genitori gli ordinano di andare. Yin e Yang (i due elementi, positivo e negativo, delle cose) sono per l'uomo pi che i genitori. Se affrettano la mia morte e io indugio, sono un figlio disubbidiente. Non possono farmi ingiustizia.
C' il gran fonditore che getta il metallo. Se il metallo sprizzasse su e dicesse: "fa di me una spada d'eroe", il gran fonditore lo terrebbe per cattivo metallo. Se io poi che gi una volta ho avuto la forma d'uomo, dicessi: "di nuovo un uomo, voglio essere di nuovo un uomo", il Creatore mi terrebbe certamente per un cattivo uomo. Il mondo  un gran crogiuolo, e il Creatore un gran fonditore. Dovunque mi manda, per me sta bene. Mi addormento, e tranquillo mi risveglier".
 Chi pu salire in cielo?
Ze Sang Hu, Mong ze Fan e ze Kin Ciang erano amici. "Chi pu salire in cielo, varcare le nuvole, vagare oltre lo spazio, dimenticare ogni cosa, senza fine?"
I tre si guardarono e risero; e poi che in cuor loro erano d'accordo, rimasero amici.
All'improvviso, poco tempo dopo, mor ze Sang Hu. Confucio mand ze Kung che aiutasse per il funerale. Uno degli amici aveva composto una canzone, l'altro suonava il liuto. Cantavano insieme:
"Ah, non vuoi pi tornare, Sang Hu?
Ah, non vuoi pi tornare, Sang Hu?
Tu se' rientrato nella vita eterna;
E noi, uomini, quaggi restiamo,
Ohim!"
Ze Kung si affrett a entrare e disse: "Mi fo lecito domandarvi se  in accordo con le regole cantare nella presenza della salma".
I due si guardarono l'un l'altro, risero e dissero: "Cosa sa costui delle regole?"
Ze Kung torn a Confucio, rifer, e disse: " Che sorta di uomini sono quelli? non osservano le regole, e trattano il corpo come cosa estranea. Nella presenza del cadavere cantavano, senza dimostrazione di cordoglio. Non so cosa dirne; che uomini sono?"
"Camminano al di l delle regole" rispose Confucio. "Io cammino dentro le regole. Le nostre vie non possono incontrarsi; e sono stato uno stupido, a mandarti al funerale. Si considerano come compagni del Creatore e spaziano nella originaria unit di cielo e terra. Considerano la vita come un tumore del quale ci libera la morte. Con questi sensi, non sanno dove  morte dove  vita, o quale  prima quale dopo. Vedono nel corpo un composto. Lo dimenticano. Avanti e indietro per tutta l'eternit, non conoscono n principio n fine. Vagabondano al di l di polvere e fango nel regno del farnulla. Come potrebbero curarsi delle cerimonie del mondo per far piacere agli occhi e agli orecchi della gente?"
"Ma perch" disse ze Kung "voi, Maestro, vi attenete alle regole?"
Rispose Confucio: " una condanna del Cielo. Tuttavia ti dir (ci che  a mia conoscenza)".
"Mi fo lecito chiedervi per quale via vi si giunge" disse ze Kung.
E Confucio: "I pesci prosperano nell'acqua; gli uomini nel Tao. Fatti per l'acqua i pesci si tuffano nel fondo e vi trovano il nutrimento. Fatti per il Tao, gli uomini nulla operano e vivono sicuri. Perci  detto: "I pesci dimenticano l'un l'altro in fiumi e laghi; gli uomini dimenticano l'un l'altro nell'esercizio del Tao".
"Mi fo lecito chiedervi" disse ze Kung "intorno al superuomo".
Confucio rispose: "Il superuomo sta sopra gli uomini, ma  in accordo col Cielo. Perci  detto: "Chi  piccolo dinanzi il Cielo  grande fra gli uomini; chi  grande fra gli uomini  piccolo dinanzi il Cielo".
 Immagine
La morte, come l'uscita di casa all'aurora.
 Il marchio della bont
I Erl ze and a visitare Hu Y.
Hu Y disse: "Che ti ha ordinato Yao?"
I Erl ze rispose: "Yao mi ha detto: devi seguire bont e giustizia e saprai allora chiaramente di ragione e di torto".
E Hu Y: "A che vieni dunque da me? poi che cotesto Yao ti ha segnato col marchio della bont e della giustizia, e ti ha tagliato il naso con la ragione e il torto? Come sarai in grado di vagare nella via di letizia senza mta, di libera contemplazione e di eterno cangiamento?"
I Erl ze replic: "Sar; vorrei almeno costeggiarne la siepe".
Hu Y disse: "Non pu essere. A occhio senza pupilla non si parla della bellezza degli occhi e del viso; al cieco non si parla della vista dei colori e delle forme".
I Erl ze disse: "La bella Wu Ciang perdette la sua bellezza, il valoroso Ku Liang la sua forza, e l'imperatore della Terra gialla perdette la sua sapienza nella vostra fucina. Come potete sapere che il Creatore non saner pure i segni dei miei marchi e rimarginer la mia ferita, cos che io perfettamente ristabilito possa seguirvi come Maestro?"
Hu Y disse: "Ah,  vero, non si pu sapere! Ti dar un avviamento.
O mio Maestro! o mio Maestro! Tu che giudichi ogni cosa e non sei giusto; tu che benedici tutte le generazioni e non hai amore; che eri prima di tutti i tempi e non sei antico; che abbracci il cielo e reggi la terra; che formi tutte le cose e non sei un artefice:  in Te che noi dimoriamo!"
 Progressi
Yen Hui disse: "Ho fatto progressi".
E Confucio: "Che progressi?"
"Ho dimenticato amore e giustizia".
"Benissimo, ma questo non basta".
Un altro giorno Yen Hui rincontr Confucio e disse:
"Ho fatto progressi".
"Che progressi?"
"Ho dimenticato cerimonie e musica".
"Benissimo, ma questo non basta".
Una terza volta Yen Hui rincontr Confucio e disse:
"Ho fatto progressi".
"Che progressi?"
"Siedo e dimentico".
"Siedi e dimentichi!" disse Confucio colpito, "cosa intendi dicendo che siedi e dimentichi?"
"Ho lasciato il mio corpo, ho lasciato la mia conoscenza" rispose Yen Hui. "Sciolto dal corpo, sciolto dalla conoscenza mi sono fatto uno con quello che penetra ogni cosa. Questo voglio dire con siedo e dimentico".
"Divenendo uno tu sei libero da ogni desiderio" disse Confucio. "Se tu sei cos mutato sei libero, ti sei fatto superiore a me. Devo pregarti di lasciare ch'io ti venga dietro".
 Il mistero della sorte
Maestro Y e maestro Sang erano amici. Una volta che per dieci giorni continuamente aveva piovuto, disse maestro Y: "temo che maestro Sang sia malato".
Involt un po' di riso e s'avvi a portarglielo. Quando fu alla porta di maestro Sang, ne venivano suoni tra di canto e di pianto: era un liuto e si udirono le parole: "O Padre! O Madre! O Cielo! O Uomini!" La voce cadde, le parole precipitarono.
Maestro Y entr e disse: "Perch canti a questo modo?"
E maestro Sang: "Stavo pensando, pensando invano chi m'ha condotto a questa miseria estrema. Potevano desiderarlo i miei parenti? Il Cielo copre ogni cosa, imparziale; la Terra ogni cosa sostiene: - potrebbe il Cielo e la terra con ingeneroso volere farmi cos misero? Stavo cercando chi possa essere e non lo trovo. Eppure eccomi in questa estrema miseria! -  la mia sorte!"
 Il retto governo secondo il matto di Ci
Kien Wu visit Tsie Y, il matto.
Tsie Y disse: "Che t'ha detto Ji Ciung Sci?"
Kien Wu rispose: "Mi ha detto che quando il principe dia i suoi ordinamenti e stabilisca le norme della giustizia, nessuno oser non ubbidire, e tutti si faranno migliori".
Tsie Y disse: " Questa  ipocrisia. Chi volesse a questo modo ordinare il mondo, somiglierebbe a un uomo che volesse guadare il mare o scavare attraverso il Fiume Giallo, o a una mosca che volesse caricarsi un monte sul dorso. Il governo del savio  forse il governo delle cose esteriori? Egli  giusto, e cos va il suo governo; questa  la vera e semplice via del successo. L'uccello vola in alto per evitare il dardo del cacciatore; il toporagno si cava una tana a fondo sottoterra per evitare di venir affumicato o di essere dissotterrato; - sono i principi meno savi di queste due piccole creature?"
 Il retto governo secondo l'Innominato
Tien Ken camminava a mezzod del monte Yin. Giunse al fiume Liao. Col incontr per caso l'Innominato e gli disse: "Mi permetto di chiedervi, come si governa il mondo?"
"Via!" rispose l'Innominato, "tu sei un imbecille, e la tua domanda  sconveniente. Io sono compagno del Creatore. Quando sono stanco, monto sull'ali del vuoto fuori del mondo, e vagabondo nel regno del nonessere, dimoro nel deserto dell'infinito. Perch vuoi occupare il mio cuore col pensiero del governo del mondo?"
Quegli per ripet la domanda.
Allora l'Innominato disse: "Che il tuo cuore sia semplice, che il tuo cuore sia sciolto da preferenze; lascia alle cose il loro corso, e non seguire motivi personali, - e il mondo sar governato".
 Il retto governo secondo Lao ze
Yang ze Ku visit Lao ze e disse: "C' un uomo pieno di zelo, di ingegno robusto, pronto, acuto e vasto, e instancabile nello studio del Tao: - si pu paragonare a uno dei re savi?"
Lao ze rispose: "Un tale uomo , al confronto, solo un affaccendato servo di cortile che affatica il suo corpo e angustia l'anima. E di pi,  la bellezza della pelliccia della tigre e del leopardo che attira i cacciatori;  la destrezza della scimmia e del cane che li fa condurre al guinzaglio. Ma pu uomo consimile paragonarsi ai re savi?"
Yang ze Ku, imbarazzato, disse: "mi permetto chiedervi quale era il governo dei re savi".
Lao ze rispose: "Il governo dei re savi era tale che le loro opere riempivano il mondo, ma non parevano venir da loro; la loro benedizione si estendeva a tutte le cose, ma nessuno la riconosceva da loro. Non veniva fatto il loro nome, ma per loro ogni essere in s godeva. Dimoravano nell'immenso e vagavano nel nonessere".
 La morte del Caos
Il Signore del Mare del sud era Sci, il Signore del Mare del nord era Hu, e il Signore del Mezzo era il Caos (primigenio).
Sci e Hu s'incontravano spesso nella terra del Caos, il quale li trattava molto bene. Si consultarono fra loro come ricambiare le gentilezze del Caos. Dissero: "gli uomini hanno sette orifizi per vedere, udire, mangiare e respirare; solo questo signore non ne ha nessuno. Vediamo di farglieli".
Cos ogni giorno gli fecero un orifizio. Al settimo giorno il Caos era morto.
 La guardia agli interessi dei gran ladri
Contro i ladri che aprono casse, frugano sacchi, scassano scrigni, si usano precauzioni: casse, sacchi, scrigni si assicurano con corde con chiavistelli con serrature. La gente chiama ci essere intelligenti.
Per viene un gran ladro che leva sul dorso la cassa, mette il sacco sotto il braccio e porta via correndo anche lo scrigno. E la sua sola paura  che corde, chiavistelli, serrature non siano abbastanza sicuri.
Cos ci che vien detto intelligenza, non  altro che l'aiuto al gran ladro. Dir qualcosa di pi a questo proposito. Quelli che vengono detti intelligenti non mostrano di essere collettori per i gran ladri? Quelli che vengono detti savi che altra cosa fanno se non la guardia agli interessi dei gran ladri?
Come so io che il fatto  cos? Una volta, nello stato di Tsi, i paesi vicini potevano vedersi l'un l'altro; galli e cani rispondevano al canto e all'abbaio degli altri galli e cani. I pescatori gettavano le reti, i contadini aravano. Oltre duemila miglia quadrate si stendeva il territorio. Vi erano templi dei mani, altari per gli dei della terra e del grano. Villaggi e famiglie, provincie, circondari e comuni: tutto aveva ordinamenti conforme alle regole dei savi. Cos era; ma un mattino Tien Ciong ze ammazz il principe di Tsi e rub il suo paese. Rub solo il paese? Col paese rub tutte le istituzioni dei savi e sapienti. Cos, s'ebbe il nome di ladrone; egli per seguit indisturbato a vivere nella sicurezza che Yao e Scin avevano procurata. Piccoli stati non osarono biasimarlo; grandi stati non osarono scacciarlo. Per dieci generazioni il paese di Tsi rimase dei suoi.
Nascono i savi, sorgono i gran ladri. Secca il rio, la valle  asciutta; si pareggiano i terrapieni, le fosse sono colme. Muoiono i savi, i gran ladri non sorgono, il mondo  in pace, e non ci sono brighe. Fin che i savi non sono morti, i gran ladri non cessano. Pi si reputano necessari i savi per il governo del mondo, e pi vantaggio si d ai ladroni come Ci.
Per misurare si danno agli uomini stai e moggi, con stai e moggi se ne fanno dei ladri; si danno pesi e stadere, e gli si insegna a rubare. Per far sicura la fede si danno bolli e sigilli, con bolli e sigilli gli si insegna rubare. Per la loro condotta si crea amore e giustizia, con amore e giustizia gli si insegna rubare.
Come so io che  cos? Uno ruba un fermaglio,  messo a morte. Uno ruba uno stato, ne diventa re.  alla porta dei re che troviamo amore e giustizia. Non si chiama questo rubare amore e giustizia e sapienza dei savi? Cos si danno a diventar gran ladri, portano via regni e rubano amore e giustizia insieme col guadagno che viene da stai e moggi, pesi e stadere, bolli e sigilli. Offrire loro carrozze e corone non servirebbe, spaventarli col terrore dell'ascia non basterebbe. Si reputa necessario dare guadagno al ladrone Ci e si rende impossibile trattenere la gente. Questa  la colpa dei savi.
Per questo si dice "non si tolgano i pesci dal profondo; non si mostrino al popolo le vie di guadagno dello stato". Ma sono i savi queste vie di guadagno dello stato, che non dovrebbero essere fatte palesi al popolo. Perci rinunciate alla saviezza, gettate via la conoscenza, e i gran ladri cesseranno. Gettate via la giada, fate in pezzi le perle, e i piccoli ladri non compariranno. Bruciate i bolli, spezzate i sigilli, e la gente si far semplice e onesta. Rompete gli stai, infrangete le stadere e cesseranno le liti. Quando le regole dei savi saranno del tutto messe da parte si potr cominciare a ragionare col popolo.
Se il modo di vita dei vostri eroi, dei vostri Tseng Scin e Sci Ki, fosse evitato, se le bocche dei vostri sofisti Yang Ci e Mo Ti fossero serrate con le tenaglie, e amore e giustizia acciuffati e scaraventati via, la vita degli uomini comincerebbe a mostrare il suo accordo col Cielo. Quando gli uomini si affideranno alla loro intelligenza non vi saranno dubbi. Quando gli uomini si affideranno alla propria vita, non vi sar deviazione nel mondo. Uomini quali Tseng Scin, Sci Ki, Yang Ci e Mo Ti cercano la vita nell'esteriore e abbagliano e confondono il mondo. Vie che non servono.
Oggi siamo venuti a questo, che la gente allunga il collo e si alza in punta di piedi, e dice: "nel tale e tal luogo c' un savio". Fanno provviste e via in furia vanno col, abbandonando a casa la famiglia e negligendo il servizio dovuto al principe. Le loro orme conducono oltre i confini da uno stato all'altro, e le rotaie dei loro veicoli si dilungano per pi di mille miglia. Questo viene dall'errore dei principi che esaltano la conoscenza. Quando i principi hanno in pregio la conoscenza, ma non seguono il Tao, il mondo  gettato in gran confusione.
Come so io che  cos? Cresce la pratica della falsit, veleno che opera lento, l'abilit nelle ingegnose menzogne, nelle sottigliezze sofistiche, e in ogni sorta di illusione dialettica: e i costumi si fanno incerti a cagione di coteste sofisticherie.  l'amore esagerato della conoscenza che cagiona un gran disordine nel mondo. Tutti mirano a ci che non conoscono, e non vogliono saperne di mirare a ci che gi conoscono; sanno biasimare ci che non ha la loro approvazione, e non sanno biasimare ci che essi approvano.  questo che cagiona la pi gran confusione.
 Per la Porta dell'eternit nei campi dell'infinito
Diciannove anni aveva regnato l'imperatore della Terra gialla e le sue leggi vigevano in tutto l'impero, quando egli ud che Kuang Ceng ze viveva sulla vetta del Kung Tung, e and a vederlo. "Ho inteso," gli disse "che voi, Maestro, conoscete bene il perfetto Tao. Mi permetto chiedervi in che consiste il perfetto Tao. Desidero servirmi delle pi sottili virt del cielo e della terra per far prosperare le cinque sorte di grano e nutrire il popolo. Desidero guidare Yin e Yang perch tutti gli esseri viventi abbiano la vita sicura. Come posso fare?"
Kuang Ceng ze rispose: "Quello di che tu chiedi  la sostanza originaria delle cose; quello che tu desideri guidare sono le forze in cui  scomposta. Da che tu regni, piove prima che si raccolgano le nuvole; le foglie cadono prima di farsi gialle; la luce del sole e della luna  impallidita. Le tue maniere sono quelle di un loquace adulatore. Non meriti ch'io ti dica del perfetto Tao".
L'imperatore della Terra gialla si ritir. Rinunci all'impero. Si costru una capanna solitaria. Una stuoia di fieno fu il suo giaciglio. Per tre mesi visse in solitudine. Poi and novamente a visitare Kuang Ceng ze. Lo trov che giaceva, con la faccia al mezzod. L'imperatore della Terra gialla si avanz come un servo, ginocchioni. Si chin a terra due volte, e disse : "Ho inteso che voi, Maestro, conoscete bene il perfetto Tao. Mi permetto chiedervi come posso governare il mio io perch duri?"
Kuang Ceng ze balz in piedi e disse: "Una buona domanda davvero! Vieni, ti dir del perfetto Tao:
La sua essenza  nel profondo,
Il suo culmine  nel buio e nel silenzio:
Nulla vedi nulla odi:
Serra il tuo spirito nel silenzio,
Il tuo corpo ha la giusta forma.
Zitto! Puro! Pronto e casto,
E tu duri!
Guarda il tuo intimo; chiudi l'esterno; la molta scienza nuoce. Verr con te alla vetta della Gran Luce, dove  la fonte della chiarezza e della espansione; entrer con te la Porta della Profonda Oscurit, dove  la fonte del buio e del raccoglimento. L cielo e terra hanno chi li guida, l  la dimora degli Yin e degli Yang.
Guarda il tuo intimo, e il tuo corpo da s avr vigore. Io conservo la unit, e dimoro nell'armonia. Da mille duecento anni cos coltivo il mio spirito, e il mio corpo non  deperito".
L'imperatore della Terra gialla si chin sino a terra due volte e disse: "Kuang Ceng ze, ditemi del cielo!"
E l'altro: "Vieni, te ne dir.  inesauribile, e gli uomini lo credono finito.  impenetrabile, e gli uomini credono vederne il fondo. Chi possiede il Tao  principe in questa vita e Signore nell'altra; chi non possiede il Tao vede la luce del giorno in questa vita, e nell'altra  terra.
Ora tutti gli esseri vengono dalla terra e tornano alla terra, perci ti lascio e entrer per la Porta dell'Eternit nei campi dell'Infinito. Congiunger la mia luce con quella del sole e della luna, con cielo e terra sar eterno. Gli uomini vengono, gli uomini vanno, io non li vedo. Tutti mortali: io eterno".
 Il ritorno alla radice
Il Principe delle Nuvole moveva verso l'est sul vento quando incontr l'Etere Originario. L'Etere originario si batteva le natiche e saltellava come un uccello. Il Principe delle Nuvole, meravigliato gli venne accanto con reverenza e disse: "Chi siete, Venerabile Signore? Che fate?"
"Vagabondare!" rispose l'Etere Originario, e seguit a saltellare. Il Principe delle Nuvole disse: "Vorrei farvi una domanda". L'Etere Originario lev il viso, lo guard e disse: "Uff!"
"La virt del cielo" seguit il Principe delle Nuvole " fuor d'accordo, le forze della terra sono impedite; le quattro stagioni non seguono ordine. Io desidero cos combinare le forze della terra, che tutti gli esseri viventi abbiano nutrimento. Come posso fare?"
"Non lo so!" rispose l'Etere Originario scuotendo il capo, e senza cessare di saltellare e battersi le natiche; "non lo so!".
Il Principe delle Nuvole altro non pot chiedere. Ma tre anni dopo, che egli moveva verso l'oriente per il paese di Y Sung, incontr di nuovo l'etere Originario. Molto se ne rallegr, s'affrett a lui, e disse: "Mi avete dimenticato, o Divino?". Si inchin due volte sino a terra desideroso di ammaestramento.
L'altro disse: "Io vagabondo, n so ci che cerco; girando attorno non so dove vado. Io vagabondo cos a modo mio, e vedo come tutto procede per ordinate vie. Che devo sapere?"
"Anch'io sembro andare attorno senza mta" replic il Principe delle Nuvole; ma il popolo mi segue dovunque io vado, n posso impedirli dall'avermi per guida. Perci vorrei una vostra parola".
E l'Etere Originario: "Che l'ordine del mondo  turbato, le condizioni della vita scompigliate, che il volere del Cielo non si compie, che i greggi delle bestie sono sciolte, che tutti gli uccelli gridano a mezzanotte, che erbe e alberi consuma la malattia, che serpi e vermi distrugge il contagio: tutto questo viene dal voler governare gli uomini".
"Cosa devo fare?" chiese il Principe delle Nuvole.
"Ah, questo  il male! Vattene!"
"Non  facile incontrarvi, o Divino" insist il Principe delle Nuvole. "Vorrei una vostra parola".
"Ah!" rispose l'Etere originario. "Fa che il tuo cuore sia saldo. Mettiti a farnulla, e il mondo da s migliora. Rinunzia al tuo corpo. Spregia i tuoi sensi. Dimentica le cose. Fatti uno con l'uno. Sciogli il tuo cuore. Libera il tuo spirito. Fatti vuoto. Fatti nulla. Allora tutte le cose ritornano alla loro radice. Tutte le cose ritornano alla loro radice per non lasciarla per tutta la vita, e non lo sanno: saperlo sarebbe impedirlo. Non chiedere il nome, non spiare le relazioni delle cose: e tutte le cose di per s fioriranno".
"O Divino" disse il Principe delle Nuvole, prima di chinarsi due volte sino a terra e congedarsi, "Voi mi avete comunicato il vostro spirito e rivelato il mistero. Quello che sempre ho cercato l'ho oggi trovato".
 La perla magica perduta e ritrovata
L'imperatore della Terra gialla, vagando a nord dell'Acquarossa sal sul monte Kun Lun e guard verso il sud. Nel ritorno perdette la sua perla magica. Mand Conoscenza a cercarla, ma non la trov. Mand Chiarosguardo a cercarla, ma non la trov. Mand Eloquenza a cercarla, ma non la trov. Allora mand Senzamta, e la trov. "Strano davvero" disse l'imperatore, "che proprio Senzamta sia riuscito a trovarla!"
 Ascensione al paese di Dio
Il re Yao visitava Hu.
La guardia di confine di Hu disse: "Uh, un savio! Posso benedire il savio? Ch'egli viva lungamente!".
Yao disse: "Zitto!"
"Che il savio sia ricco!"
Yao disse: "Zitto!"
"Che il savio abbia molti figli!"
E Yao: "Zitto!"
Il guardiano disse: "Lunga vita, ricchezze e molti figli sono i desideri degli uomini. Perch solo tu non li desideri?".
Yao rispose: "Molti figli danno molte ansie; le ricchezze molti pensieri; e lunga vita molta tristezza. Queste tre cose non sono aiuto alla virt; perci le ricuso".
"Dapprima io ti credetti un savio; vedo ora in te un uomo superiore" replic il guardiano. "Il Cielo d la vita alle miriadi di uomini e d a ciascuno il proprio ufficio. Se si hanno molti figli e a ciascuno si d il proprio ufficio che ansie si devono avere? Se si hanno ricchezze e se ne fanno gli altri partecipi che pensieri si devono avere? Il savio trova la sua dimora come la quaglia e il suo nutrimento come l'uccellino appena nato;  come l'uccello che vola e non lascia traccia. C' il Tao sulla terra, egli partecipa della generale prosperit. Non c' il Tao, egli coltiva il suo spirito, volto all'ozio. Dopo mille anni  stanco del mondo, e lo lascia, e ascende agli immortali. Monta sulle bianche nuvole e arriva al paese di Dio. I mali di questo mondo non lo toccano: rimane sempre libero dalla infelicit. A quali tristezze va incontro?".
Con queste parole il guardiano lo lasci.
Yao gli and dietro dicendo: "posso chiedervi...?"
Ma il guardiano disse: "Via!".
 Mistero
Se si coltiva la natura, si ritorna all'origine; raggiunta l'origine si  come al principio. Questa medesimezza  pura trascendenza, e la trascendenza  grande.  come quando l'uccello chiude il becco e fa silenzio il suo canto: quel chiudere e quel fare silenzio  come l'unione originaria di cielo e terra. Unione che pare pazzia, pare oscurit. Essa  il mistero, essa  il gran Tao.
 La Gru e il Tao
Ze Kung ritornando a Tsin dallo stato di Ci, venne una volta a passare per un luogo a nord del fiume Han. Vide un vecchio che lavorava nel suo orto. Aveva scavato dei canali per irrigare. Con un secchio attingeva acqua dal pozzo e la vuotava in quelli. La fatica era molta e il risultato meschino.
"C' un congegno" disse Ze Kung, "che in un giorno irriga cento poderi come il tuo. Con poca fatica si ottiene molto. Non lo vorresti avere?".
L'ortolano lev il viso e disse: "Che cos'?"
" una leva di legno" rispose Ze Kung, "che dietro  pesante e davanti leggera. Attinge acqua come tu fai con le tue mani e versa senza interruzione. Si chiama gru".
L'ortolano lo guard con ira, rise e disse: "Ho udito dire al mio maestro: chi usa macchine,  macchina nelle sue opere; chi  macchina nelle sue opere acquista cuore di macchina. Ma chi ha cuore di macchina ha perduto la pura semplicit. Chi ha perduto la pura semplicit ha lo spirito inquieto; nello spirito inquieto non dimora il Tao. Non ch'io non conosca il vostro congegno; mi vergognerei di usarlo".
Ze Kung rest confuso; guardava a terra e non disse parola.
Dopo un poco chiese l'ortolano: "Chi siete, voi?".
"Sono uno scolaro di Confucio", rispose Ze Kung.
"Siete dunque uno di quei gran dotti che vorrebbero parer savi; che si vantano di essere superiori a tutti; che solitari cantano melanconiche canzoni per acquistarsi fama nel mondo. Se voi dimenticaste la valentia del vostro spirito e smetteste di atteggiarvi come fate, potreste forse giungere a qualcosa. Ma voi non sapete governare voi stesso, e volete governare il mondo? Fate la vostra via, signor mio, e non disturbate il mio lavoro".
 I moralisti come delinquenti ammanettati
Questi berretti di cuoio, questi cappelli con piume d'alcione, tutti gli ordini e decorazioni che portano, e le lunghe sciarpe non servono che a legare il loro spirito. Cos imbottiti dentro di stoppa, e di fuori ben legati con corde e legacci, si guardano intorno quieti e soddisfatti di tra le corde e i legacci, e pensano che sono giunti alla mta. Non altrimenti che delinquenti ammanettati, o tigri e pantere in sacchi o gabbie, che pensino del pari essere giunti alla mta.
 Preghiera
Ciuang ze disse:
"O mio Maestro! Tu che stritoli e fondi tutte le cose, e non sei crudele; Tu che benedici ogni tempo, e non hai amore; Tu che sei pi antico dell'antichit pi remota, e non sei vecchio; Tu che abbracci il cielo e reggi la terra, modelli ogni forma e non sei artefice - questa  la Felicit del Cielo!".
 Confucio visita Lao ze
Confucio and verso l'ovest per depositare suoi scritti nella libreria reale.
Ze Lu lo consigli dicendo: "Ho inteso che un certo Lao ze era col bibliotecario, e che s' ora ritirato e vive al suo paese. Se voi, Maestro, desiderate depositare questi scritti, andate da lui e cercate che vi aiuti".
"Bene!" disse Confucio. E and, e vide Lao ze che rifiut il suo appoggio. Allora egli disse in sunto dei Dodici Classici (?) onde convincerlo.
Lao ze lo interruppe a met del suo discorso, e disse: "Questo  troppo vago; ditemi in breve l'essenziale".
Confucio rispose: "L'essenziale  amore e giustizia".
E Lao ze: "Dite, amore e giustizia sono essenziali alla natura dell'uomo?".
Confucio rispose: "Certamente. La virt senza amore non  perfetta e non pu nascere scompagnata da giustizia. Amore e giustizia sono la propria natura dell'uomo".
Chiese Lao ze: "Cosa intendete per amore e giustizia?"
Confucio rispose: "Nel pi intimo del cuore voler bene a ogni essere; amare tutti senza interesse: in questo consistono amore e giustizia".
Lao ze esclam: "Ah! Con queste parole voi mostrate la vostra inferiorit! Amare tutti! non  stravagante? Considerare il disinteresse come dovere, questo appunto dimostra che si  interessati. Se voi, Maestro, desiderate che gli uomini non siano senza pastori, considerate il cielo e la terra, come sicuri seguono il loro immutabile corso; considerate il sole e la luna come sicuri mantengono la loro luce, considerate le stelle e lo zodiaco come sicuri conservano il loro ordine; considerate gli uccelli e le bestie come sicuri si raccolgano in sciami e branchi; considerate le piante come sicure stanno sul suolo. Seguite questa via, Maestro, e ponetela in pratica, e sarete alla mta. Che bisogno avete di predicare con accanimento amore e giustizia, come se batteste il tamburo per cercare un figlio smarrito? Ah, Maestro, voi ponete la confusione nel cuore degli uomini!".
 Parole o feci degli antichi savi?
Il duca Hun seduto nella sua sala leggeva.
Il carradore Fin faceva una ruota, sotto, nel cortile. Lasci martello e scalpello, sal su e disse:
"Mi fo lecito chiedere che parole legge vostra Grazia?"
"Le parole dei savi".
"Cotesti savi sono viventi?".
"Sono morti" rispose il duca.
"Allora le parole che voi, mio signore, leggete sono soltanto le feci di quegli uomini".
"Come puoi tu, carradore, giudicare di ci ch'io leggo? Spiegati, o ti far morire", disse il duca.
"Il tuo servo, giudica dal punto di vista della sua arte. Faccio una ruota: lavoro troppo a mio agio, la cosa  piacevole e l'opera non viene forte abbastanza; lavoro troppo in fretta, mi affatico e le giunture non combinano. Se i moti della mia mano non sono n troppo lenti n troppo precipitosi, l'opera viene e risponde all'intenzione. Come sia, parole non possono dirlo:  un segreto. Non so dirlo a mio figlio; mio figlio non pu impararlo da me. Cos, nel mio settantesimo anno, sguito alla mia et a far ruote. Cotesti uomini antichi sono morti e sotterrati, e con loro ci ch'essi non potevano insegnare. Quello che vostra Grazia legge sono proprio le loro feci".
 La musica dell'imperatore della Terra gialla
Pe Meng Ceng disse all'imperatore della Terra gialla: "Quando tu, mio imperatore, nei campi del lago Tung Ting eseguisti l'Hianc, alla prima parte fui preso da spavento; restai sfinito alla seconda; alla terza stordito, commosso fino a perdere la parola, rapito".
L'imperatore disse: "Cos doveva essere. Io suonai con mezzi umani, ma intonato al Cielo. Con arte perfetta, ma pervaso dalla Grande Purezza. Perfetta musica fece prima riscontro agli affari umani, conformandosi ai principii del Cielo; si accord alle cinque virt e pass alla spontaneit. Mostr le quattro stagioni insieme fuse e in armonia tutte le cose. Si avvicendano le stagioni e passano le creature. Ora gonfia, ora cade con pacifici o guerreschi toni chiaramente distinti. Ora chiara, ora scura come l'armonioso contrasto degli Yin e Yang. In onde di luce fluivano le note, finch quale scroscio terribile di tuono ti scosse, come quando primavera sveglia il mondo degli insetti. Seguit senza conchiusione, riprese senza principio; ora morente, ora viva; cadendo risalendo via via senza tregua; ordinata e inesauribile senza una pausa. Fu questo che ti spavent.
La seconda parte fu l'armonia degli Yin e Yang nella gloria del sole e della luna. Note ora spezzate ora distese, delicate e robuste, cangianti in una indivisa unit, senza per un regolare motivo dominante. Riempivano valli e burroni, soggiogavano orecchi e sensi e ogni cosa, risonando largamente con toni alti e chiari. Le ombre dei morti restarono in ombra. Il sole e la luna e le stelle seguirono loro corsi. Cessai quando venne a finire, e gli echi risonavano senza quetarsi. Tu volesti riflettere, ma non potesti comprendere. Volesti vedere, ma nulla vedesti. Volesti seguire ma non potesti raggiungere. Stavi sbalordito negli aperti campi. Ti appoggiasti a un albero driandra canticchiando sottovoce. La forza del tuo sguardo era esausta da ci che tu volevi vedere. Io restavo irraggiungibile al tuo sforzo. Il tuo corpo era vuoto, come il vuoto guscio di una cicala. E tu cercavi di stare in te. Fu questo che ti lasci sfinito.
Nell'ultima parte sonai note che non spossano. Le intonai alla legge della libert. Allora proruppe la mia musica come in disordine quale uno scoppiar di polloni da un ceppo, quale lo stormire della foresta che tu non vedi come nasca. Si allarg senza lasciar traccia. Parve scaturire dalla pi fonda profondit dove non  suono. Le sue movenze vennero dall'aldil e indugi nel buio; a chi parve morte, a chi vita; a chi frutto, a chi fiore. Cos mosse e flu in ogni senso, senza un regolare motivo dominante. Il mondo non la comprende, e ricorre al savio. Intende la natura di questa musica, egli, che pu seguirne le leggi. Quando riposto meccanismo non  in azione e la musica  perfetta, questa  musica del Cielo. Senza parole gode il cuore. La lod Piao dicendo:
"Tu ascolti e non odi suono,
Tu guardi e non vedi forma.
Ella riempie cielo e terra,
Tutto abbraccia l'universo".
Tu volevi intenderla, e non la potesti comprendere. Fu questo che ti rap.
La mia musica dapprima dest spavento; e tu fosti smarrito come all'apparire d'uno spettro. Seguitai producendo spossatezza; e nella tua spossatezza fosti solo. Conchiusi cagionando rapimento, e nel rapimento ti sentisti pazzo. La pazzia mena al Tao; cos tu puoi ospitare il Tao e farti uno con lui".
 La vista del gran mare
Era la stagione delle acque d'autunno. Cento torrenti si scaricavano nell'Ho che scorreva gonfio, tanto che da una riva all'altra non si poteva distinguere un bue da un cavallo.
Allora rise forte il dio dell'Ho dalla contentezza che tutta la bellezza della terra si adunava in lui. And con la corrente verso oriente, fin che giunse al Mare del Nord. Col guard a oriente sul mare, e non vide limite. Guard intorno, sospir, e disse a Zo, al dio del Mare: "Quello che dice il proverbio, chi conosce cento spicchi del vero pensa che niuno l'uguagli, certo  stato detto per me. Ora ho visto la vostra immensit. Misero me, se io non fossi venuto alla vostra porta! Sarei in pericolo di venir per sempre deriso dai veri savi".
Rispose Zo, il dio del Mare del Nord: "A una rana del pozzo non si pu parlare del mare: non vede oltre la sua buca. A un insetto della state non si pu parlare del ghiaccio: conosce solo la sua stagione. A un letterato di mente stretta non si pu parlare del Tao:  prigioniero della sua dottrina. Ora tu sei uscito dalle tue sponde, hai veduto il gran mare, conosci la tua miseria, e io posso parlare a te dei grandi principii.
Di tutte le acque sotto il cielo, nessuna  grande quanto il mare. Mille e mille fiumi vi sboccano senza posa, e non cresce; consuma le sue acque senza posa e non scema. Primavera e autunno non gli portano cangiamenti: nulla sa di inondazioni e siccit. Cos  immensamente superiore a tutti i fiumi. Per non me ne glorio, perch paragono la mia forma al cielo e alla terra e ho ricevuto la vita dagli Yin e Yang. Tra cielo e terra io sono solo come un sasso o un arbusto su un gran monte, che appena si scorge. Di che potrei gloriarmi?
Tutta la terra paragonata a quanto sta fra cielo e terra non  che un mucchio di pietre in una gran palude. L'Impero di Mezzo paragonato a tutta la terra  pi piccolo di un grano di riso in un granaio. Delle miriadi di creature l'uomo  una. Di tutti gli uomini che abitano le nove province della terra, si nutrono di grano, vanno su barche o su carri, il singolo  uno. In confronto alla infinit delle cose non  egli come la punta di un pelo sul mantello di un cavallo?"
 Piccolezza e grandezza
"Devo dunque," disse il dio dell'Ho, "considerare cielo e terra come grandi, la punta di un pelo come piccola?".
Rispose Zo, il dio del Mare del Nord: "No. Estensione non ha limiti; tempo non si ferma; sorte non ha norma; divenire non ha certezza. Cos guarda il savio lo spazio e non stima dappoco il piccolo, importante il grande; sapendo che l'estensione non ha limiti. Guarda il passato e il presente, non si attrista del passato n giubila del presente; sapendo che il tempo non si ferma. Guarda l'andar su e il calare, non si rallegra del successo; non si scoraggia dell'insuccesso; sapendo che sorte non ha norma. Guarda il corso delle cose, non s'inebria della vita, non si dispera della morte; sapendo che divenire non ha certezza.
Ci che l'uomo sa  meno di quello ch'egli non sa, e il tempo da che egli vive  meno di quello trascorso prima. Se prende il piccolissimo per misurare il grandissimo cade in errore e confusione, e non giunge allo scopo. Guardando le cose a questo modo, come so io che la punta di un pelo  abbastanza piccola da rappresentare il piccolissimo, e cielo e terra abbastanza grandi da rappresentare il grandissimo?".
 Ammaestramento
Il dio dell'Ho disse: "I filosofi del mondo dicono: - il piccolissimo non ha forma, il grandissimo  incommensurabile -  realmente cos?".
Zo, il dio del Mare del Nord, rispose: "dal piccolo guardando il grande, il grande non viene compreso; dal grande guardando il piccolo, il piccolo non  veduto distintamente. Il piccolissimo  piccolezza nel suo estremo grado; il grandissimo  grandezza nella sua figura maggiore. Ma piccolo e grande tutte e due presuppongono una forma corporale. Dove non  forma corporale non  possibilit di divisione numerica; dove non  possibile abbracciare una grandezza, non  possibilit di valutazione numerica. Ci di cui si pu parlare  la cosa grande; ci di cui si pu ragionare  la cosa piccola. Ci che parole o ragionamenti non possono raggiungere, non ha nulla che fare con piccolezza o grandezza.
Perci il savio non ascrive a sua virt di amore e piet se l'opere sue non nuocono ad altri. Non cerca guadagno, ma non spregia chi lo cerca. Non mira a beni, ma non se l'ascrive a merito. Non chiede aiuto ad altri, ma non si pregia di indipendenza, e non disprezza chi si fa aiutare. Opera diversamente dal volgo, ma non se l'ascrive a pregio di singolarit; e se altri seguono la maggioranza non li spregia quali ipocriti. Gli onori e vantaggi del mondo non sono stimolo per lui; le pene e vergogne del mondo non sono disgrazia. Egli sa che ragione e torto non si possono distinguere, che piccolo e grande non si possono determinare.
Ho sentito dire: "l'uomo del Tao non ha fama; perfetta virt non ha successo; il perfetto non sa di esserlo. Questa  la pi alta cima che la sorte concede toccare".
 Nella luce del Tao
Il dio dell'Ho chiese: "Come distinguiamo allora sia dentro sia fuori delle cose tra valore e nonvalore, tra grande e piccolo?"
Zo del Mare del Nord rispose: "Se noi guardiamo nella luce del Tao non c' n valore n nonvalore. Guardando dalle cose ciascuna tiene s per nobile e l'altre per vili. Guardando dalla comune opinione, valore e nonvalore non dipendono dalle cose per s stesse.
Guardando dalla relazione, se noi diciamo grande una cosa perch  maggiore di un'altra, non c' nulla nel mondo che non sia grande; e allo stesso modo nulla che non sia piccolo. Sapere che cielo e terra sono un chicco di riso, che la punta di un pelo  una montagna - questa  la conoscenza della relazione.
Guardando alla funzione, se noi riconosciamo a ciascuna cosa la funzione ch'essa compie, non c' nulla che non abbia la sua; e nulla che non ne sia priva se riguardiamo a quella ch'essa non compie. Sapere che oriente e occidente sono invertibili e tuttavia necessari - questa  la conoscenza della funzione.
Guardando dal valore, se noi diciamo una cosa buona o cattiva perch si dice buona o cattiva, non c' nulla nel mondo che non sia buono, nulla che non sia cattivo. Sapere che il re Yao e il tiranno Kie, ciascuno s stimava buono e l'altro cattivo - questa  la conoscenza della norma.
Perci: voler riconoscere il giusto e non l'ingiusto, l'ordine e non il disordine, mostra difetto di cognizione dei principii del Cielo e della Terra e della condizione delle cose.  come riconoscere il Cielo e non la Terra; come riconoscere L'Yin e non voler sapere dell'Yang.  manifesta contraddizione. Chi tuttavia cos si ostina se non  stupido  un sofista.
Imperatori in vario modo rinunziarono al trono, dinastie in vario modo ebbero durata. Se uno non opera conforme ai tempi e si scosta dalle consuetudini  detto un giusto. Con tua pace, o dio dell'Ho, con tua pace: come vuoi tu conoscere la porta di valore e nonvalore, la casa di grandezza e piccolezza?"
"Bene"; disse il dio dell'Ho, "ma che devo io fare, che devo non fare? come devo guidarmi nell'accettare o ricusare, nel perseguire o lasciar andare?"
Zo del mare del Nord rispose: "Guardando dal Tao che cos' valore? che cos' nonvalore? Non sono che estremi di un medio livello. Non tenerti con pertinacia in contrasto col Tao. Che cos' poco? che cos' molto? Sono parole mutevoli come doni secondo li considera chi ringrazia o chi dona. Non essere unilaterale, che tu non devii dal Tao! Sii rigido come un principe che si tiene imparziale. Sii prudente come lo spirito tutelare del paese che quando gli si fa sacrifizio non concede con parzialit la sua benedizione. Sii di mente ampia come lo spazio: le sue direzioni non hanno limiti, e non formano campi chiusi. Abbraccia tutte le cose nel tuo amore, senza predilezione, senza favore. Questo  essere incondizionato, aver pari tutte le cose, essere fuori della divisione".
 La perla dello sputo
L'unipede invidia il millepiedi; il millepiedi il serpente; il serpente il vento; il vento l'occhio; l'occhio la mente.
L'unipede disse al millepiedi: "io saltello col mio unico piede e a stento vo innanzi. Tu hai al tuo comando millepiedi; come fai a muoverli tutti?"
Il millepiedi rispose: "Non  cos. Non hai mai visto un uomo sputare? Il grosso dello sputo  come una perla, le parti pi minute vengono gi come un nembo di nebbia in goccioline innumerevoli. Cos io pongo in moto il congegno datomi dal Cielo, senza sapere come io fo".
Il millepiedi disse al serpente: "Con tutta la moltitudine dei miei piedi io non cammino pi in fretta di te che non hai nessun piede. Come va?"
Il serpente rispose: "I modi di muoverci con i congegni che ci ha dati il Cielo non si possono mutare. Come potrei io fare uso di piedi?"
Il serpente disse al vento: "Io vo innanzi movendo schiena e costole, mezzi visibili di locomozione. Ma voi, Signore, vi levate mugghiando dal Mare del Nord e mugghiando vi precipitate nel Mare del Sud senza alcun mezzo visibile. Come va?"
Il vento rispose: "S. Io mi levo mugghiando dal Mare del Nord e precipito mugghiando nel Mare del Sud. Ma chi pu chiamarmi e guidarmi  mio superiore, sebbene io possa spezzare i pi grandi alberi e abbattere le pi grandi case. Perci chi non pu essere vinto dalla moltitudine degli inferiori, quegli  un gran vincitore. Supremo vincitore pu essere soltanto il savio".
 La rana della fonte
Il filosofo Kung Sun Lung disse al principe Mau di We: "da giovane io imparai le dottrine degli antichi re, adulto ho fatto profitto nella conoscenza di amore e giustizia. Conosco concordanza e opposizione; so separare gli attributi dalle sostanze, affermazione e negazione, possibilit e impossibilit, tutte le varie scuole del pensiero ho studiato con fatica, e mi sono reso padrone delle dottrine di tutti i maestri. Penso che sono arrivato a comprendere ogni cosa. Ma ho udito ora le parole di Ciuang ze e mi hanno sconcertato e sorpreso enormemente. Non so se egli non  capace di esprimere correttamente il suo pensiero, o se la mia intelligenza non pu seguirlo. In questo momento mi mancano proprio le parole, e mi permetto chiederne spiegazione a voi".
Il principe Mau si appoggi al tavolino, respir profondamente, alz gli occhi al cielo, sorrise e disse: "Non sapete la novella della rana della vecchia fonte, e come disse alla tartaruga del Mare d'Oriente? Disse: "La mia felicit quanto  grande! Io salto sul parapetto della fontana. Se voglio ridiscendere posso riposarmi sui rotti mattoni della parete. Entro nell'acqua, raccolgo le gambe, tengo su il mento; scavo nel fango e vi affondo fin che i miei piedi ne sono coperti. Se guardo intorno vedo che dei gamberi, granchiolini e girini, nessuno ve n' capace di fare altrettanto. A questo modo avere a disposizione tutta l'acqua della pozza e a piacimento godersi intieramente la vecchia fontana, questa  la suprema felicit. Perch, Maestro, non venite qualche volta e entrate voi stesso a vedere?" Ma la tartaruga del Mare d'Oriente non aveva ancora messo in acqua il pi sinistro, che gi il dritto era rimasto preso. Cautamente si ritir, e alla rana raccont tutto del mare, e disse: " grande pi di mille miglia, e ottomila cubiti non basterebbero a toccarne il fondo. Quando ai tempi di Y nove anni su dieci durarono le inondazioni, le sue acque nulla crebbero; quando ai tempi di Tang sette anni su otto vi fu siccit, le sue sponde non videro l'acque abbassarsi. Nessun cangiamento deriva al mare da cause che operino per lungo o per breve tempo, n le sue acque si avanzano o ritirano per aggiunta o sottrazione qualsiasi. E questa  la gran contentezza che d il Mare d'Oriente". Quando la rana della vecchia fonte sent questo, fu colta da spavento e da stupore e perdette i sensi dalla sorpresa.
E voi, la cui scienza non arriva a comprendere i limiti della affermazione e della negazione, volete farvi un concetto delle parole di Ciuang ze. Questo  voler che una zanzara tiri un monte o che un millepiedi corra a gara con l'Ho. Sono cmpiti evidentemente superiori alle loro forze. E voi, la cui scienza non arriva a comprendere i termini usati nella discussione dei pi profondi soggetti, fate mostra a ogni occasione delle vostre sottigliezze. Non vi comportate come la rana della vecchia fonte? Ciuang ze ora pianta i suoi piedi sulle Fonti Gialle (sottoterra), e ora si leva alle pi alte cime del Cielo. Non conosce n Sud n Nord; si lancia liberamente in ogni direzione, e si perde in profondit insondabili. Non conosce n Oriente n Occidente, parte dall'abisso pi oscuro e ritorna alla pi chiara intelligibilit. Se voi, Signore, nel vostro stupore vi accostate al suo pensiero e lo ricercate per trovare materia a discussione; questo  come guardare il cielo con un tubo o voler coprire la terra con la punta di una lesina. Mezzi sproporzionati. Andata, andate, Signore! Non avete udito degli scolari di Sciauling e quello che gli capit in Hantan? Che erano andati per imparare, e prima di aver imparato quello per cui erano andati avevano disimparato quello che prima sapevano nel loro paese; e vi furono rimandati su loro mani e ginocchi? Ora se voi non andate c' a temere che perdiate le vostre vecchie abilit e roviniate la vostra professione".
Kung Sun Lung stava a bocca aperta, n era capace di chiuderla; la sua lingua aderiva al palato. Si ritir e corse via.
 Ciuang ze e la tartaruga
Ciuang ze pescava nel fiume Pu. Mandati dal re di Ci vennero a lui due grandi ufficiali con questo messaggio: "Desidero affidarvi il governo di tutto il mio regno".
Ciuang ze senza guardarsi intorno seguit a tenere la sua canna, e disse: "ho inteso dire che v' in Ci un divino guscio di tartaruga. Da tremila anni la tartaruga  morta, e il re serba il guscio in uno scrigno, fra la seta, nel suo tempio dei mani. Era meglio per la tartaruga morire e lasciare il suo guscio cos onorato, o sarebbe stato meglio per lei vivere e seguitare a tirarsi dietro nel fango la sua coda?"
I due ufficiali dissero: "sarebbe stato meglio per lei vivere, e tirarsi dietro nel fango la sua coda".
"Andate per la vostra strada! Anch'io voglio seguitare a tirarmi dietro nel fango la mia coda".
 La Civetta e la Fenice
Hui ze era ministro nello stato di Liang. Ciuang ze and per visitarlo.
Qualcuno ne rifer a Hui ze dicendo: "Ciuang ze  venuto per soppiantarvi nel vostro ufficio".
Per tre giorni e tre notti spaventato Hui ze lo fece ricercare in tutto il regno. Ciuang ze venne a lui e disse: "C' nel Sud un uccello che si chiama la giovine Fenice. Lo conosci? Questa giovine Fenice si leva dal Mare del Sud e vola al mare del Nord. Non si posa che sulla bignonia, non mangia che il frutto della melia azerdarach, e non beve che alle pi pure sorgenti. Una civetta che aveva trovato un putrido sorcio, quando la Fenice le pass sul capo la guard e gitt un iroso strido. - E tu nel tuo possesso del regno di Liang vuoi ora spaventarmi con un simile grido?".
 La contentezza dei pesci
Ciuang ze e Hui ze passeggiavano sul ponte dell'Hao.
Ciuang ze disse: "vedi le trote come guizzano fuori e giuocano! - questa  la contentezza dei pesci".
"Tu non sei un pesce" disse Hui ze, "come fai tu a sapere in che consiste la contentezza dei pesci?"
"Tu non sei io" rispose Ciuang ze "come fai tu a sapere che io non so in che consiste la contentezza dei pesci?"
E Hui ze: "Io non sono tu e certo non ti conosco. Ma tu non sei un pesce e non conosci la contentezza dei pesci".
Disse Cuiang ze: "Ritorniamo alla prima questione. Tu hai detto: - come fai a sapere in che consiste la contentezza dei pesci? - Tu sapevi che io la conosco, e tuttavia mi hai fatta questa domanda. Ebbene, io la conosco dalla mia propria contentezza passeggiando sul ponte dell'Hao".
 La felicit
C' sotto il cielo la perfetta felicit o non c'? C' una via di salute? Che cosa si deve fare? Che cosa osservare? Che cosa evitare, a che mirare? A che ricorrere, da che fuggire? In che cosa riporre la felicit, in che cosa la infelicit?
Quello che il mondo onora sono ricchezze, dignit, lunga vita, destrezza. Quello in che si compiace  sanit, ricca nutrizione, vestiti fini, piaceri della vista, piaceri dell'udito. Quello che il mondo spregia  povert, bassezza, morte precoce e inabilit.  tenuta per infelicit la poca salute, il non aver sazia la bocca di buoni sapori, non involgere il corpo in bei vestiti, non deliziare gli occhi e l'udito in bei colori e gradevoli suoni. Afflizione e timore accora quelli che sono privi di queste cose. La loro sollecitudine  tutta per il corpo - non sono imbecilli?
I ricchi si amareggiano la vita con aspro lavoro accumulando pi beni di quanto possono consumare. Nella loro sollecitudine per il corpo lo rendono cosa esterna a loro. Quelli che cercano onori prolungano dal d nella notte il loro inquieto pensiero su ci che pu loro giovare o no. Nella loro sollecitudine per il corpo lo trattano come se fosse cosa esteriore.
La nascita dell'uomo  la nascita della sua doglia; e se viene a tarda et  stupido e debole, e maggiore si fa l'ansia sua di non morire - quanta amarezza! Nella sua sollecitudine per il corpo rimane lungi dalla mta.
Io non so se ci che il volgo fa, se ci che ha per felicit  veramente felicit o no. Io vedo gli uomini perseguirla, tener dietro alle loro mire come determinati alla morte pur di raggiungerla, come se nulla potesse trattenerli nella loro corsa; eppure per me non sarebbe felicit. Ma c' o non c' la felicit? Io considero farnulla essere la vera felicit; precisamente quello che il volgo ritiene un gran male. Perci  detto: "massima felicit  assenza di felicit, massima fama  essere senza fama". Certo la ragione e il torto non possono venir determinati in conformit al volgo; ma questo farnulla pu esso determinare ragione e torto. Perfetta felicit e conservazione di vita pu venir raggiunta soltanto con questo farnulla. Cercher di spiegarmi: - Il Cielo non fa nulla, e di qui la sua serenit; la Terra non fa nulla, e di qui la sua sicurezza. Dalla unione di questi due farnulla tutte le cose procedono. Come vasto, come impercettibile questo processo! Paiono venire dal nonessere! Come impercettibile, come vasto! - non ha visibile immagine! Tutte le creature nella loro inesauribile variet crescono da questo farnulla. Perci  detto: "Cielo e terra non fanno nulla, e non c' nulla ch'essi non facciano". Ma quale degli uomini pu raggiungere un tale farnulla?
 Quando mor la moglie di Ciuang ze
Quando mor la moglie di Ciuang ze, Hui ze and per condolersi. Ciuang ze sedeva per terra con le gambe aperte distese, e cantava tamburinando sulla bacinella.
"Quando una donna" disse Hui ze "ha vissuto col suo marito e gli ha allevati i figli, e poi nella sua tarda et muore, non piangerla mi pare che basti. Ma ancora come tu fai tamburinare la bacinella e cantare, non  troppa stranezza?"
"Non  cos", rispose Ciuang ze. "Appena mor potevo non lasciarmi sopraffare dal dolore? Ma riflettei sul principio della sua esistenza, oltre il tempo della sua nascita, oltre il corpo, oltre lo spirito. Avvenne nell'immenso e nell'invisibile un mutamento, e ci fu lo spirito, lo spirito ebbe corpo, il corpo nascita. Ora di nuovo c' un mutamento, e lei  morta. Cos le quattro stagioni, da primavera ad autunno, da estate a inverno. Ora giace con la sua faccia al cielo, e dorme nella Grande Camera (tra cielo e terra). Se io singhiozzassi e piangessi, sarebbe non comprendere la sorte. Perci me ne astengo".
 Maestro Deforme e maestro Unipede
Maestro Deforme e maestro Unipede guardavano i tumuli dei morti nel cimitero di Cuenlin, dove riposa l'imperatore della Terra gialla. Subitamente un tumore cominci a crescere nel loro polso sinistro, e parvero preoccupati, come se ne avessero dispiacere. Il primo disse al compagno: "Hai paura?". "No" rispose questi, "perch dovrei aver paura? La vita  in prestito. La forma vivente cos prestata non  che polvere. Vita e morte sono come giorno e notte. Tu ed io guardavamo quelli che sono passati per il loro cangiamento. Se il mio cangiamento viene a me, perch dovrei ripugnarvi?".
 Ciuang ze e il teschio imbianchito
Quando Ciuang ze and a Ci vide un teschio vuoto, imbianchito bens, ma che conservava ancora la sua forma. Lo tocc col suo frustino e disse: "Nella tua avidit di vita, signor mio, lasciasti la via della ragione, e venisti a questo? O portasti alla rovina un regno e l'ascia ti ridusse a questo? O fu una malvagia condotta che port disgrazia sui tuoi parenti, la tua moglie e i tuoi bimbi? O i rigori del freddo e della fame? O fu che il tuo termine di vita era compiuto?".
Dette queste parole, prese il teschio e se ne serv per cuscino quando and a dormire.
A mezzanotte il teschio gli apparve in sogno e disse: "Tu hai parlato come un rtore. Tutte le tue parole riguardano gli affanni degli uomini nel tempo della loro vita. Nella morte non c' nulla di simile. Vuoi udire della morte?".
"S" rispose Ciuang ze.
Il teschio disse: "Nella morte non c' principe n suddito. Non cangiamento di stagioni. Tranquillo e dolce il nostro tempo  quello di cielo e terra. Nessun re sul trono ha felicit pari alla nostra".
Ciuang ze non gli credette, e disse: "Se io ottenessi dal Re del Destino che il tuo corpo tornasse in vita con sue ossa e carne e pelle, e ti fossero ridati padre e madre, con moglie e figli, amici e conoscenti - non saresti contento?".
Il teschio lo fiss con occhi spalancati, aggrott le ciglia, e disse: "Come potrei gettar via la mia regale felicit, e sobbarcarmi novamente alle pene della vita fra gli uomini?".
 Se lo pu il vino quanto pi il cielo!
Lia ze disse a Yin, la guardia di confine: "il perfetto cammina sott'acqua senza impedimento, passa sul fuoco senza bruciare, e spazia nell'aria senza timore. Come giunge a questo?"
La guardia Yin rispose: "Vi giunge conservando assoluta purezza. Non si tratta di ardire o destrezza. Siedi, te lo spiego.
Ci che ha forma, suono, colore,  una cosa. In questo sono uguali le cose: che nessuna pu raggiungere l'essere primigenio che  aldil di esse: sono soltanto ci che paiono. Ma l'uomo pu giungere ad essere senza forma e immutabile. Giunto a questa perfezione, come potrebbero le cose impedirlo? Persevera nella sua legge e sta celato nell'infinito occulto. Abbraccia principio e fine d'ogni cosa. Raccoglie a unit la sua natura nutrendone le sue forze vitali, concentra la sua virt e penetra nella fucina della creazione. Cos, col suo divino integro, con lo spirito senza crepa, come possono le cose entrare in lui?
Un ubbriaco che cade dal suo carro, rester ferito, ma non muore. Le sue ossa e giunture sono come quelle degli altri, ma il danno suo  differente: il suo spirito non  tocco. Non sa di essere salito sul carro, n sa di esserne caduto. Morte e vita, apprensione e spavento non entrano nel suo petto; cos resta nel cuore illeso.
Pu il vino fare questo, quanto pi il Cielo! Il savio  nascosto nel Cielo, e nulla pu offenderlo".
 Il barcaiolo
Yn Yun disse a Confucio: "quando io passai la rapida di Ciang Scen, il barcaiolo maneggiava la barca come uno spirito. Gli domandai se tale abilit si poteva imparare". "Si pu", rispose. "Buoni nuotatori imparano presto; quanto ai palombari, senza aver mai visto una barca la maneggiano a tutta prima". Non mi disse ci ch'io domandavo; volete spiegarmi il suo pensiero?"
Confucio rispose: "Buoni nuotatori imparano presto - dimenticano l'acqua. Quanto ai palombari che senza aver mai visto una barca la maneggiano a tutta prima, essi guardano l'acqua come fosse il pendio d'un colle, e il capovolgersi della barca come l'andar indietro di un carro. Capovolgimenti o arretramenti ne hanno visti molti, senza preoccuparsene. Dovunque vadano si sentono sicuri".
 Il sacerdote e i porci
Il sacerdote dei sacrifici nel suo scuro e lungo abito and al porcile e disse ai porci: "Perch ricalcitrate alla morte? Per tre mesi vi ingrasser. Poi per dieci giorni io far penitenza e per tre giorni vigilia. Vi preparer stuoie di paglia bianca. Porr le vostre schiene e le vostre code su piatti intagliati. Non vi basta?".
Poi riflett dal punto di vista dei porci e disse: "meglio sarebbe nutrirci con crusca e pula e lasciarci nel porcile".
"Ma", aggiunse, tornando al suo proprio punto di vista, "per aver carrozze e abiti fini in vita, si morirebbe di mala morte".
La sorte ch'egli dal punto di vista dei porci rifiutava, era quella che sceglieva per s stesso. Perch cos differente dai porci?
 Lo spirito delle paludi
Il duca Hun era a caccia presso una palude, e Kun Ciung guidava la vettura. Vide uno spirito.
Prese la mano di Kun Ciung e disse: "Cosa vedi, padre Ciung?"
Questi rispose: "Non vedo nulla".
Al ritorno il duca disse parole senza senso. Fu ammalato e per parecchi giorni non usc.
Tra gli ufficiali di Tsi c'era un Huang ze Kao Ao, il quale disse al duca: "Vostra grazia si fa danno; come potrebbe uno spirito farvi male?"
Disse il Duca: "Ma, gli spiriti, ci sono?"
L'altro rispose: "Ci sono. Nei laghi di monte c' il L; presso il focolare il Cie; nel monte della spazzatura presso la porta c' il Deiting; nelle bassure del nordest il Peia, e il Walung salta intorno; nelle bassure del nordovest abita il Yiyang; presso i fiumi il Wangsiang; sui colli il Kwei; nei deserti il Frangwang; nelle paludi il Weitho".
Il duca domand: "Ditemi, com' il Weitho?"
Huang ze rispose: " grosso come una ruota di carro, e alto quanto un timone. Porta una veste violetta e un berretto rosso. Non pu sentire tuono n rumore di ruote; e quando l'ode si piglia il capo nelle mani e sta ritto. Chi lo vede diventa il principe dei principi".
Il duca Hun dette in uno scoppio di risa, e disse:
"Proprio questo fu quello ch'io vidi".
Si aggiust vesti e copricapo e si fece sedere accanto Huang ze. Prima che la giornata finisse, la sua malattia era svanita, non sapeva come.
 Ammaestramento del gallo lottatore
Ki Hsing ze ammaestrava per il re un gallo lottatore.
Dopo dieci giorni il re chiese se il gallo era pronto. "Non ancora," rispose Ki, "sguita a esser vano, litigioso, orgoglioso".
Dopo altri dieci giorni il re chiese di nuovo. "Non ancora" rispose Ki, sguita a rispondere alla voce e alla vista di altri galli".
Dopo altri dieci giorni il re chiese di nuovo. "Non ancora" rispose Ki, "sguita a mostrare ira e irrequietudine".
Quando furono passati altri dieci giorni e il re chiese di nuovo, Ki rispose: "Ora  pronto. Altri galli possono cantare, lui non se ne cura. Se tu lo guardi lo diresti di legno. La sua virt  perfetta. Nessun gallo oser competere con lui, bens fuggir da lui".
 Il vecchio della cascata
Confucio osservava la cascata presso la gola di Lu, che cade da un'altezza di 240 cubiti, e i cui spruzzo volava a distanza di venti miglia: nel suo gorgo n tartaruga n pesce saprebbe muoversi.
Egli vide per un vecchio che notava in giro in quello, come se per una grave disgrazia desiderasse por fine ai suoi giorni. Confucio fece correre i suoi scolari per salvare l'uomo; e mentre essi avevano fatto qualche cento passi, il vecchio passeggiava con i capelli scarmigliati, pigliandosi diletto e cantando appiedi dell'argine. Confucio and da lui e disse: "Io pensavo che foste un fantasma; ma cos davvicino vedo che voi siete un uomo. Permettete ch'io vi chieda se avete un metodo speciale di trattare l'acqua".
L'uomo disse: "No, nessun metodo speciale. Io cominciai dalla primissima et; adulto divent mia natura, quest'arte; e il mio successo ora  sicuro come il fato. Io entro e vo gi con l'acqua proprio nel centro del suo gorgo, e torno su con essa quando compie il giro del vortice. Io seguo la via che tiene l'acqua, e per me non fo nulla in contrario - questo  il mio modo di trattarla".
Confucio disse: "Che cosa intendete dicendo che voi incominciaste dalla primissima et a imparare quest'arte; che da adulto divent vostra natura, e che il vostro successo ora  sicuro come il fato?"
L'uomo rispose: "io nacqui fra questi colli e son vissuto contento fra essi; ecco perch ho detto che dalla primissima et io ho praticato quest'acqua. Sono cresciuto qua, e felicemente ho avuto dimestichezza con quest'acqua, ecco perch ho detto che il modo di trattarla  diventato mia natura! Io non so come faccio, pure lo faccio - ecco perch ho detto che il mio successo  sicuro come il fato".
 L'albero buono a nulla e l'oca che non sa schiamazzare
Ciuang ze camminava per i monti. Vide un grand'albero ricco di gran rami e fronde. Un taglialegna v'era accanto, ma non l'avrebbe toccato, e chiesto del perch rispose che non era buono a nulla.
Ciuang ze disse ai suoi discepoli: "a quest'albero perch non  buono a nulla  concesso di vivere il termine naturale dei suoi anni".
Lasciati i monti, il Maestro alloggi nella casa di un vecchio amico. Fu contento il vecchio amico di vederlo, e ordin al servo di ammazzare un'oca. Il servo disse: "Una schiamazza e l'altra no - quale devo ammazzare?" L'ospite rispose: "Ammazza quella che non sa schiamazzare".
Il giorno dopo i discepoli dissero a Ciuang ze: "Ieri nei monti all'albero perch buono a nulla  concesso di vivere il termine naturale dei suoi anni; l'oca dell'amico per non essere buona  morta. Cos' da preferire, Maestro?"
Ciuang ze rise e disse: "Se io dicessi che preferisco tenere il mezzo fra utilit e inutilit, parrebbe questa la giusta posizione; ma non  cos, perch non eviterei guai. Ma chi si affida al Tao e sua virt e ivi trova il suo bene,  al sicuro. Egli  superiore a lode e biasimo; ora come il drago ora come il serpente; secondo i tempi si muta ed  alieno da azioni partigiane; ora in alto e ora in basso, in armonioso equilibrio; si spazia con l'Autore d'ogni cosa. Tratta le cose come cose, ma non si lascia dalle cose ridurre a cosa - come potrebbe venir involto in guai?
Altrimenti avviene a chi d importanza alle cose e agli insegnamenti e alla pratica delle umane relazioni. Dove  unione  divisione; dove successo, rovescio; dove spigoli vivi, uso di lima; dove onore, critica; dove azioni, insuccesso; dove scienza, progetti; dove inferiorit, dispregio. Come potrebbe esservi sicurezza in tali condizioni? - Che la vostra dimora sia nel Tao e sua virt!".
 Il viaggio al regno della virt
I Liao, un ufficiale di Sci Nan, visit il principe di Lu. Il principe era triste; e I Liao chiese il motivo della sua tristezza.
Il principe di Lu disse: "Ho studiate le vie dei precedenti re; coltivo l'eredit dei miei predecessori. Venero i mani e onoro gli uomini di valore. Con devozione vi attendo, e senza dimenticarmene un momento. Pure non evito la infelicit; ed  questo che mi fa triste".
"I mezzi che vostra Altezza adopera per evitare la infelicit", disse I Liao, "sono superficiali. La magnifica volpe e l'elegante screziato leopardo abitano nelle foreste dei monti e si nascondono nelle loro tane fra le roccie - in gran quiete. Solo di notte escono fuori; di giorno restano nei loro covili - con gran prudenza. Anche se patiscono fame o sete, sopportano - in gran quiete. Cauti si tengono divisi dagli uomini, e cercano loro nutrimento intorno al Kiang e all'Ho - con gran risolutezza. Pure non sfuggono alla rete o alla trappola. Quale colpa  la loro?  la loro pelle che gli porta la disgrazia.
Non  lo stato di Lu la pelle di vostra Altezza? vorrei che vostra Altezza si strappasse questa pelle, purificasse il suo cuore, mortificasse i desideri, e spaziasse l dove non c' nessuno. Al sud dello stato di Yuo c' un paese che vien detto il Regno della perfetta virt. La gente v' ignorante e semplice; col minimo amore di s e con pochi desideri. Lavorano, ma non mettono in serbo; danno, ma non attendono mercede. Non sanno che sia giustizia, n cerimonia. Strani, eccentrici, come matti, vanno per le grandi vie della giusta condotta. La loro nascita  cagione di gioia; alla morte vengono seppelliti. Vorrei che vostra Altezza rinunciasse allo stato, rinunciasse al mondo, e senza indugio andasse in quel paese".
Il principe disse: "La via  lontana e difficile; vi sono fiumi e monti. Io non ho n barca n carro. Come posso andare?"
Sci Nan soggiunse: "Della rinunzia e della abnegazione vostra Altezza faccia il suo carro".
Disse il principe: "La via  solitaria e lontana, senza anima viva; chi piglier per compagno? Non ho provvigioni; come mi nutrir? - come potr arrivarvi?"
Sci Nan replic: "Scemate le vostre spese, ristringete i vostri bisogni, e anche senza provvigioni avrete abbastanza. Guadate i fiumi, navigate il mare: osservate in giro, non vedete sponda; pi procedete innanzi, meno vicino  il termine del viaggio. Quelli che vi hanno accompagnato alla riva tornano indietro; e voi vi trovate lontano. Cos  che chi possiede uomini ha noie; chi  posseduto da uomini ha tristezze. Cos Yao non volle n possedere n da uomini essere posseduto. E io vorrei sciogliere le vostre noie e guarirvi della vostra tristezza camminando voi nel Tao nel paese del Gran Nulla.
Se uno in barca attraversa un fiume e un'altra barca vuota la viene a urtare, per quanto collerico non si adira. Ma se in quella barca c' una persona grider perch la si scansi. Grida una volta, e quella non ode. Grida ancora, e quella non ode. Grida una terza volta e aggiunge male parole. Nel primo caso la barca  vuota, e nel secondo qualcuno  in essa. Se un uomo pu di s vuotare s stesso nel suo cammino nel mondo, chi potr nuocergli?".
 Ciuang ze il re e di We
Ciuang ze indossava abito rappezzato di rozzo panno, e portava scarpe racconce con legaccioli. Cos pass accanto al re di We.
Il re di We gli disse: "Maestro, siete in tanta miseria?"
"Povert, non miseria!" rispose Ciuang ze. "Quando l'uomo possiede il Tao, non pu trovarsi in miseria. Panni rappezzati e scarpe legate ai piedi sono povert, non miseria. Questo significa che non si  incontrato il tempo adatto. Chi vive oggi sotto cieco principe e ciechi ministri, come potrebbe non essere in miseria?"
 Confucio canta l'ode di Piao Sci
Quando Confucio fu ridotto in grande angustia fra Cen e Ciai, e per sette giorni non ebbe nulla di cotto da mangiare, prese con la mano sinistra un ramo secco, e lo andava battendo con un rametto pure secco che teneva nella destra, cos accompagnandosi mentre cantava l'ode di Piao Sci. Era rumore, non melodia fusa. Il suono del legno e della voce insieme pareva il rumore dell'aratro nel suolo, pure bene rispondeva al sentimento dei discepoli intorno.
Yen Hui, il discepolo prediletto, che stava ritto, con le mani incrociate sul petto, girava gli occhi intorno a osservare il maestro. Confucio, temendo ch'egli stesse per esprimere in modo eccessivo quanto lo venerava o si desolasse per l'amore che gli aveva, disse a Hiu: "Non lasciarsi influenzare dai colpi del destino  facile; non lasciarsi influenzare dal benessere umano  difficile. Ci che non ha principio non ha fine. L'uomo  uno col Cielo. Chi  ora, per esempio, che canta?"
Hui disse: "Mi permetto chiedervi: cosa intendete dicendo che  facile non lasciarsi influenzare dai colpi del destino?"
Confucio rispose: "fame, sete, freddo e caldo, e l'aver la propria via del tutto attraversata - queste sono le azioni di Cielo e Terra, necessarie occorrenze nei rivolgimenti delle cose. Sono accadimenti dei quali noi diciamo che andremo di passo con loro. Il ministro non ricusa di seguire il comando del principe; e se sente questo dovere un ministro, quanto maggiormente dovremmo essere ubbidienti ai comandi del Cielo!"
"Cosa intendete dicendo: non lasciarsi influenzare dal benessere umano  difficile?"
Confucio rispose: "Quando uno ottiene un ufficio, si fa innanzi per ogni verso; grado e emolumento vengono insieme, e senza fine. Ma questi vantaggi non vengono dal proprio io -  destino avere tali beni esteriori. L'uomo superiore non  un ladro; l'uomo di valore non  un furfante - se io preferisco questi vantaggi, cosa sono?".
"Cosa intendete dicendo: ci che non ha principio non ha fine?"
Confucio rispose: "Il cangiamento, sorgere e cadere di ogni cosa procede senza tregua, ma noi non sappiamo chi  che mantiene e continua il processo. Come sappiamo quando un cangiamento ha principio? O quando avr termine? Noi abbiamo semplicemente da aspettare, e null'altro".
"E cosa intendete dicendo: l'uomo  uno col Cielo?"
Confucio rispose: "Dato l'uomo, avete il Cielo; dato il Cielo avete il Cielo. Che l'uomo non possa avere il Cielo,  dovuto alla limitatezza della sua natura. Il savio quetamente passa via col suo corpo, e questo ha la sua fine".
 Il maestro che non parla
Tien ze Fang era alla corte del principe Wen di We e citava spesso Ci Kung.
Il principe We disse: "Ci Kung  il vostro maestro?"
Ze Fang rispose: "No.  un mio vicino. Parla spesso molto giustamente del Tao; per questo io lo cito".
"Non avete dunque nessun maestro?" aggiunse il principe.
"Oh, s,"rispose Ze Fang.
"E chi ?"
" Tung Ko Sciun ze".
"E perch non vi ho mai udito citare le sue parole?"
Ze Fang rispose: " un uomo che ha raggiunto il vero essere. Un uomo all'apparenza, ma come il Cielo. Vuoto d'ogni pensiero di s, si adatta al mondo, e nutre dentro il suo vero. Puro, ma tollerante verso gli altri. Dove sono senza il Tao, il suo contegno  esempio che sveglia; e di conseguenza spariscono i pensieri contrari. Come potrei citare le sue parole?".
Quando Ze Fang usc, il principe Wen rest l'intiero giorno in muto stupore. Chiam poi Lung Licn e gli disse: "Quanto  superiore a noi l'uomo di perfetta virt! Io credetti prima d'ora che il pi alto punto fosse dire le parole della saviezza e sapienza, e operare con amore e giustizia. Ora ho udito del maestro di Ze Fang e il mio corpo  fiacco n ho voglia di muovermi; la mia bocca  chiusa n ho voglia di parlare. - Ci che io ho imparato  stato una contraffazione del vero. S, il mio principato  un impedimento".
 Parole e conoscenza
Wenp Suo ze nel suo viaggio a Ci si ferm qualche tempo a Lu, dove persone di riguardo chiesero di vederlo.
Egli rifiut dicendo: "ho udito che i signori di questi Stati di mezzo si intendono di cerimonie e giustizia, ma sono del tutto ignoranti quanto a conoscenza del cuore umano. Non ho piacere di vederli".
Prosegu per Ci, e fece ritorno. Novamente ristette in Lu, e le medesime persone di nuovo chiesero di vederlo.
Allora egli disse: "Prima domandarono di vedermi, e ora di nuovo domandano. Avranno qualche cosa da darmi".
Usc e ricevette i visitatori. Quando rientr sospirava. Il giorno dopo novamente ricevette, e sospir rientrando.
Gli disse il suo servo: "Tutte le volte che ricevete, rientrate sospirando. Perch?"
"Te l'ho gi detto" rispose "che questa gente degli Stati di mezzo si intende di cerimonie e giustizia, ma  del tutto ignorante quanto a conoscenza del cuore umano. Quelli che sono ora venuti a vedermi, erano tutti compassati e rigidi; nel viso ora misteriosi come un drago ora seri come una tigre. Ora come figli mi facevano delle rimostranze, ora come padri intendevano guidarmi. Per questo sospirai".
Confucio fu a vederlo. Non gli disse una parola.
Ze Lu chiese a Confucio: "da molto tempo, Maestro, avete desiderato di vedere Wenp Suo ze; perch ora quando l'avete visto non gli avete detto una parola?"
Confucio rispose: "Appena il mio occhio lo incontr, il Tao in lui era manifesto. Ogni parola fu superflua".
 Mortale immortale
Yen Hui, il discepolo prediletto, si volse a Confucio e disse: "se voi, Maestro, andate al passo, io vo al passo. Andate al trotto, anch'io trotto. Galoppate, anch'io galoppo. Ma quando via volate e vi lasciate dietro la polvere, non posso che restare e ammirare, dietro di voi".
Il Maestro a lui: "Hui, cosa vuoi dire?"
"Dicendo: se voi andate al passo, io vo al passo, intendo che se voi parlate, io parlo. Dicendo: andate al trotto, anch'io trotto, intendo che se voi dimostrate, anch'io dimostro. Dicendo: galoppate, anch'io galoppo, intendo che se voi parlate del Tao anch'io ne parlo. Ma dicendo: quando via volate e vi lasciate dietro la polvere non posso che restare e ammirare, dietro di voi, intendo significare che voi non parlate e tutti vi credono, voi non parteggiate e tutti vi approvano, voi non li richiamate, e tutti con profitto vi seguono. Tutto ci senza ch'io veda il come".
"Perch non vuoi approfondire la cosa?" disse Confucio. "Nessun maggior dolore che la morte dell'anima. La morte del corpo importa meno.
Il sole sorge a oriente e tramonta a ponente. Ogni cosa ha norma da lui; e ogni essere che ha occhi e piedi da lui dipende per dare opera al suo cmpito. Quando il sole appare c' la vita, quando scompare, la vita scompare.
Cos tutte le creature. Ciascuna ha il suo sole spirituale per cui vive, per cui muore. Se io senza rinnovarmi, nella mia determinata forma corporale mi irrigidisco fino alla fine, conservandomi come una cosa giorno e notte continuamente: n so di questa perenne morte; soltanto so che verr la fine per quanto incerta l'ora; - allora io consumo giorno per giorno la vita, fino che alla morte, mentre siamo spalla a spalla appoggiati, ci troviamo separati per sempre. Non sarebbe una gran tristezza?
Ma tu dirizzi il tuo sguardo a qualcosa di esterno in me, che, quando tu guardi,  gi scomparso. Pure tu lo cerchi come se dovesse ancora esserci - come uno che cerca nel mercato un cavallo gi venduto. Ci che tu in me ammiri  perituro; ci che io in te ammiro  perituro. Ma perch rattristarti? Se anche il mio io mortale perisce, nel mutamento dura ci che  eterno".
 L'estasi di Lao ze
Confucio and a vedere Lao ze. Arriv che aveva appunto terminato il bagno, e lasciava asciugare i suoi capelli scarmigliati. Sedeva senza moto, come rapito al mondo. Confucio quieto attese.
Dopo un poco si fece innanzi e disse: "erano i miei occhi abbagliati, o  proprio cos? Il vostro corpo un poco fa era come il tronco di un albero secco, come se aveste dimenticato il mondo e gli uomini, e dimoraste in solitudine".
Disse Lao ze: "Io spaziavo nel pensiero del principio delle cose".
"Che cosa intendete dire?"
"L'anima mia  inceppata e non pu pensare; la mia lingua  annodata e non pu dire, ma cercher di darti la spiegazione pi chiara che m' possibile. Quando lo stato di Yin era perfetto, tutto era freddo e tranquillo; quando lo stato di Yang era perfetto, tutto era turbolento e agitato. La freddezza e tranquillit veniva dal Cielo, la turbolenza e agitazione veniva dalla Terra. I due stati congiungendosi, ne venne armonia e nacquero le cose. Qualcuno regol e guid ma nessuno ha veduto la sua forma. Crescere e deperire. Pieno e vuoto, tenebra e luce, i cangiamenti del sole e le trasformazioni della luna: tutto ci ha luogo di giorno in giorno, ma non si pu vedere come avviene. La vita ha il suo principio da cui rampolla, e la morte il suo luogo dove ritorna. Principio e fine si danno il cambio senza interruzione, e non si pu conoscere un termine. Se rigettiamo quel qualcuno che regola, chi presiede a tutto questo?"
Confucio disse: "Mi permetto chiedervi del vostro diletto in questi pensieri".
Lao ze rispose: "La comprensione di questo  la cosa pi ammirevole e di maggior diletto. Raggiungerla  farsi perfetto".
Disse Confucio: "Udirei volentieri in che modo si raggiunge".
Lao ze rispose: "Animali erbivori non ricusano mutar pascolo; creature che vivono nell'acqua non ricusano mutare acque. Sopportano tali variazioni senza venir meno alle leggi della loro natura. Chi come uomo raggiunge questo punto, nel suo petto non entrano pi piacere e ira, tristezza e contentezza. Ora ci che si chiama mondo  l'unit di tutte le creature. Per chi raggiunge questa unit e in essa concorda, il corpo con i suoi membri  solo polvere e fango. Morte e vita, principio e fine sono per lui come giorno e notte; non possono inquietarlo; e quanto meno lo turberanno guadagno o perdita, fortuna o disgrazia! Chi rinunzia a cariche e onori,  come se gettasse via fango, poich sa che il suo io  pi nobile di cariche e onori. La nobilt  dell'io, e non va perduta per cangiamenti esteriori. Di pi, innumerevoli sono i cangiamenti e non v' fine. Perch dovrebbe conturbarsene il cuore? Chi raggiunge il Tao intende".
Confucio disse: "O Maestro, la virt vostra uguaglia Cielo e Terra, ma voi avrete udite perfette parole per coltivare il vostro spirito. Quale degli antichi grandi uomini ha potuto pronunciare tali parole?"
Lao ze replic: "Non  cos. Guarda la polla, che l'acqua sorge e trabocca - non fa nulla, ma segue semplicemente la sua natura. Cos  dell'uomo perfetto e sua virt; egli non la coltiva, e nulla sfugge alla sua influenza. Egli  come il cielo che  alto di per s, come la terra che  solida di per s, come sole e luna che splendono di per s. Che bisogno c' di cultura?"
Confucio usc e rifer la conversazione a Yen Hui dicendo: "Nella conoscenza del Tao sono io dappi di un pesciolino nell'aceto? Se il Maestro non avesse levato il velo ai miei occhi, non avrei mai conosciuta la gran perfezione di Cielo e Terra".
 Pi davano agli altri pi possedevano
Kien wu disse a Sunsci Ao: "Voi, Signore, foste tre volte primo ministro e non ne foste orgoglioso; tre volte foste congedato e non ne mostraste afflizione. Dapprima dubitai di voi. Vedo ora come il vostro respiro  calmo. Come fate a padroneggiare cos il vostro cuore?"
Sunsci Ao rispose: "In che cosa sono io dappi degli altri uomini? Quando la carica venne a me, credetti non doverla rifiutare; quando mi fu ritolta, credetti non poterla ritenere. Pensai che acquistarla o perderla non mi faceva quello ch'io sono. Perci non mi rattristai. Questo  tutto. In che cosa fui dappi degli altri uomini? Di pi io non sapevo se l'onore apparteneva alla carica o a me. Se apparteneva alla carica non mi riguardava; se apparteneva a me, non aveva nulla a che fare con la carica. Occupato in gravi e vasti affari non avevo agio di considerare se gli uomini mi onoravano o tenevano a vile".
Confucio ud tutto e disse: "I veri uomini del tempo antico neppure il pi savio potrebbe ritrarli, n la pi bella donna sedurli, n il peggior ladrone potrebbe fargli violenza. N Fu Hi n l'imperatore della Terra gialla per forza varrebbero a ottenerne l'amicizia. Morte e vita sono certamente grandi cose, ma nulla potevano sul loro io; quanto meno onore e guadagno! Cosiffatti poteva il loro spirito trapassare il monte Tai senza trovare impedimento; potevano entrare nelle pi fonde acque senza bagnarsi; potevano vivere in povert e umilt senza averne noia. Avevano cielo e terra. Pi davano agli altri pi possedevano".
 Come si acquista il Tao
Conoscenza camminava verso nord sulle rive di Acquascura e ascese al monte del Segreto Pendio. Incontr Zittofannulla.
"Vorrei farti varie domande" disse Conoscenza: "Che s'ha da pensare, che s'ha da considerare per conoscere il Tao? Dove stare, cosa fare per trovare dimora nel Tao? Donde partire e per qual via per raggiungerlo?"
A queste tre domande Zittofannulla niente rispose. Niente rispose, ma non sapeva rispondere.
Conoscenza non ottenendo risposta torn indietro. Arriv al sud all'Acquabianca e sal il monte Findidubbio. Incontr Sbadatodiscorso e gli fece le domande medesime.
"Ah, s; te lo dir", rispose Sbadatodiscorso.
Ma intanto stava per dire aveva dimenticato ci che voleva dire.
Conoscenza, non ottenendo risposta, ritorn al castello. Incontr l'imperatore della Terra gialla, e fece a lui le domande.
L'imperatore della Terra gialla disse: "Niente s'ha da pensare, niente considerare, per conoscere il Tao; in nessun luogo stare, nulla fare per trovar dimora nel Tao; partir da nessun luogo, seguir nessuna via per raggiungerlo".
Conoscenza allora disse all'imperatore della Terra gialla: "Noi due lo sappiamo, quei due non lo sanno. Chi ha ragione?"
Rispose l'imperatore della Terra gialla: "Zittofannulla ha proprio ragione; Sbadatodiscorso vi s'avvicina; tu ed io siamo ben lontani".
"Perch ne siamo ben lontani?"
"Zittofannulla ha ragione, perch ignora le questione. Sbadatodiscorso vi s'avvicina, perch dimentica. Io e tu ne siamo ben lontani, perch conosciamo".
Sbadatodiscorso ud e consider come l'imperatore della Terra gialla parlava da uomo saputo.
 La canzone di Pe I
Nia Kuo interrog Pe I intorno al Tao.
Pe I rispose: "Domina il corpo e mira all'uno, e la pace del Cielo verr a te. Raccogli il tuo sapere e rintraccia l'uno, e lo spirito verr e abiter con te. La virt ti dar bellezza e il Tao sar la tua dimora. Allora il tuo sguardo  quello del vitellino appena nato, e non chiedi pi di causa o ragione".
Prima che avesse finite queste parole, l'altro s'era addormentato.
Pe I fu molto contento, e se n'and cantando per via:
"Il suo corpo legno secco
Ed il cuore cenere spenta.
 nel vero il suo pensiero,
Non indaga pi il mistero.
Trova pace in fonda notte,
Pensiero e desio sono a riva.
Che sorte d'uomo  costui?"
 Propriet
Il re Scin domand a Ceng: "Posso acquistare il Tao e tenerlo come cosa mia?"
Ceng rispose: "il vostro corpo non  cosa vostra; come potreste tenere per vostro il Tao?"
"Se il mio corpo non  mio" replic Scin "a chi appartiene?"
"Il vostro corpo" rispose Ceng " la forma affidata a voi da Cielo e Terra. La vostra vita non  vostra:  la fusa armonia a voi affidata da Cielo e Terra. La vostra individualit non  vostra;  affidata a voi da Cielo e Terra perch a loro si conformi. I vostri discendenti non sono vostri: sono le spoglie a voi affidate da Cielo e Terra.
Voi camminate, e non sapete che  che vi muove; vi fermate e non sapete che  che vi sostiene. Mangiate, non sapete che  che vi d il gusto - tutto avviene per la forte virt di Cielo e Terra. Come potrete tenere per vostro il Tao?"
 Il Gran Conseguimento
Confucio disse a Lao ze: "Poi che oggi avete agio, vorrei domandarvi del perfetto Tao".
Lao ze rispose: "Purifica il tuo cuore con digiuni e vigilie! Lava il tuo spirito come bianca neve! Rinunzia al tuo sapere! Il Tao  fondo, e difficile a raggiungere con parole. Te ne dar un'idea.
Vasto sapere non porta alla sua conoscenza. Dimostrazioni non fanno scienza. Il savio vi rinunzia. Con aggiunte non lo accresci, con sottrazioni non lo diminuisci: questo ne afferma il savio. Fondo come il mare! Grande tanto che ogni termine  un principio! A ogni essere d senza esaurirsi; determina le vie dei sovrani aldil di loro; tutte le creature sono da lui - questo  il Tao.
Da questa radice considerata, la vita  solo il soffio di un sospiro, e tutte le creature, muoiano vecchie muoiano giovani, vivono un attimo, insufficiente a fare la parte di un buon Yao o di un tristo Kie.
Alberi e arbusti hanno loro fissi ordini.
Gli ordinamenti umani sono pi difficili. Quando il savio gli incontra, non vi s'oppone; quando sono passati non cerca ritenerli. Corrispondere ad essi con determinazione  virt; con spontaneit  Tao. Cos furono grandi i sovrani, sorsero i re.
La vita degli uomini fra cielo e terra  come un bianco cavallo che passa un crepaccio e vi scompare. Con spume e brio tutti vengono alla luce; zitti e quieti tutti rientrano. Un cangiamento, nascono; un altro cangiamento, muoiono. I vivi se ne rattristano; se ne dolgono le generazioni; pure  la rimozione dell'arco dalla guaina,  la spoglia naturale che si vuota del suo contenuto. L'anima entra, confusa, nel cangiamento e si congeda; il corpo la segue. Questo  il Gran Ritorno.
Che il visibile viene dall'invisibile e all'invisibile ritorna  cosa che tutti gli uomini sanno.  cosa di che tutti gli uomini discorrono. Chi  alla mta non ne discorre. Chi ne discorre non  alla mta. Veder chiaro non vale - meglio  il silenzio che la dimostrazione. Il Tao, orecchio non l'ode - meglio chiudere gli orecchi che ascoltare. Questo  il Gran Conseguimento".
 Dov' il Tao
Tung Kuo ze chiese a Ciuang ze: "Ci che chiamate Tao dove si trova?"
Ciuang ze rispose: "In ogni luogo".
"Dammi un esempio" disse Tung kuo ze.
" qui in questa formica".
"Dammi un esempio pi basso".
" in questa gramigna".
"Ancora pi basso!"
" in questo coccio".
"Pi basso ancora!"
" in questa merda".
Tung Kuo rest in silenzio.
"La tua domanda, maestro mio", disse Ciuang ze, "non tocca l'essenziale. Mi fai venir in mente gli ispettori del mercato quando interrogano le guardie quanto grasso  un porco: che, salendovi su col piede, pi affonda meglio . Non c' esempio particolare da prendere. Nulla  fuori del Tao. Il perfetto Tao  a questo modo. Come, quando lo chiamiamo Grande, le parole "intiero", "universale", "tutto"; che sono differenti ma hanno il significato medesimo, ed esprimono l'Uno.
Cerca di peregrinare con me al castello di Nessunluogo, l dove tutto  uno. L vorremo parlare di infinit. Cerca di venire con me nel Farnulla. L  semplicit e silenzio, oblio e purezza, armonia e pace. Lo spirito  sciolto. Se va non sa dove. Va e torna, n sa dove si fermi. Avanti, indietro, senza mta. Si libra fuori dei limiti, dove la pi gran conoscenza non trova confini.
Quegli che fa le cose ci che sono non ha i limiti delle cose; limiti hanno le cose in quanto cose. Esso  il confine, esso  l'infinitezza dell'illimitato".
 L'indicibile
Aho Kan e Scen Nung studiavano insieme alla scuola di Laolung Ki.
Scen Nung stava col capo sul tavolino, avendo chiusa la porta per dormire di giorno. A mezzod Aho Kan spinse la porta e entr dicendo: "Laolung  morto".
Scen Nung si appoggi al tavolino, prese il bastone e si alz. Poi con forza gett via il bastone, rise e disse: "O Divino, tu hai conosciuto come limitato e meschino, come arrogante e vano io era, e perci m'hai lasciato e sei morto. Ora non c' pi il Maestro per correggere le mie parole sventate.  meglio ch'io muoia".
Entr Yen Kang per condolersi.
Ud queste parole, e disse: " attorno a chi personifica il Tao che ognidove si adunano gli uomini superiori. Costui non intende briciolo del Tao, pure sa come nascondere le sue sventate parole, e muore; quanto maggiormente deve cos fare chi personifica il Tao! Guardiamo, e non ha forma; ascoltiamo e non d suono. Se si discorre di lui con gli uomini, davvero lo diciamo oscuro. Il Tao di cui si pu dire, non  il Tao".
 Lucedistella e Nonessere
Lucedistella interrog Nonessere: "Maestro, esistete o non esistete?"
Lucedistella non ebbe risposta, e guard fissamente la sembianza di Nonessere - era un profondo vuoto. Guard il giorno intiero; non vide nulla. Ascolt; non ud nulla. Volle abbracciarlo; non strinse nulla.
Disse Lucedistella: "Questa  perfezione! Chi pu raggiungerla?"
 Si pu sapere come era prima che ci fosse la terra e il cielo?
Jen Kiu chiese a Confucio: "Si pu sapere come era prima che ci fosse la terra e il cielo?"
"Si pu," rispose Confucio. "Una volta era come oggi".
Jen Kiu non chiese oltre e si ritir.
Il giorno dopo ritorn dal Maestro, e disse: "ieri vi chiesi se si potesse sapere come era prima che ci fosse la terra e il cielo, e voi, Maestro, mi rispondeste: "Si pu. Una volta era come oggi". Ieri mi parve di capire chiaramente, oggi non pi. Posso chiedervi la ragione di ci?"
Confucio rispose: "Ieri tu capivi chiaramente perch nel tuo spirito avevi anticipata la mia risposta. Oggi non pi perch il tuo spirito non  disposto, e tu cerchi di capire. Non c' n passato n presente; n principio n fine. Potrebbero esservi nipoti e figli prima che ci fossero nipoti e figli?"
Jen Kiu nulla rispose.
"Bene. Non rispondere", prosegu Confucio. "Con la vita non diamo vita alla morte; con la morte non diamo morte alla vita. Morte e vita sono condizionate. V' ci che le comprende in unit. Ci furono cose prima che nascessero terra e cielo; ci che fa cose le cose non  esso una cosa. Dentro il mondo delle cose non si pu risalire aldil delle cose; e poi che in ogni tempo ci furono cose, non c' fine".
 Alla scuola di Lao ze
Nan Yung Ci si alz e disse: "Quale via deve tenere un uomo alla mia vecchia et per divenire perfetto?"
Keng Sang ze rispose: "Conserva il tuo corpo, guarda la tua vita, e non avere ansie di pensieri. Fai questo per tre anni, e tu sarai perfetto".
"Per quanto io mi sforzi di comprendere la vostra Via" replic Nan Yung, "le vostre parole arrivano solo al mio orecchio".
"La mia abilit  piccola e non  sufficiente a mutarti", disse Keng Sang ze. "Perch non vai al sud a vedere Lao ze?"
Nan Yung Ci prese con s provvigioni e cammin sette giorni e sette notti. Arriv al paese di Lao ze.
"Vieni da Keng Sang?" chiese Lao ze.
"S".
"Perch vieni con tanti attendenti?"
Nan Yung Ci spaventato volt il capo a guardarsi dietro.
"Non capisci cosa intendo dire?"
Nan Yung a capo chino si vergognava. Poi lev il viso, sospir e disse: "Ho dimenticato ora cosa dovevo rispondervi, e di pi ho perdute le mie domande".
"Cosa vuoi dire?"
"Se io non ho conoscenza, la gente mi dice stupido; se l'ho perdo me stesso. Se non ho amore, fo male agli altri; se l'ho perdo me stesso. Se non seguo giustizia, offendo gli altri; se l'ho perdo me stesso. Come posso sfuggire a queste difficolt? Sono queste le tre domande che mi turbano, e per consiglio di Keng Sang vi prego di illuminarmi".
Lao ze disse: "Un poco fa, quando io t'ho visto ti ho guardato negli occhi, ti ho sbito capito. Quello che ora tu dici mi conferma nel mio giudizio. Tu sei spaventato e confuso come un bimbo che ha perduto padre e madre; tu hai una pertica in mano e vorresti con essa misurare il fondo del mare. Tu sei un uomo che s' smarrito, perduto; e vorresti ritornare al tuo vero essere, e non sai come fare il primo passo. Sei da compatire".
Nan Yung Ci chiese di essere ammesso e avere una camera. Cerc allora di attenersi alle norme di condotta che gli parevano buone e sfuggire alle cattive. Per dieci giorni si afflisse cos. Poi fu di nuovo da Lao ze.
"Ti sei purificato del tutto?" disse Lao ze. "Sei cos triste, e c' ancora qualche segno di impurit, qualche male  ancora attaccato a te. Quando le tentazioni vengono numerose dal di fuori volerle vincere  difficile; il meglio  sbarrare l'entrata dell'interno. Vengono le tentazioni dall'interno, volerle scacciare  difficile; il meglio  impedirne l'uscita all'esterno. Se le tentazioni vengono dall'esterno e dall'interno insieme, non si pu conservare il Tao e la sua virt; tanto meno lo pu chi  solo un principiante nel Tao".
Nan Yung Ci disse: "Se un contadino  malato, vengono i compaesani e si informano di lui. Se il malato sa dire il suo male, non  grave. Ma io nella mia ricerca del Tao sono come chi ha preso la medicina e ha peggiorato con ci la sua malattia. Vorrei solamente sapere da voi il giusto metodo per conservare la vita. Questo mi baster".
"Il giusto metodo per conservare la vita?" rispose Lao ze, "Puoi tu tenere stretto l'Uno? Non perderlo? Puoi fermarti? Puoi lasciare tranquilli gli altri e cercare la tua pace solo in te? Puoi fuggire? Puoi essere semplice? Puoi diventare un piccolo bimbo? Il bimbo grida tutto il giorno senza che la sua gola diventi roca - cos perfetta  l'armonia del suo essere. Terr stretti i diti tutto il giorno senza allentare - tanta  la concentrazione del suo spirito. Guarder fisso tutto il giorno, senza muovere gli occhi - tanto  libero da ci che  esterno. Va e non sa dove; resta dove  posto, n sa il perch;  tranquillamente indifferente alle cose, e ne segue il corso. Questo  il giusto metodo per conservare la vita".
Nan Yung Ci disse: "Questo  dunque il carattere dell'uomo Perfetto?"
"No. Questo  ci che si dice rompere il ghiaccio. Il Perfetto vive come gli altri uomini dei doni della terra, ma ha dal Cielo la sua letizia. Non  turbato da profitto o danno che gli venga da uomini o cose. Non ama stranezze n progetti n imprese. Tenersi libero, in tutto essere semplice, questa  la via per conservare la vita".
"Questa  dunque la sua perfezione?"
"Non ancora. Ti ho chiesto: puoi tu essere un piccolo bimbo? Il bambino si muove e non sa cosa fa, cammina e non sa verso dove. Il suo corpo  come ramo d'albero secco, e la sua mente come cenere spenta. Essendo tale, n miseria n felicit vengono a lui. Libero da miseria e da felicit - come possono toccarlo gli affanni della vita umana?"
Chi intende giungere a questo con l'imparare, cerca quello che non si pu imparare. Chi con sforzo intende giungervi, si affatica per ci che nessuno sforzo pu ottenere. Chi vi intende con la conoscenza, usa la conoscenza dove essa non ha luogo. Chi sa fermarsi dove la conoscenza non arriva, quegli vi giunge.
 La massima cortesia
Se al mercato uno pesta il piede a un altro, gli chiede scusa per ragione della calca. Se un fratello maggiore pesta il piede al minore, gli batte sulla spalla. Se un padre lo pesta a un figlio, nulla gli dice. Perci si dice: "massima cortesia non ha riguardo; massima giustizia non tien conto; massimo sapere non fa piani; massimo amore non mostra affezione; massima lealt non d pegno".
 Gli uomini in gabbia
Se un uccello veniva sulla strada di I, il gran cacciatore era certo di averlo, tale era la maestria del suo arco. Se del mondo si facesse una gabbia, gli uccelli non avrebbero dove scappare. Cos Tang mise in gabbia I Yin facendolo suo cuoco, e il duca Mo di Cin mise in gabbia Pe Li Hi col dono di tre pelli di montone. Ma non  possibile mettere gli uomini in gabbia se non hanno desideri con i quali si possano prendere.
 Alla tomba di Hui ze
Ciuang ze and a un funerale.
Venendo a passare davanti alla tomba di Hui ze, si volt ai suoi discepoli e disse: "In Ying c'era un uomo che aveva sul naso una zacchera di fango, minuta come l'ala di una mosca. Chiam maestro Sci per toglierla. Ronz l'ascia vibrata. La macchia era perfettamente scomparsa, e il naso incolume. L'uomo di Ying non aveva mosso ciglio".
Il principe Yuan di Sung ud il fatto, chiam maestro Sci e gli disse: "Cerca di fare lo stesso a me". Rispose maestro Sci: "il vostro servo una volta pot fare questo, ma l'uomo sul quale potei esercitarmi  morto da un pezzo. Dacch Hui ze  morto non ho con che esercitarmi, non ho pi nessuno col quale parlare".
 Fino alla liberazione
Il piede del''uomo calca solo un piccolo spazio, ma, procedendo dove egli non ha calcato, attraversa ad agio grande distanza. Ci che l'uomo conosce  poco, ma procedendo per l'ignoto arriva a conoscere ci che si intende per Cielo. Lo conosce come La Grande Unit, Il Gran Mistero, La Gran Luce, Il Gran Fabbro, La Grande Illimitatezza, La Gran Verit, Il Gran Determinante. Questo  il sommo del sapere. Come Grande Unit comprende tutto; come Gran Mistero tutto spiega; come Gran Luce tutto vede; come Gran Fabbro tutto cagiona; come Grande Illimitatezza tutto incorpora; come Gran Verit tutto indaga; come Gran Determinante a tutto d norma.
Il Cielo  tutto. La luce n' specchio. Oscurit ha in Lui il suo perno.  l'origine. Perci il suo spiegamento  come nonspiegamento, la sua conoscenza come nonconoscenza. Non conoscendo si giunge a conoscerlo. Indagandolo non gli si possono dare limiti, ma non si pu porre senza limite. Sfugge a ogni presa ma  realt. Immutato ora come ai tempi antichi, inesauribile. Perch non vogliamo andare a Lui? Perch vogliamo restare nel dubbio? Con ci che non  dubbio vogliamo sciogliere il dubbio fino alla liberazione da ogni dubbio. Raggiungiamo cos la gran libert!
 Grazia ama e non sa di amare
La naturale bellezza di una bella sono gli uomini che la vedono per lei. Se non glielo dicessero ella non saprebbe di essere bella. E quando lo sa,  come s'ella non lo sapesse; quando l'ode  come se non l'udisse. Il suo fascino non ha fine e l'ammirazione degli uomini non ha fine: tutto ci naturalmente.
All'amore del savio per gli altri sono gli uomini che danno il nome. Se non glielo dicessero non saprebbe di amarli. E quando lo sa  come se non lo sapesse; quando l'ode  come se non udisse. Il suo amore per gli altri non ha fine e la pace che in lui trovano gli uomini non ha fine: tutto ci naturalmente.
 Sulle corna della chiocciola
Il re Yung di We aveva conchiuso un trattato col principe Tin Mau. Il principe Tin Mau viol il trattato. Il re arrabbiato pens di farlo assassinare.
Quando il ministro della guerra lo venne a sapere ne ebbe vergogna e disse al re: "Voi siete padrone di pi di diecimila carri e vorreste per mezzo di un uomo qualunque vendicarvi del vostro nemico. Vi prego di dare a me, Yn, il comando di duecentomila uomini e io lo assalir per voi. Voglio far prigioniere la sue genti, portargli via buoi e cavalli, accendendo un fuoco che gli brucer la schiena. Prender la sua capitale; e quando atterrito fuggir sentir la mia sferza, e gli spezzer l'ossa".
Ki ze ud e ne ebbe vergogna, e disse al re: "Se si alza un muro fino all'altezza di ottanta cubiti, e quando  finito si volesse buttar gi, sarebbe una dura fatica per i lavoratori. Ora noi da sette anni non abbiamo guerre, e questo  il fondamento della supremazia. Yn vuol portare disordine; non gli date retta".
Hua ze ud e disapprov grandemente, e disse: "Chi parla con abilit dicendo "attaccate lo stato di Ci" porta disordine; e chi parla con abilit dicendo "non lo attaccate" parimenti porta disordine. E se uno dice: "sia chi dice attaccate sia chi dice non attaccate lo stato di Ci porta disordine," questi parimenti porta disordine".
Il re disse: "Bene, ma cosa devo fare?"
"Solo cercare il Tao".
Hui ze ud, e introdusse al re Tai Zin Jn. Tai Zin Jn disse: "C' una creatura che si chiama chiocciola, vostra Maest la conosce?"
"La conosco".
"Sul corno sinistro della chiocciola c' un regno; si chiama il regno del re Provocazione. Sul corno destro della chiocciola c' un regno: si chiama il regno del re Stupidit. Questi due regni sono fra loro in continua guerra per il loro territorio. A miriadi si contano i cadaveri dei caduti. L'una armata pu essere sconfitta e fugata, ma in quindici d ritorna".
"Bah!" disse il re "queste sono chiacchiere".
"Il vostro servo si permette di dirvene il senso. Quando vostra Maest pensa allo spazio - est, ovest, nord, sud, su e gi - potete dargli un limite?"
" illimitato", rispose il re.
"Quando dal pensiero dell'illimitato si passa ai regni che hanno confini, questi di contro all'infinito non paiono insignificanti?"
" cos".
Tai Zin Jn seguit: "Fra questi regni che hanno confini c' questo stato di We. In We c' questa citt di Liang. In Liang c' vostra Maest. C' differenza tra voi e il re Stupidit?"
A questo il re rispose: "Non c' differenza".
L'ospite usc, e il re rest confuso, come smarrito.
 Delinquenti
Po Ku era uno scolaro di Lao ze. "Posso andarmene per il mondo?" gli chiese.
"No" rispose Lao ze, "dappertutto nel mondo  come qua".
Lo scolaro insist ancora.
"Dove vorresti andare dapprima?"
"Comincerei dallo stato di Ci. In Ci andrei a vedere i cadaveri dei giustiziati. Gli alzerei ritti; mi spoglierei i miei vestiti di gala e ne li rivestirei. Chiamerei il Cielo piangendo la loro sorte: - O figli, o figli, il mondo  pieno di miserie, e voi per primi avete avuto a soffrirne! - Si dice: - non rubare - non uccidere. - Onore e vergogna furono introdotti, e ne seguirono questi mali. Propriet e ricchezze furono accumulate e principi la lotta. Se si introduce la cagione dei guai; se si gettano gli uomini in tribolazioni che non lasciano requie - si pu pretendere ch'essi seguano quei comandamenti?
I sovrani dei tempi antichi ascrivevano al popolo ogni buon successo e a s medesimi ogni mal successo; al popolo la ragione, a s il torto. Se un disordine accadeva si ritiravano e davano a s la colpa.
I sovrani di oggi non fanno cos. Tengono celato ci che s'ha a fare e dicono stupido chi non ne ha notizia. Prescrivono cmpiti molto difficili e condannano chi non si arrischia. Impongono gravi pesi e puniscono chi non li pu sopportare. Allungano le vie, e mandano a morte chi non giunge al termine. Quando il popolo sente che le sue forze non bastano si butta all'inganno. Dove menzogna regna, come pu il popolo non essere menzognero? Dove forze non bastano, c' ricorso all'inganno. Dove sapere non basta, c' ricorso alla menzogna. Dove la propriet non basta, c' ricorso al furto. Di furto e rapina chi  responsabile?"
 Tao una metafora
Parvosapere disse: "Ki Cen ritiene che il mondo non  creato, Cia ze ritiene ch'esso da qualcuno  creato. Quale di queste concezioni  la giusta?"
Giustaccordo rispose: "I galli cantano e i cani abbaiano; questo sanno gli uomini. Ma il pi gran sapiente non pu spiegare perch le cose si sono svolte quali sono o come si svolgeranno nel futuro. L'infinito piccolo, l'infinito grande non sono accessibili. Quelle due dottrine che il mondo non  creato, che il mondo  creato, non vanno oltre le cose, e si mostrano alla fine tutte e due errate. Possiamo parlare, possiamo pensare, ma pi ne parliamo pi ci troviamo lontani da una soluzione.
Nascita, prima che venga, non pu essere impedita; morte, quando  venuta, non pu essere trattenuta. Morte e vita sono vicine; ma le loro leggi non sono scrutabili. Che vi sia causa, che non vi sia, di necessit  dubbio. Se noi guardiamo all'origine, va indietro all'infinito; se guardiamo alla foce procede senza fine. Infinito, inesauribile: parole non lo esprimono. Non si esce dalle cose a considerare una fine. Il Tao non pu avere una esistenza reale; l'esistenza reale non pu essere presa per il Nonessere (Tao). Tao (Via)  unicamente una metafora, un modo figurato di dire. Dire di causa o di non causa  stare nelle cose, e non ha nulla che fare col Gran Soggetto. Se valessero le parole, potremmo parlare tutto il giorno e esauriremmo soltanto le cose. Il Tao  il limite delle cose. N parole n silenzio vale a coglierlo. N con parole n con silenzio ne possiamo esprimere il pensiero".
 Parabola del gongro
La famiglia di Ciuang ze era povera. Egli and dal marchese soprintendente dell'Ho a chiedere in prestito del riso.
Il soprintendente disse: "S. Riscuoter presto delle tasse, e vi prester trecento once di argento. Va bene?"
A Ciuang ze sal la collera al viso, e disse: "Ieri per strada, quando io venni qua, udii qualcuno che mi chiamava. Guardai intorno, e vidi un gongro in una rotaia. Gli dissi: "Pesce gongro, che fai cost?" E il gongro a me: "Io sono Ministro delle onde del Mare d'Oriente. Signore, non avete un secchio d'acqua per tenermi in vita?" "S" gli risposi, "vado a sud a visitare i re di Wu e Yuo; attinger acqua dal Fiume dell'Ovest e te la porter". Al gongro sal la collera al viso e disse: "Ho perduto il mio elemento, e non posso aiutarmi da me; ma se io avessi un secchio d'acqua resterei in vita. Prima di compiere il vostro proposito, potreste fra poco cercarmi sur un banco di pesciaiolo".
 Confucio e Lao ze
Un discepolo di Lao ze era andato nel bosco per legna. Incontr Confucio.
Quando rientr disse al Maestro: "C' l un uomo con lungo tronco e gambe corte.  un po' gobbo, e ha le orecchie molto indietro. Se tu lo guardi pare che abbia la cura di tutto il mondo. Non so di chi  figlio".
Lao ze disse: " Confucio; fallo venire".
Confucio comparve.
Lao ze gli disse: "Confucio, metti da parte cotesta boria e cotesta aria di sapienza, che tu diventi davvero un uomo dabbene".
Confucio s'inchin e stava per ritirarsi, quando subitamente, come sorpreso, disse: "avanzer cos nel mio intento?"
"Tu non sei in grado" gli rispose Lao ze, "di sostenere i mali di questa generazione, e ti ostini a occuparti dei mali di mille generazioni. Sei per natura cos ottuso, o hai perduto l'intelletto, che non la capisci? Con gli esempi del passato voler guidare gli uomini come  tuo ostinato proposito,  vergogna.  da uomo comune, che vorrebbe attirare gli uomini, con la sua fama e con arti segrete. Invece di lodare Yao e di biasimare il tiranno Kie, meglio sarebbe dimenticarli tutti e due e smettere cotesta mania di elogiare. La riflessione porta danno; l'agire  solo errore. Il savio non riflette, perci in ogni caso ha successo. Ma cosa dire della tua condotta?  tutta presunzione".
 Necessit dell'inutile
Hui ze a Ciuang ze: "Voi, Signore, parlate di ci che  inutile".
"Quando uno conosce quello ch' inutile" rispose Ciuang ze, "potete cominciare a parlargli di ci ch' utile. La terra  spaziosa e grande; pure ci che l'uomo ne usa  appena quanto occorre per posarvi il suo piede. Ma se accanto al suo piede si facesse una fenditura fino alle Sorgenti Gialle, gli sarebbe ancora di qualche utilit?"
"No, non gli sarebbe pi utile".
"Dunque  chiara l'utilit dell'inutile".
 Ozio
Ciuang ze disse: "Chi  capace di vivere in ozio, pu esserne trattenuto? Chi non  capace, pu sopportarlo? C' chi va diritto al suo scopo, e c' chi decisamente si ritrae dal mondo - ah, l'uno e l'altro vien meno alle esigenze della perfetta sapienza e grande virt. Questi cade e non si rialza. Quello si slancia come fuoco, senza considerazione. Uno pu essere signore e un altro servo, ma per breve tempo. I tempi mutano, e niuno pu guardare l'altro dall'alto in basso. Perci  detto: "il Perfetto non si attacca a nulla".
Venerare l'antichit e avere in ispregio il presente  proprio dei letterati. Ma gli stessi discepoli di Hi We non si possono sottrarre al tempo presente; e chi pu evitarne il corso? Soltanto il perfetto pu camminare nel mondo senza lasciarsi deviare, adattarsi agli uomini senza perdersi. Egli non si fa scolaro; ma non ricusa le idee d'altri perch non sono le sue".
 Parole come acqua
Dei miei pensieri nove su dieci sono metafore; delle mie parole sette su dieci sono di pregiati scrittori. Il resto delle mie parole  come acqua ch'ogni giorno empie il bicchiere, temperata e intonata con la Luce del Cielo.
Dei miei pensieri nove su dieci sono metafore, per aiutare il mio argomento. Se ricorro a metafore non  mia colpa, ma degli uomini. Chi  con noi ci comprende; chi non  con noi ci contraddice. Ognuno approva ci che a lui corrisponde, biasima ci che da lui differisce.
Delle mie parole sette su dieci sono di pregiati scrittori, per metter fine alle dispute. Questi scrittori sono gli uomini della canuta antichit, miei predecessori nel tempo. Ma chi non s' fatto esperto del telaio della vita non pu essere riconosciuto venerando antico, e tenuto per predecessore. Un uomo che in nulla sta innanzi agli altri, non pu essere guida. Chi non pu essere guida  un defunto monumento del passato.
Parole come acqua ch'ogni giorno empie il bicchiere, temperata e intonata con la Luce del Cielo, sono quelle che sgorgano naturalmente e servono per tutta la vita. Aldil delle parole c' accordo. Quest'accordo dalle parole non  espresso perfettamente. Le parole non lo rispecchiano concordemente. Perci si dice: "Non facciamo parole". Discorso non abbisogna parole. Uno pu parlare tutta la vita senza aver fatto parole; pu tacere tutta la vita e aver parlato. La possibilit ha la sua ragione, e la sua impossibilit; l'affermazione ha la sua ragione, e la sua la negazione. Perch una cosa  cos? Perch  cos. Perch non  cos? Perch non  cos. Perch una cosa  possibile? Perch  possibile. Perch non  possibile? Perch non  possibile. Tutte le cose hanno la loro ragione di essere e di possibilit. Non c' cosa che non abbia la sua ragione di essere e di possibilit. Ma come seguire il corso delle cose senza le parole come acqua ch'ogni giorno empie il bicchiere, temperata e intonata alla Luce del Cielo?
Tutte le singole cose esistono quali specie e succedono le une alle altre nelle differenti forme corporali. Principio e fine si congiungono come in un chiuso anello. Questo  l'Equilibrio del Cielo. L'Equilibrio del Cielo  l'Eterno.
 Il vecchio pescatore
Confucio vagando nella foresta di Ze We si ferm e sedette presso l'altare dell'Albicocco. I discepoli cominciarono a leggere i loro libri, mentre egli si metteva a sonare il liuto, e si accompagnava col canto.
Non aveva ancora finito la sua canzone quando un vecchio pescatore discese dalla sua barca e si mosse verso di loro. La sua barba e le sue ciglia erano bianche; i suoi capelli spettinati; e le sue maniche pendevano gi trascurate. Cammin cos dalla riva finch raggiunse l'asciutto. Allora si ferm. E con la mano sinistra tenendosi uno dei ginocchi e con la destra il mento, ascolt.
Quando la canzone fu terminata, fe' cenno a Ze Kung e a Ze Lu. I due risposero andando a lui.
Indicando Confucio egli disse: "Chi ?"
Ze Lu rispose: " il superuomo di Lu".
"E di che famiglia?"
" della famiglia Confucio".
"E quale  la occupazione di cotesto Signor Confucio?"
A questo Ze Lu non dette risposta, ma Ze Kung disse: "Questo rampollo della famiglia Confucio si dedica tutto ad amore e sincerit; amore e giustizia mostra nella sua condotta; coltiva gli ornamenti delle cerimonie e della musica; studia in particolar modo le relazioni nella societ; nelle classi superiori vorrebbe promuovere lealt ai principi ereditari; nelle classi inferiori mira alla loro trasformazione; suo scopo  di giovare allo stato: - ecco a che cosa si dedica il signor Confucio".
Lo straniero domand ancora: " egli un principe che possiede territorio?"
"No".
" l'assistente di un principe o re?"
"No".
A questo lo straniero incominci a ridere e a ritirarsi, dicendo nell'andare: "S, amore  amore! Ma io temo che non si salver. Intossicando il suo cuore, affaticando il corpo, egli sta per perdere il suo io. Ah, quanto  lontano dalla giusta via!"
Ze Kung ritorn e rifer. Confucio lasci il liuto e si alz dicendo: "Non  un savio?" e gi per il pendio and in cerca di lui. Quando fu al margine del lago, ecco il pescatore con la sua pertica che tirava a s la barca. Voltandosi vide Confucio, torn indietro verso di lui, e si ferm. Confucio allora fece due passi indietro, s'inchin due volte e si avanz.
"Che cosa volete da me, signore?" disse lo straniero.
"Poco fa" rispose Confucio, "voi, Maestro, interrompeste il filo delle vostre osservazioni e ve n'andaste via. Inferiore a voi, non so che cosa volevate dire, e mi sono permesso di venire per attendere le vostre istruzioni; fortunato se posso solo udire il suono delle vostre parole per completare l'aiuto che voi potete darmi!"
"Ah!  ben grande il vostro amore della scienza!" disse lo straniero.
Confucio s'inchin due volte, si alz, e disse: "Dalla mia giovinezza ho coltivato la scienza fino ad oggi che sono nel mio sessantanovesimo anno; ma non ebbi ancora occasione di udire la perfetta dottrina; - posso osare di ascoltare voi con cuore semplice e senza pregiudizi?"
Lo straniero rispose: "Simile cerca simile, e uccelli del medesimo canto si rispondono - questa  una norma del Cielo. Nella luce di ci ch'io possiedo, dir delle cose che vi occupano. Voi vi occupate degli affari degli uomini. Quando il sovrano, i signori feudali, i grandi ufficiali e i popolani, queste quattro classi, fanno ci che  giusto, abbiamo la bellezza del buon ordine; e quando essi trascurano i loro doveri, ne segue il massimo disordine.
Ora voi, signore, non avete l'alto grado di un principe, di un signore feudale o di un ministro della corte reale, eppure vi assumete di regolare le cerimonie e la musica, e di studiare in particolar modo le relazioni nella societ con l'intento di trasformare le varie classi del popolo: - non  una eccessiva moltiplicazione del vostro daffare?"
Confucio pareva afflitto e sospirava. S'inchin due volte, si alz e disse: "Io fui cacciato due volte da Lu. Dovetti fuggire da We. L'albero sotto il quale mi riposai fu abbattuto in Sung. Fui assediato fra Cen e Tsai. Io non so quali errori ho commesso per essere stato cos mal compreso in quelle quattro occasioni".
" molto difficile farvi capire, signor mio" disse lo straniero, che parve rattristarsi, cangiando contegno. "C'era un uomo che era spaventato dalla sua ombra e non poteva vedere le sue orme, cos egli correva per sfuggirle. Ma pi frequente egli alzava il piede, pi numerose erano l'orme; e per quanto veloce egli corresse, l'ombra sua non lo lasciava. Pens ch'egli camminava troppo piano, e corse ancora pi in fretta, di furia, senza fermarsi, finch esausto di forze mor. Non comprese che s'egli si fosse fermato in un posto ombroso, la sua ombra sarebbe scomparsa, e che se fosse rimasto fermo, avrebbe perduto le sue orme - la sua stupidit fu eccessiva. E voi, Signore, esercitate il vostro giudizio sulla questione di amore e giustizia; voi investigate i punti in cui affermazione e negazione si toccano; voi badate ai cangiamenti da moto a quiete e da quiete a moto; voi avete regolate le norme del ricevere e del donare; avete definito i sentimenti di consenso e di avversione, i limiti di gioia e di collera - eppure non siete stato capace di sfuggire ai vostri guai. Se voi aveste seriamente coltivato il vostro io e con cura custodito il vostro vero, semplicemente rendendo agli altri ci che  loro dovuto, avreste evitato i guai. Ma voi non coltivate il vostro spirito e fate vostro oggetto la coltura degli altri: - non vi occupate di ci che  esterno?"
Confucio con viso addolorato disse: "Permettete ch'io vi chieda che  che voi chiamate il mio proprio Vero".
Lo straniero rispose: "Il proprio Vero dell'uomo  pura sincerit nel suo pi alto grado; senza questa pura sincerit uno non pu muovere gli altri. Perci se uno si sforza di piangere, per quanto tristemente lo faccia, non  dolore; se uno si sforza alla collera, per quanto possa parere severo, non incute timore; se si sforza di mostrare affezione, per quanto possa sorridere, non desta affettuoso ricambio. Dove nell'intimo  questo vero, esercita una spirituale influenza aldifuori, ed  per questo che esso ha tanto valore. Il proprio Vero dell'uomo  quello ch'egli ha ricevuto dal Cielo, che opera spontaneo e immutabile. Perci il savio prende la sua legge dal Cielo, e pregia il suo proprio Vero, senza sottomettersi alle restrizioni della consuetudine. Gli stupidi fanno il contrario. Sono incapaci di prendere la loro legge dal Cielo, e si lasciano influenzare dagli altri uomini. Male per voi, signore, che voi di buon'ora vi trovaste immerso nelle ipocrisie degli uomini, e cos tardi avete udito della Via!"
Confucio s'inchin due volte, si rialz e disse: "che oggi io vi abbia incontrato  per me una felicit come s'io ottenessi il Cielo. Se a voi, Maestro, non  vergogna, ma permettete ch'io sia vostro servo, e volete seguitare a insegnarmi, mi fo lecito domandare dov' la vostra dimora. Chieder allora che mi diate col le vostre istruzioni, onde io finisca di imparare la Via".
Lo straniero rispose: "Ho udito il detto: - Se c' uno col quale puoi accompagnarti, va con lui ai pi riposti misteri del Tao. Se c' uno col quale non puoi accompagnarti e non conosce il Tao, guardati dall'unirti a lui perch tu non incorra in responsabilit. - Fate tutto quello che potete, signore. Io devo lasciarvi - io devo lasciarvi!" Con queste parole fece scivolar via la sua barca e si allontan fra le canne verdi.
Confucio ritorn al carro; ma non si guard intorno sino a che le piccole onde non furono quete e non si ud pi il rumore della pertica; allora riprese il suo posto. Ze Lu, seduto accanto a lui sul carro, gli disse: "Sono stato vostro servo lungo tempo, ma non ho mai visto voi, mio Maestro, trattare alcun altro con uguale timore e reverenza quale ora avete mostrato. Vi ho visto nella presenza di un signore di diecimila carri o di un governatore di mille, e mai vi ricevettero in una sala di udienza o vi trattarono altrimenti che con la cortesia dovuta a un eguale; mentre voi serbaste un contegno riservato e superbo. Ma oggi questo vecchio pescatore  stato ritto dinanzi a voi con la sua pertica in mano, mentre voi curvo come un gancio vi inchinavate due volte prima di rispondergli; - non era una reverenza eccessiva? A tutti i vostri discepoli pare strana, in voi, Maestro. Perch il vecchio pescatore s'ebbe tale omaggio da voi?"
Confucio si sporse innanzi sulla traversa del carro, sospir, e disse: "  difficile davvero cangiar te, o Lu! Fatti pi vicino che io possa bene spiegarmi. Se tu incontri uno pi vecchio di te e non gli mostri rispetto, tu manchi di civilt. Se tu vedi un uomo di superiore sapere e bont e non lo onori, tu manchi di umanit. Se quel pescatore non possedesse sapere e bont nel pi alto grado, come potrebbe cos soggiogare gli altri? Il savio dovunque lo trova onora il Tao. Quel vecchio pescatore oggi lo possedeva - potevo io presumere di non mostrargli reverenza?"
 Pensieri
- Che le grandi foreste e i monti sono fonte di salute all'uomo, viene da questo, che il suo spirito non li pu esaurire.
- In primavera, quando pioggia e sole vengono a tempo, l'erbe crescono rigogliose. Si cominciano a preparare le falci. Ma l'erbe cresceranno poi novamente, e nessun uomo sa come.
- Il savio non sa come avviene che il savio ispira reverenza, n cerca di saperlo. Il savio non sa n chiede sapere in che modo l'uomo ordinario si adatta ai tempi.
- Le nasse sono per pigliar pesci; si hanno i pesci, si dimenticano le nasse. Con trappole si pigliano lepri; si hanno le lepri, si dimenticano le trappole. Con parole si esprime il pensiero; si ha il pensiero, si dimenticano le parole. Trovassi un uomo che dimentica le parole, per parlare con lui!
- Ku Fing Man impar ad ammazzare il drago (impar il Tao) da Ki Li Yi, e vi spese tutte le sue ricchezze, in tre anni divent perfetto nell'arte, ma non la us mai.
- Niente fa maggior danno all'uomo che la virt praticata con coscienza. La coscienza della virt si specchia, e chi cos si specchia si perde.
 La morte di Ciuang ze
Quando Ciuang ze fu per morire, i suoi discepoli intendevano fargli un gran funerale.
Ciuang ze disse: "Cielo e terra saranno la mia bara; sole e luna, i miei tondi simboli di giada; le stelle e costellazioni, le mie perle e i miei gioielli; e tutto il creato assister. Non  un funerale completo? Cosa potreste aggiungervi?"
I discepoli risposero: "Noi temiamo che i corvi e i nibbi mangino il nostro Maestro".
"Sopra, mi mangeranno corvi e nibbi" disse Ciuang ze, "sotto mi mangeranno i grillitalpe e le formiche". Togliere agli uni per dare agli altri sarebbe mostrare parzialit".
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FINE.
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Indice.
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PREFAZIONE.	
NOTA.	
L'uccello Pong e la Quaglia.
Grandi parole del matto di Ci.
Visita ai quattro perfetti.
L'albero inutile.
La zampogna del cielo.
Viluppi nel buio.
Il perno del Tao.
Al mattino tre.
Ai confini dell'inconoscibile.
Sulle nuvole.
Vita e sogno.
Appello all'infinito	
La penombra e l'ombra	
Sogno di farfalla	
Il buon cuoco e il suo coltello	
La morte di Lao ze	
Il digiuno del cuore	
L'albero sacro	
La canzone del matto di Ci	
Confucio e il mutilato	
Confucio punito dal cielo	
Il sigillo della perfetta virt	
Il pane del cielo	
Il grande Padre e maestro	
Tirocinio	
Il nulla la testa, la vita il tronco, la coda la morte	
Chi pu salire in cielo?	
Immagine	
Il marchio della bont	
Progressi	
Il mistero della sorte	
Il retto governo secondo il matto di Ci	
Il retto governo secondo l'Innominato	
Il retto governo secondo Lao ze	
La morte del Caos	
La guardia agli interessi dei gran ladri	
Per la Porta dell'eternit nei campi dell'infinito	
Il ritorno alla radice	
La perla magica perduta e ritrovata	
Ascensione al paese di Dio	
Mistero	
La Gru e il Tao	
I moralisti come delinquenti ammanettati	
Preghiera	
Confucio visita Lao ze	
Parole o feci degli antichi savi?	
La musica dell'imperatore della Terra gialla	
La vista del gran mare	
Piccolezza e grandezza	
Ammaestramento	
Nella luce del Tao	
La perla dello sputo	
La rana della fonte	
Ciuang ze e la tartaruga	
La Civetta e la Fenice	
La contentezza dei pesci	
La felicit	
Quando mor la moglie di Ciuang ze	
Maestro Deforme e maestro Unipede	
Ciuang ze e il teschio imbianchito	
Se lo pu il vino quanto pi il cielo!	
Il barcaiolo	
Il sacerdote e i porci	
Lo spirito delle paludi	
Ammaestramento del gallo lottatore	
Il vecchio della cascata	
L'albero buono a nulla e l'oca che non sa schiamazzare	
Il viaggio al regno della virt	
Ciuang ze il re e di We	
Confucio canta l'ode di Piao Sci	
Il maestro che non parla	
Parole e conoscenza	
Mortale immortale	
L'estasi di Lao ze	
Pi davano agli altri pi possedevano	
Come si acquista il Tao	
La canzone di Pe I	
Propriet	
Il Gran Conseguimento	
Dov' il Tao	
L'indicibile	
Lucedistella e Nonessere	
Si pu sapere come era prima che ci fosse la terra e il cielo?	
Alla scuola di Lao ze	  
La massima cortesia	
Gli uomini in gabbia	
Alla tomba di Hui ze	                                      
Fino alla liberazione	
Grazia ama e non sa di amare	
Sulle corna della chiocciola	
Delinquenti	
Tao una metafora	
Parabola del gongro	
Confucio e Lao ze	
Necessit dell'inutile	
Ozio	
Parole come acqua	
Il vecchio pescatore	
Pensieri	
La morte di Ciuang ze	
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Fine Indice.
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FINE.